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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; passeggiata ramelli</title>
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		<title>ROBERTA PAGNETTI INTERVISTA ALESSANDRO NARDONE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:10:11 +0000</pubDate>
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		<title>SERGIO RAMELLI, UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:39:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui cade la triste ricorrenza della morte di Sergio Ramelli, ho chiesto al carissimo amico Guido Giraudo di rispondere ad alcune mie domande. Per chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, Guido (autore del libro &#8220;Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura&#8221; e già Direttore de &#8220;Il Candido&#8221;) è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-34" title="sergio2" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio2-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Nel giorno in cui cade la triste ricorrenza della morte di Sergio Ramelli, ho chiesto al carissimo amico Guido Giraudo di rispondere ad alcune mie domande. Per chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, Guido (autore del libro &#8220;Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura&#8221; e già Direttore de &#8220;Il Candido&#8221;) è una persona fantastica, che da anni ha intrapreso un lungo cammino per rendere giustizia alla memoria di Sergio e degli altri Caduti degli &#8220;anni di spranga e di piombo&#8221; divulgandone la storia, per anni volutamente nascosta dai potentati del nostro Paese perchè troppo scomoda. Da Guido, negli anni scorsi, ho ricevuto un contributo determinante per riuscire nell&#8217;impresa d&#8217;intitolare a Sergio quel bellissimo angolo della nostra città che oggi si chiama Passeggiata Ramelli, grazie a Guido ho avuto l&#8217;onore di conoscere Anita, la mamma di Sergio, donna di una forza d&#8217;animo straordinaria. Insomma, questa mi sembra l&#8217;occasione giusta per ringraziare pubblicamente Guido Giraudo per avermi dato l&#8217;onore di condividere con lui un piccolo tratto del suo lungo e ammirevole cammino.<br />
Trentuno anni fa Sergio ci ha lasciati, e come lui tanti altri ragazzi che oggi non sono tra noi perchè qualcuno aveva deciso che le loro idee erano sbagliate e, perciò, andavano eliminati. Secondo te, Guido, a distanza di tanto tempo si può realmente dire che il loro sacrificio &#8220;è servito a qualcosa&#8221;? Cosa sarebbe stata la Chiesa senza martiri? Certo, in alcuni periodi della sua storia, quando i papi la svendavano al potere ed era asservita e corrotta, marcia al limite della blasfemìa, ci saranno stati migliaia di fedeli e di chierici che si saranno chiesti &#8220;ma quei martiri sono morti per questo?&#8221;, e ci saranno stati tanti &#8220;realisti&#8221; che avranno convenuto sull&#8217;inutilità di quel sacrificio. Ogni storia di sacrificio e di martirio in nome di una fede rimane, invece, come l&#8217;indispensabile sale della vita. Senza esempi, senza punti di riferimento, senza il rito vivificante del &#8220;presente&#8221; ovvero della certezza che &#8211; se si è vissuto in maniera esemplare &#8211; non si muore mai, senza dei ricordi che diventano testimonianza&#8230; non si può dare alcun senso alla propria vita. Eppure a distanza di tanti anni, se da una parte ci sono alcuni ex militanti di Lc che, come Gad Lerner, ammettono la cieca barbarie che animava il loro movimento, bisogna prendere tristemente atto che la grande maggioranza della sinistra (anche istituzionale) è ancora animata da un grande livore nei confronti nostri, dei &#8220;Fascisti&#8221;, tant&#8217;è che le frange più estreme danno fuoco alle nostre sezioni. A mio parere perchè senza un nemico da combattere si estinguerebbero, cosa ne pensi? L&#8217;odio per il nemico (sia esso &#8220;di