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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; prodi</title>
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		<title>ECCO PERCHE’ DICO AL PDL: “SOSTENIAMO IL REFERENDUM CONTRO IL PORCELLUM”</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 22:00:23 +0000</pubDate>
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Da allora sembra passato un secolo e mezzo (correva l’anno 1993) e, ovviamente, a quel quesito referendario si opposero tutti i partiti che ancora detenevano il potere e che, di li a poco, sarebbero stati definitivamente spazzati via dall’inchiesta di Tangentopoli. Quello stesso “regime partitocratico” capace di generare sessanta governi in sessant’anni che s’incardinava in un sistema nel quale, è bene ricordarlo, chi andava a votare non sapeva da chi sarebbe stato governato perché, una volta chiuse le urne, i partiti si sarebbero messi d’accordo tra loro, in Parlamento. Nessun programma, nessuna alleanza chiara e, ovviamente, di candidati alla carica di Presidente del Consiglio nemmeno l’ombra, insomma, niente di niente. Gli osservatori più attenti ricorderanno perfettamente la prima campagna elettorale di stampo maggioritario: quella per le elezioni amministrative del 1993. Alla gente, fino ad allora abituata a votare solo per il partito, non sembrava vero di potersi scegliere direttamente il sindaco; e quanto erano appassionanti quei dibattiti in cui giovani candidati si sfidavano a viso aperto! Chi non ricorda, giusto per citare un paio d’esempi, le sfide tra Fini e Rutelli o tra la Mussolini e Bassolino? Quella conquista fu certamente una rivoluzione per la politica italiana che, nel giro di poche settimane, sarebbe stata completata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi che riuscì, anche grazie a quel sistema, nell’impresa di mettere insieme la nascitura Alleanza Nazionale e la Lega impedendo, di fatto, alla “gioiosa macchina da guerra” post comunista di prendere le redini del Paese. Insomma, possiamo tranquillamente affermare che Berlusconi e l’intero centrodestra stanno al maggioritario nella stessa misura in cui il vecchio Pentapartito stava al proporzionale. La politica della trasparenza, della chiarezza e del rapporto diretto con l’elettore contro quella dell’inciucio <em>tout court</em>, uno dei principi fondanti, se non l’essenza stessa della ragion d’essere del centrodestra. Principio, questo, dal quale derivano le tre <em>mission</em> storiche che ci hanno da sempre contraddistinti: la riforma fiscale, ragione sociale di Berlusconi e di Forza Italia; il federalismo di Bossi e della Lega e la riforma presidenziale, da sempre cavallo di battaglia della destra, da Almirante a Fini, dall’Msi ad Alleanza Nazionale. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ed è triste dover constatare che, fino ad ora, nessuno di questi obbiettivi sia stato centrato. Certo, abbiamo l’attenuante dell’11 settembre e di una crisi economica senza precedenti ma, per come la vedo io, sarebbe necessario fare un po’ di sana autocritica cominciando, appunto, dall’attuale legge elettorale che, è bene ricordarlo, lo stesso suo artefice (il leghista Calderoli) non esitò a definire una “porcata”. Un sistema elettorale, questo, che, per come la vedo io, ha contribuito in maniera determinante a quell’inesorabile e palese processo di allontanamento della politica dal mondo reale, dalla gente. Sì, perché prima, essendo diretta espressione della volontà popolare, i nostri parlamentari erano tenuti a mantenere un legame con il territorio e, quindi, a rendere conto del lavoro che svolgevano in Parlamento, altrimenti potevano scordarsi i voti e quindi la rielezione. Altro che chiacchiere. Oggi, invece, siamo di fronte ad un plotone di nominati, un sistema nel quale quattro o cinque capi partito decidono quali saranno i parlamentari che dovranno rappresentarci, ancora prima che gl’italiani vadano a votare. In quest’ottica poco importa se, come nel caso di Como, con il Senatore Butti, possiamo citare qualche esempio virtuoso, perché si tratta della classica eccezione che conferma la regola. La vera questione è che la classe dirigente del Pdl, il partito in cui milito e credo, deve comprendere il