ECCO COM’E’ NATO IL MIO ROMANZO

Dovendo riassumere in una battuta scherzosa l’argomento di cui sto per parlarvi, direi che la differenza sta in una vocale. E si tratta di una differenza sostanziale. Sì, perché se per la mia attività politica mi sono sempre rivolto a voi in qualità di potenziali elettori oggi, nel presentarvi il mio primo romanzo, mi rivolgo a voi guardandovi come potenziali lettori. Un romanzo? Vi starete chiedendo. Eh già, proprio così, ho trascorso la maggior parte delle piovose notti della scorsa estate a casa, davanti al mio portatile, completamente immerso nella scrittura e adesso eccomi qui, a presentarlo su internet.

Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, ovviamente. Io stesso, solo qualche mese fa, mi sarei fatto una grassa risata se qualcuno mi avesse prospettato un’ipotesi del genere. Dimostrazione tangibile di quanto la vita sia strana ed imprevedibile ma, soprattutto, di quanto contino la determinazione e la fiducia che abbiamo in noi stessi, elementi che, insieme agli affetti veri e ad un pizzico di audacia, ti permettono di risalire la china e di rimetterti in gioco, anche dopo delusioni assai cocenti.

D’altra parte, chi di noi non ne ha mai vissute? Non c’è dubbio, in molti casi sarebbe stato meglio evitarle ma, a volte, queste sono parte di un disegno più ampio, che va ben al di la della nostra più fervida immaginazione, che le rende vere e proprie tappe obbligate del cammino della nostra vita. Delusioni dalle cui ceneri, se siamo bravi e fortunati, possiamo riemergere molto più forti e consapevoli di quanto non fossimo prima.

Da queste premesse è nato il mio racconto, per il quale ho utilizzato, oltre a tanta passione, dosi massicce di rabbia e amore, a cominciare dal titolo, quel “Ti odio da morire” dietro a cui si celano parecchi significati ma che è, sicuramente, figlio di un eccesso. Di amore, appunto. Quell’amore che Francesco – il protagonista – prova in maniera smisurata nei confronti della misteriosa Sylvie, che entra nella sua vita con la forza di uno schiacciasassi, mettendolo di fronte, ogni giorno, ad una vera e propria lotta contro se stesso, tra la sua parte razionale e quella irrazionale. Tra la voglia di riprendere in mano il suo destino e la paura d’interrompere un rapporto nel quale stava investendo tutto.

Una storia figlia del nostro tempo che, per certi versi, è uno spaccato delle difficoltà che incontrano le ragazze ed i ragazzi della mia generazione in campo affettivo e, di conseguenza, nel loro approccio generale alla vita. Certo, quando ho cominciato a scrivere ero consapevole del fatto che, per risultare credibile, avrei dovuto fare molta, moltissima attenzione ai particolari, a cominciare dall’ambientazione perchè, a parte i primi due capitoli, la storia si svolge interamente nella mia splendida città: Como. Motivo, questo, per il quale, pagina dopo pagina, qualcuno di voi s’imbatterà in luoghi conosciuti ed in personaggi che, per certi versi, potranno anche risultare familiari. Infatti, tutte le persone con le quali ho condiviso questa bellissima avventura, arrivate ad un certo punto del racconto, mi hanno chiesto in quale misura avessi attinto alle mie esperienze personali.

Domanda legittima, che ognuno di noi si fa quando legge un romanzo o ascolta il testo di una canzone. Credo che la risposta migliore l’abbia data recentemente Bono, il leader degli U2, affermando che “ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro”, significando che ogni racconto, in qualsiasi sua forma, sia il frutto di esperienze vissute direttamente ed indirettamente. Concetto assolutamente vero, basti pensare che, nel periodo in cui lavoravo al romanzo, appuntavo avidamente sul mio cellulare qualsiasi aneddoto interessante ascoltassi dagli amici, per strada o in ufficio trovando, ogni volta, moltissimi spunti che, in diverse occasioni, sono risultati determinanti per il proseguo della storia. Una storia che, dall’inizio alla fine, mi ha coinvolto al punto di farmi perdere il fiato, spingendomi a pensare che forse, nella mia testa, era già scritta.

Alessandro Nardone

3 aprile 2009