classe&#8221;, politico, etnico o economico) e la necessità, anzi il dovere, di eliminarlo fisicamente fanno parte integrante della dottrina leninista di cui è intrisa tutta la cultura di sinistra, non solo in Italia, ma nel mondo. Dirò di più: anche il terrorismo islamico, in realtà, è stato giustamente definito &#8220;leninismo islamico&#8221; poiché, seppure l&#8217;Islam sia religione che predica la guerra agli infedeli, i metodi usati in questi ultimi vent&#8217;anni da certo integralismo sono avulsi dal Corano mentre sono tipici delle guerriglie e del terrorismo di matrice comunista (vedi gappisti in Italia, castristi in sudamerica, maosti in Nepal o nelle Filippine&#8230; dove infatti i due movimenti, comunista e islamico, si sono fusi). L&#8217;odio fa parte della cultura di sinistra, esattamente come l&#8217;onore fa parte della cultura di destra&#8230; Poi, per fortuna, ci sono uomini di sinistra che hanno superato gli odi così come, purtroppo, ci sono uomini di &#8220;destra&#8221; che hanno perso l&#8217;onore&#8230; A proposito di onore, nei giorni scorsi, a Milano, i residenti del palazzo su cui si sarebbe dovuta apporre la targa in ricordo di Enrico Pedenovi, si sono opposti al provvedimento asserendo che la targa in questione avrebbe messo in pericolo la loro incolumità &#8220;sia fisica che morale&#8221;&#8230; I residenti di quei palazzi, di proprietà di una delle più antiche cooperative comuniste milanesi, sono evidentemente ideologizzati e non escludo che qualcuno di loro, trent&#8217;anni fa, abbia fatto da basista all&#8217;omicidio, magari fornendo foto, numeri di targa, orari di spostamento. Quello che trovo, comunque, vergognoso è che solo dopo quasi trent&#8217;anni, di cui dieci di governo di centro destra, si sia dovuti arrivare alla soluzione &#8220;di compromesso&#8221; del palo infisso dalla parte opposta della strada !!! Possibile che non si siano trovati il tempo, il coraggio e la coesione politica per fare di più? Per dedicare l&#8217;intero viale a Pedenovi? Oppure una qualche importante struttura pubblica (per esempio un teatro, un palazzo pubblico, una scuola&#8230;) Le cose &#8220;raffazzonate&#8221;, fatte in fretta, all&#8217;ultimo minuto, in piena campagna elettorale, per forza poi vengono male e si prestano a strumentalizzazioni. Per quanto riguarda Como, la targa che porta il nome di Sergio è stata più volte oltraggiata con scritte e simboli comunisti. Ma la cosa grave è che in Consiglio Comunale siedono delle persone che non solo si sono ben guardate dal condannarli, ma hanno addirittura giustificato questi atti di sfregio sbandierando la tesi secondo cui noi amministratori (e con noi tutti i cittadini) &#8220;dovremmo sforzarci di capire perché i ragazzi compiono certi atti&#8221;. E l&#8217;aspetto ancor più sconcertante di questa vicenda è che alcuni di questi personaggi occupano posizioni di vertice in alcuni istituti scolastici della città. A tuo parere che ruolo giocano i cosiddetti &#8220;cattivi maestri&#8221;? E&#8217; evidente che quella &#8220;cultura dell&#8217;odio&#8221; di cui parlavo prima si tramanda solo grazie ai &#8220;cattivi maestri&#8221;, a quest&#8217;ordalia di infami cresciuti nel marciume pseudo rivoluzionario degli anni Settanta e che oggi occupano tutti i gangli del potere culturale: dai giornali alle case editrici, dalle scuole alle università, dai teatri alle case discografiche. Un potere che cinque anni di governo di centro destra non ha neppure tentato di scalfire nel nome di un malinteso &#8220;liberalismo&#8221;&#8230; basti pensare che oggi a Milano esiste una lista per le Comunali, guidata da Dario Fo, che si chiama &#8220;Zelig&#8221;, che è il marchio dello storico cabaret dell&#8217;estrema sinistra (alloggiato nella sede di una vecchia sezione del PCI oggi di Rifondazione) che da più di dieci anni prospera grazie ai soldi di Mediaset (quindi di Berlusconi&#8230;) e i cui &#8220;artisti&#8221; miliardari