grande malessere e l’imbarazzo che la nostra gente prova di fronte ad un sistema politico siffatto, per il semplice motivo che rappresenta l’esatto opposto dello spirito che animava Berlusconi ed il centrodestra negli anni addietro. Adesso pare che qualcosa si stia muovendo: Alfano prima parla di primarie e poi dice che sono inutili, Formigoni propone di strutturare il partito su una base democratica e non più verticistica, al fine di favorire questo famigerato ricambio generazionale. Benissimo ma, a questo punto, le chiacchiere stanno a zero. Dobbiamo passare ai fatti. In questi giorni, un autorevole rappresentante del centrosinistra, Arturo Parisi, ha costituito un comitato referendario che sta raccogliendo le firme per abrogare questa legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. Il Partito Democratico ha fatto l’ennesimo autogol chiamandosi fuori dai giochi, dicendo che non lo appoggerà. Perfetto, allora perché non noi? Non venitemi a fare discorsi del tipo che i referendum non si appoggiano perché dovrebbe essere il Parlamento a fare le leggi, ragionamento che in teoria ci puo’ anche stare, ma non in pratica, visto e considerato che, ahinoi, questo Parlamento ha dimostrato di non essere in grado di costruire il consenso attorno a riforme condivise. Figuriamoci se non avesse nemmeno la “pressione” di questo referendum. Oltretutto, tornare alla vecchia legge elettorale, contribuirebbe ad accelerare in modo determinante quel processo di riavvicinamento – intrapreso proprio da Alfano – tra il Pdl e l’Udc che, a quel punto, non potrebbe più giocare alla politica dei due forni, ma dovrebbe scegliere da quale parte schierarsi. Negli ultimi giorni ho avuto modo di confrontarmi con molte amiche e molti amici del Pdl sparsi in tutta Italia su questa questione e, da parte di ognuno di loro, mi sono sentito rispondere nello stesso modo: “La pensiamo tutti così, questa legge elettorale va assolutamente cambiata, partiamo con la raccolta di firme, in molti ci seguiranno”. Ecco, è questo lo spirito con il quale ci apprestiamo a dare il nostro contributo a questa iniziativa, nella speranza di essere i primi di tanti anche nel Pdl e perché, aspetto che non reputo assolutamente secondario, potrebbe essere anche una bella opportunità per uscire da questo clima da guerra civile permanente, dimostrando alla gente che ragazze e ragazzi di destra e di sinistra possono anche unire le forze e lavorare insieme, quando in ballo c’è l’interesse dell’Italia.</p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
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		<title>Viva l’Italia liberata (dai comunisti)!</title>
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<p>Alessandro Nardone</p>
<p>16 aprile 2008</p>
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		<title>America’s Super Tuesday, Italian Happy Ending</title>
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<p>Alessandro Nardone</p>
<p>5 febbraio 2008</p>
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		<title>L’Italia si libera di Prodi e comunisti. Un Tricolore su ogni balcone per festeggiare!</title>
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<p>Alessandro Nardone</p>
<p>24 gennaio 2008</p>
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		<title>Napolitano e la monnezza sotto il tappeto</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:59:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-e-la-monnezza-sotto-il-tappeto/' addthis:title='Napolitano e la monnezza sotto il tappeto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Non che me l’aspettassi da Napolitano, ci mancherebbe altro. Certo, la speranza è sempre l’ultima a morire, ma da un dinosauro rosso come l’attuale Capo dello Stato non c’era da attendersi nulla di diverso dal solito discorsetto da due lire, carico di retorica e senza lo straccio di una presa di posizione netta. Macchè. Da [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-e-la-monnezza-sotto-il-tappeto/' addthis:title='Napolitano e la monnezza sotto il tappeto ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-e-la-monnezza-sotto-il-tappeto/' addthis:title='Napolitano e la monnezza sotto il