si distinguono per dileggiare il loro padrone in tv e per appoggiare tutte le campagne elettorali della sinistra. Quindi, se è vero che esistono i &#8220;cattivi maestri&#8221; è anche vero che non si fa quasi nulla per isolarli, sbugiardarli, tagliarli fuori dalla vita sociale e culturale così come sono già stati tagliati fuori dalla storia. In conclusione, caro Guido, anche se mi rendo conto che non è semplice, vorrei che lanciassi un appello ai giovani del nostro tempo attraverso il ricordo di Sergio. La &#8220;Preghiera del Legionario&#8221; recita: &#8220;Rendimi sempre più degno dei nostri morti / affinché loro stessi &#8211; i più forti &#8211; / rispondano ai vivi: Presente!&#8221;. Bisogna cercare di essere degni dei nostri morti, abbandonare il folklorismo o l&#8217;arrivismo, che troppo spesso sono gli estremi negativi dei nostri gruppi giovanili. Non cedere al relativismo che porta al nichilismo (&#8220;tanto sono tutti uguali, non serve a niente lottare, Sergio non è morto per difendere Andreotti&#8230;&#8221; ecc.) e ripartire dal proprio, personale esempio. Fare i conti con la nostra, intima coscienza prima di criticare gli altri. Andare magari da soli, in un giorno qualsiasi dell&#8217;anno (e non solo il 29 di aprile in branco) davanti alla lapide di Sergio o di qualche altro nostro martire e lì chiedere a sé stessi: &#8220;ne sono degno? Cosa ho fatto io per onorare questa storia, questa idea, questa fede, questo martirio?&#8221;. Se in quel momente Sergio chiamasse il nostro nome saremmo degni di rispondere: &#8220;Presente!&#8221;? Smettiamola quindi di vivere o di &#8220;far politica&#8221; solo per criticare quello che gli altri fanno o non fanno e ricominciamo noi, per primi, a fare e a dare esempi positivi. Ai nostri ragazzi voglio anche dire che Sergio, come tutti i nostri militanti di quegli anni, era un ragazzo allegro e solare. La nostra era una gioventù militante ma goliardica. Sapevamo ridere e irridere al nemico e soffrire sorridendo&#8230; con quello spirito di giovinezza che era del Fascismo. I nostri ragazzi di oggi, troppo spesso, sono cupi, tristi, incazzati, rinchiusi a riccio su sé stessi. Dal sorriso di Sergio, dalla sua espressione semplice, pulita, solare&#8230; riscoprano il gusto di &#8220;vivere davvero&#8221;.</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
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		<title>VIE A SERGIO RAMELLI E FABRIZIO QUATTROCCHI, IL TEMPO E&#8217; SEMPRE GALANTUOMO</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:57:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-98" title="sergio3" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio3-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Egregio Direttore, ho deciso di scriverle a seguito della discussione avvenuta nei giorni scorsi in merito all&#8217;intitolazione di un luogo pubblico a Fabrizio Quattrocchi ed a quella, risalente a tre anni fa, quando intitolammo quel bellissimo angolo di viale Geno a Sergio Ramelli. Anche in questi due casi, come sempre, il tempo è stato galantuomo e gli strali lanciati dalla sinistra nei confronti nostri, che abbiamo portato nell&#8217;Istituzione cittadina fino alla loro approvazione questi due provvedimenti, sono stati smentiti da fatti inequivocabili. Per quanto riguarda Fabrizio Quattrocchi parla il riconoscimento conferitogli tre giorni fa dal Presidente Ciampi con la Medaglia d&#8217;oro al Valore Civile, un atto che assume ancor maggiore importanza dopo che l&#8217;amministrazione della città di Frabrizio (Genova) aveva deciso di negargli l&#8217;intitolazione di un luogo pubblico. Ricordo benissimo le veementi polemiche con le quali la sinistra cittadina cercò di contrastare in ogni modo l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli, polemiche che raggiunsero livelli bassissimi che non meritano nemmeno di essere citate. A distanza di qualche anno esce un