tappeto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/napolitano_3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-252" title="napolitano_3" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/napolitano_3-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>Non che me l’aspettassi da Napolitano, ci mancherebbe altro. Certo, la speranza è sempre l’ultima a morire, ma da un dinosauro rosso come l’attuale Capo dello Stato non c’era da attendersi nulla di diverso dal solito discorsetto da due lire, carico di retorica e senza lo straccio di una presa di posizione netta. Macchè. Da uomo fieramente Italiano mi fa male ogni volta che lo dico, sono sincero, ma è innegabile che il nostro Paese stia vivendo una situazione di declino, basterebbe stare tra la gente per percepire la gravità della situazione eppure, l’ex dirigente del PCI-PDS-DS, non ha fatto altro che ripetere il concetto partenopeo del “tiramm ‘a campà” (tiremm innanz’ in lombardo), infarcendolo con un elenco sterminato di luoghi comuni con i quali ha abilmente girato attorno alle disgrazie del nostro tempo. Tutti buoni propositi che ci siamo sentiti ripetere come un disco rotto miliardi di volte, ma che non hanno mai trovato riscontro nella realtà, di cui riesce anche difficile fare un elenco, perché sono talmente tanti… ma vale la pena, cercando di usare il massimo della sintesi, provarci. “Bisogna puntare su innovazione e merito…” Il fatto che a pronunciare queste parole sia un ultraottantenne, per di più eletto a maggioranza dopo un pareggio elettorale è la cartina di tornasole dello stato in cui versa il nostro Paese, tenuto in scacco dal regime gerontocratico, in cui a noi giovani sono gentilmente concessi, se va bene, spazi marginali… altro che merito ed innovazione! “C’è da proporre soluzioni di fronte all’allarme per l’aumento del costo della vita…” Certo caro Presidente, soprattutto quando l’insulso governo a lei amico non fa altro che vessare gl’Italiani con uno smodato aumento della pressione fiscale… la soluzione migliore sarebbe prendere atto della situazione e mandare a casa Prodi &amp; Soci. “È indispensabile adottare alcune riforme in campo istituzionale e che si crei un nuovo, più costruttivo clima politico…” Presidente,  se servono le riforme, perché  fece campagna per il NO a quelle predisposte dal governo di centrodestra (più poteri al Premier, dimezzamento dei parlamentari, Senato delle Regioni, ecc ecc)? Per quanto riguarda il clima costruttivo… beh, senza dubbio alcuno un bel passo è stato sicuramente quello di occupare tutte le cariche (la sua compresa) dopo aver vinto (?) le elezioni per 24.000 voti, complimenti! “Ci preoccupa la criminalità, i fenomeni legati a un’immigrazione in rapida crescita…” Bella scoperta! Anche qui la compagine mortadelliana si è dimostrata perfettamente all’altezza, non riuscendo nemmeno a varare un decreto già di per se inutile. Ah, dimenticavo il sostegno concreto alle Forze dell’Ordine (tutte scese in piazza contro il governo, mai successo prima!), con il sostanzioso aumento di quattro euro (si, proprio 4!) al mese. Così si fa! “Paure irragionevoli o particolarismi, politici o localistici, emergono in troppi casi: impedendo, a esempio, la soluzione del sempre più allarmante problema dei rifiuti in Campania, con grave danno per le condizioni e per l’immagine di una città e di una regione nelle quali invece non mancano energie positive, realtà nuove e iniziative di qualità” Questo virgolettato l’ho tenuto volutamente per ultimo, perché ritengo che calzi a pennello come metafora per la situazione generale della nostra amata Italia. Ovvero, la monnezza che esce d’appertutto, un po’ come succedeva con il pane alla signora Fantozzi… oggi con la monnezza avviene lo stesso, ci sommerge ad ogni porta che tentiamo di aprire, inesorabilmente. Soffermandomi sul problema reale, quello napoletano, sarò ripetitivo fino alla nausea: come diavolo fanno i napoletani celebri, tra l’altro, per la loro furbizia, a votare per decenni chi non ha mai fatto nulla per risolvere questo problema, ovvero la sinistra e Bassolino? Altro che furbi, siete un popolo di fessi! Eccheccavolo! Non è possibile essere prima servili ed accondiscendenti con il borbone di turno e poi lamentarsi, adesso teneteveli tutti: Bassolino, la Iervolino e la monnezza! Detto questo, la soluzione al problema c’è, ed è quella proposta da Calderoli: commissariare Regione, Provincia e Comune, e prendere il toro per le corna, una volta per tutte. Ma figuriamoci se in Italia qualcuno avrebbe mai il coraggio di assumersi l’onere di una decisione del genere, qui le responsabilità sono viste come fumo negli occhi, qui dove è meglio stare tranquilli ed adottare la politica del tiramm ‘a campà, che tanto, poi, qualcuno la monnezza la mette sotto il tappeto. Vero Presidente?</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>2 gennaio 2008</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-e-la-monnezza-sotto-il-tappeto/' addthis:title='Napolitano e la monnezza sotto il tappeto ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sottomessi alla Cina. Vergogna.</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:16:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/sottomessi-alla-cina-vergogna/' addthis:title='Sottomessi alla Cina. Vergogna. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/dalaibush1_wideweb__470x3490.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="dalaibush1_wideweb__470x349,0" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/dalaibush1_wideweb__470x3490-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Siamo al ridicolo. A metà dicembre il Dalai Lama sarà in Italia ma le nostre istituzioni obbediscono all’ordine del console cinese in Italia: “inopportuno incontrarlo”… detto fatto, il Compagno Bertinotti gli nega l’accesso alla Camera e Prodi non lo incontrerà. Ma non sono solo a sinistra i servi del regime comunista cinese, infatti a Milano, tanto Formigoni quanto la Moratti affermano senza vergona di temere il voto contrario della Cina all’assegnazione dell’Expo, ergo, non riceveranno il Premio Nobel per la Pace. Per fortuna esiste chi sta cercando di salvarci la faccia: 165 parlamentari hanno firmato una petizione per chiedere che il Dalai Lama possa parlare davanti all’Assemblea della Camera dei Deputati, sarebbe un evento importantissimo, storicamente irrinunciabile. Ma, si sa, la Cina è una potenza economica (fondata sulla schiavitù) ed i nostri governanti non perdono occasione per genuflettersi al suo cospetto, svendendendo l’onore e la rispettabilità internazionale del nostro Paese. Prendano esempio da Bush, i leccaculi nostrani dei mandarini, che nonostante gli strali del governo cinese ricevette il Dalai Lama e gli conferì la Medaglia del Congresso. Tibet libero.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>25 novembre 2007</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/sottomessi-alla-cina-vergogna/' addthis:title='Sottomessi alla Cina. Vergogna. ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>NAPOLITANO AL QUIRINALE, SI CONFIGURANO NUOVI SCENARI PER IL FUTURO DELLA DESTRA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:35:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-al-quirinale-si-configurano-nuovi-scenari-per-il-futuro-della-destra/' addthis:title='NAPOLITANO AL QUIRINALE, SI CONFIGURANO NUOVI SCENARI PER IL FUTURO DELLA DESTRA '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>L’atto di forza con cui la sinistra ha sistemato l’ultima pedina del suo scacchiere, eleggendo pro domo sua l’ex Pci Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica ricorda, per certi versi, il modo in cui questa stessa coalizione (che allora sosteneva il Governo Amato, terzo della legislatura) fece passare la sua pessima riforma federalista. Infatti, con quel [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/napolitano-al-quirinale-si-configurano-nuovi-scenari-per-il-futuro-della-destra/' addthis:title='NAPOLITANO AL QUIRINALE, SI CONFIGURANO NUOVI SCENARI PER IL FUTURO DELLA DESTRA ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
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<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