libro, peraltro di un giornalista di sinistra (Luca Telese), che riapre il dibattito sugli anni 70 e su quelle vittime dimenticate, ribattezzate, nel titolo, “Cuori Neri”. Bene, grazie a questo libro ho potuto leggere dichiarazioni di ex militanti di Lotta Continua non soltanto condannare senza se e senza ma quei vili assassini, ma addirittura (come nel caso di Gad Lerner a Milano) dirsi contenti che i loro figli possano giocare in giardini pubblici intitolati ad un martire come Sergio Ramelli. Ritengo che intitolare dei luoghi pubblici a persone come Sergio Ramelli e Fabrizio Quattrocchi (senza dimenticare il centro sportivo di Sagnino intitolato ai Caduti di Nassiriya ed i giardini di Albate ai Martiri delle Foibe), possa costituire un contributo importante affinché la nostra gente non dimentichi l’estremo sacrificio di queste persone. A chi ha il coraggio di contestare persino questo, ricordo che in città come Bologna (tradizionalmente non certo di destra), vi sono ancora vie intitolate a Stalingrado ed al Maresciallo Tito, e non mi pare che qualcuno di loro sia mai insorto per questo…</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
<p>Fonte La Provincia del 24 marzo 2006</p>
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		<title>NOI CONTINUEREMO A LOTTARE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:59:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Alessandro Nardone
Ricordo ancora quando, giovanissimo, lessi per la prima volta la storia di Sergio: ne rimasi talmente colpito che sentii subito l’esigenza di rileggere il libro di Giraudo, quasi come se tra quelle righe cercassi di scorgere una spiegazione plausibile per un atto che mi appariva totalmente incomprensibile. Da quel momento sono trascorsi alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandro Nardone</p>
<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-43" title="sergio2" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio21-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Ricordo ancora quando, giovanissimo, lessi per la prima volta la storia di Sergio: ne rimasi talmente colpito che sentii subito l’esigenza di rileggere il libro di Giraudo, quasi come se tra quelle righe cercassi di scorgere una spiegazione plausibile per un atto che mi appariva totalmente incomprensibile. Da quel momento sono trascorsi alcuni anni, in cui posso dire di aver imparato a conoscere Sergio e in cui, soprattutto, abbiamo lottato senza sosta per far si che tutti potessero venire a conoscenza della sua storia. Una storia per molti ancora troppo scomoda e la dimostrazione ne sono le scomposte reazioni delle sinistre alla nostra proposta di intitolargli un luogo pubblico. Ma oggi, grazie alla battaglia portata avanti per vent’otto lunghi anni dalla nostra magnifica Comunità, possiamo tranquillamente affermare che la verità sta venendo a galla. Non nascondo di aver provato una grande emozione nel momento in cui mi accinsi a presentare la mozione di Alleanza Nazionale in Consiglio Comunale con la quale, appunto, chiedevamo l’intitolazione di un luogo pubblico a Sergio. Durante quegli istanti sentivo gravare su di me la grande responsabilità di rappresentare il lavoro che, negli anni, è stato portato avanti da chi mi ha preceduto alla guida del Fronte della Gioventù prima e di Azione Giovani poi e da tutti i Militanti che hanno lottato per raggiungere questo importantissimo obbiettivo. Beh, alla fine ce l’abbiamo fatta, ed è con orgoglio che possiamo affermare che Como è il primo Capoluogo lombardo ad intitolare un luogo pubblico a Sergio e che, grazie a questa iniziativa, tutti i Comaschi ne conoscono la storia. Ma la lotta per Sergio non si conclude certo qui, dobbiamo essere consapevoli che il suo ricordo continuerà in maniera incessante a sostenerci in tutte le nostre battaglie e, cosa più importante, ci dovrà servire da monito per non dimenticare quell’enorme patrimonio che è composto da quel bagaglio culturale e di valori per i quali Sergio ed altre decine di camerati sono caduti, insomma, dovremo difendere orgogliosamente nostra vera Identità, senza correre il rischio di perderla. Mai.</p>
<p>dal numero speciale di Futuro</p>
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		<title>INAUGURATA LA PASSEGGIATA RAMELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:54:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="sergio" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sergio-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Sabato 28 giugno si è svolta la cerimonia di inaugurazione della &#8220;Passeggiata Sergio Ramelli&#8221; alla quale hanno partecipato oltre trecento camerati giunti in riva al lago da tutta Italia. Inoltre hanno preso parte alla cerimonia: Guido Giraudo, l&#8217;On. Ignazio La Russa, l&#8217;On. Andrea Ronchi, L&#8217;On. Alessio Butti, l&#8217;Assessore Regionale Massimo Corsaro, il Vicesindaco di Como Paolo Mascetti e tre Reggenti Nazionali di Azione Giovani su quattro: Giorgia Meloni, Carlo Fidanza e Francesco Grillo e, chiaramente, Peso il Coordinatore Regionale. Nel suo intervento il Presidente Provinciale di AG, Alessandro Nardone, ha voluto ringraziare tutti quei militanti che, in questi vent&#8217;otto anni, hanno lottato nel nome di Sergio e di tutti gli altri camerati caduti e ha risposto alle polemiche che hanno preceduto la cerimonia: &#8220;C&#8217;è chi continua a imperterrito gettare fango su Sergio e sulla sua morte, noi rispondiamo ricordando la sua vita&#8221;, mentre il Deputato comasco &#8211; Alessio Butti &#8211; ha attaccato pesantemente la sinistra: &#8220;E&#8217; triste leggere le pericolose teorie di cattivi maestri come Saverio Ferrari, condannato a cinque anni e sei mesi per l&#8217;assalto al Bar di Porto di Classe&#8221;. Agli interventi è seguito lo scoprimento della targa ed il Presente lanciato da Guido Giraudo.</p>
<p>&#8220;E quando siete felici e godete della libertà che i coraggiosi vi hanno regalato abbiate un pensiero per loro che sono passati come passa…una carezza del vento&#8221;. Queste parole di Paolo Bussagli che chiudono l&#8217;opera teatrale &#8220;Chi ha paura dell&#8217;Uomo Nero&#8221; campeggiano sulle magliette dei ragazzi di Como insieme al volto di Sergio.</p>
<p>Da oggi, quando siete felici e potete godere di un attimo di tranquillità passeggiando lungo uno dei tratti più belli e romantici del lago di Como, abbiate un pensiero per quel ragazzo che ora da il suo nome a quel luogo.</p>
<p>&#8220;Passeggiata Sergio Ramelli&#8221;, duecento metri di fiori e pini, di cespugli odorosi e fontanelle, di panchine accoglienti e di muretti battuti dalle onde leggere del lago.</p>
<p>&#8220;Passeggiata Sergio Ramelli&#8221;, dopo l&#8217;incantevole belvedere di Chieti, il mediterraneo giardino di Ospedaletti e dopo le vie dedicate a Verona, Codogno e Taurianova mentre tra pochi mesi altre vie, saranno inaugurate a Rovigo, Crotone, Tolve e Sanremo.</p>
<p>&#8220;Passeggiata Sergio Ramelli&#8221;, un luogo romantico come sono &#8220;romantici&#8221; i nostri ideali, aperto e solare come la nostra esistenza.</p>
<p>Quando potrete passeggiare lungo quel viale, ammirando l&#8217;arco pregevole di lago che racchiude la città di Como abbiate un pensiero anche per quanti si sono battuti con tenacia per poter dedicare qual luogo a Sergio.<br />
Grazie ad Alessandro, grazie ai nostri ragazzi, ai consiglieri comunali e al vicesindaco. Grazie a Butti, a La Russa e ai vertici di un partito che, finalmente, non è stato né sordo, né pavido&#8230; Grazie ai militanti di tutta Italia (pochi invero) che sono venuti per rendere omaggio a Sergio che &#8211; da oggi &#8211; lungo il lago di Como riceverà quella &#8220;carezza del vento&#8221; che non passa&#8230; perché si chiama Menoria.</p>
<p>In alto i cuori</p>
<p>Guido Giraudo</p>
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