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		<title>TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:03:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Questa volta saremo davvero chiamati a scegliere tra due Italie: con Prodi andremmo incontro a quella del Passato, delle ruberie cattocomuniste e della partitocrazia, a quell’Italia che cambiava un Governo ogni sei mesi e che, per sessant’anni, non è stata in grado di fare una riforma. Diametralmente opposta la scelta di Gianfranco Fini che, indubbiamente, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/tenereladestraa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-105" title="tenereladestraa" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/tenereladestraa-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a>Questa volta saremo davvero chiamati a scegliere tra due Italie: con Prodi andremmo incontro a quella del Passato, delle ruberie cattocomuniste e della partitocrazia, a quell’Italia che cambiava un Governo ogni sei mesi e che, per sessant’anni, non è stata in grado di fare una riforma. Diametralmente opposta la scelta di Gianfranco Fini che, indubbiamente, rappresenta l’Italia del presente e, soprattutto, del Futuro. Quell’Italia stabile e credibile, forte e coraggiosa, capace di produrre più riforme negli ultimi quattro anni che in tutto il resto della Repubblica, quell’ Italia capace di dotarsi di regole rigide sull’immigrazione clandestina e sulla sicurezza. Mai, come questa volta, abbiamo di fronte due visioni completamente differenti non solo in merito a materie economiche o giuridiche ma, soprattutto, sui valori fondamentali che compongono quel patrimonio collettivo che costituisce il vero e proprio incipit della nostra società e della nostra cultura, quella cultura occidentale che affonda le sue radici nella nostra storia e nelle nostre tradizioni, che nei secoli è stata capace di trasformarsi in arte e città, in stile di vita e concezione del mondo. Quello che Prodi e Bertinotti vorrebbero propinarci è una sorta di frullato andato a male che mette insieme i matrimoni omosessuali, una distorta concezione del valore della vita e, tanto per gradire, una irresponsabile deregulation per quanto riguarda l’immigrazione, con la conseguente invasione incontrollata del nostro Paese. Il progetto è tanto chiaro quanto inquietante: la sinistra intende cancellare la nostra Identità, buttare a mare i nostri valori e creare una società di cervelli all’ammasso e, aprendo a tutti le nostre frontiere, premere l’acceleratore in direzione di quella società multirazziale i cui risultati sono evidenti a tutti in Francia e non solo. Tutto questo perché il risultato sarebbe quello di avere un popolo privo di una sua identità e, quindi, assai più controllabile e gestibile. Questa sarebbe l’Italia di Prodi, Bertinotti, Fassino, D’Alema, Vladimir Luxuria, Caruso, Diliberto e compagni. Gli stessi compagni che, tra le loro priorità, hanno l’abrogazione della Legge Fini contro le droghe, gli stessi compagni che oggi difendono i prodi autonomi che hanno distrutto Milano due settimane fa, dando alle fiamme negozi, automobili, una sede di An e provocando il ferimento di donne e bambini. Devono difenderli perché sono loro alleati, perché sono canditati con loro (vedi Caruso) e perché contano sui loro voti per poter sperare di vincere. Con il nuovo sistema elettorale, per la prima volta, potremo scegliere direttamente la guida del nostro Governo, e l’Italia del Futuro è sicuramente quella che vedrà Gianfranco Fini alla sua guida, e nessun altro. Molte cose buone sono state fatte da questo Governo, e tante altre dovremo ancora farne, e per farle abbiamo bisogno di un cambiamento, pur riconoscendo i meriti dell’attuale Capo del Governo. In questi quattro anni, Gianfranco Fini, è stato determinante sia in chiave Nazionale, per il suo ruolo di Vicepresidente del Consiglio, che a livello internazionale. Infatti, grazie al suo operato come Ministro degli Esteri, l’Italia ha finalmente riacquistato quella credibilità che, sulla scena internazionale, le mancava da decenni. Gianfranco Fini potrà essere ancor più determinante come Presidente del Consiglio, garantendo una politica per lo sviluppo economico e di difesa della nostra identità e dei nostri valori. Per realizzare questo<br />
sogno in queste ultime ore dovremo impegnarci tutti in prima persona a votare e a far votare Alleanza Nazionale. Insieme possiamo farcela.</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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