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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; gianfranco fini</title>
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		<title>LETTERA APERTA A GIANFRANCO FINI</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:36:04 +0000</pubDate>
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<p>Caro Presidente Fini,</p>
<p>in passato le ho le ho già scritto, ma stavolta è diverso, ed è molto più importante. Per cui, anche se ha mille altri pensieri per la testa, la prego di buttare via i prossimi cinque minuti del suo tempo dandomi retta, perchè ho una storia da raccontarle. È quella di uno dei tanti ragazzi della “generazione ‘93” quello che molti definivano “l’anno zero della politica” o “l’inizio della Seconda Repubblica”. Ricorda? Bene. Un paio d’anni prima, quel ragazzino, nemmeno quindicenne, mise per la prima volta il naso nella Federazione del Msi di Como. Era intimorito, quasi al punto di tremare ma, dopo aver maldestramente compilato il modulo d’iscrizione al Fronte della Gioventù, sentiva di avere la forza di un leone.</p>
<p>Erano gli anni di Tangentopoli, delle celebri picconate di Cossiga, e di dibattiti televisivi incandescenti. Qualcosa stava cambiando, nel nostro Paese. Mentre i suoi amici pensavano al calcio ed ai motorini truccati, l’interesse che quello sbarbato coltivava per la politica continuava ad alimentarsi, giorno dopo giorno. Gran parte del merito di quella passione crescente era, certamente, del suo Federale e del segretario nazionale del Movimento Sociale: forte, carismatico, pulito, fiero delle sue idee. Guai a chi doveva affrontarlo, a quei tempi.</p>
<p>Poi, le elezioni amministrative del 1993. Certo, quel giovane leader non diventò Sindaco di Roma, ma si consacrò definitivamente alla guida di un popolo intero che, come quel ragazzino, l’avrebbe seguito in capo al mondo. Ciecamente. Di lì a poco sarebbe nato un nuovo Partito: moderno ma fiero delle sue radici, innovatore ma sempre nel segno dei suoi valori, gerarchico ma rispettoso della sua base.</p>
<p>Quel ragazzo era orgoglioso di farne parte: più passava il tempo e più s’identificava in quella Comunità, aumentavano il suo spirito di appartenenza e la sua fede in quei valori. Più passava il tempo e più credeva in quello che, per lui, non era più soltanto il Capo, nossignore, ma un vero e proprio esempio da seguire. Insomma, un punto di riferimento inamovibile.</p>
<p>Da allora ad oggi sono passati diciassette anni. Diciassette anni di grandi battaglie politiche e di divisioni laceranti, di manifestazioni e secchi pieni di colla, di riunioni interminabili e volantini fotocopiati, di vittorie e di sconfitte, di grandi amori e di avventure di una notte, di cameratismo vero e di amicizie false. Diciassette magnifici anni, che hanno fatto di quel ragazzino l’uomo che sta scrivendo al leader in cui credeva. Cioè lei, Signor Presidente.</p>
<p>Sembrano passati secoli, vero? Si tratta ormai di storia, sì, ma di storia recente. La nostra storia. Dalla quale, Signor Presidente, negli ultimi cinque o sei anni, lei ha deciso di allontanarsi anni luce. Ma non è mia intenzione entrare nel merito delle singole questioni, anche perché non sono certo così presuntuoso da pensare di poterle far cambiare idea. Ci mancherebbe.</p>
<p>Il motivo per cui le sto scrivendo è un altro, ed è certamente più umano che politico. Certo, sono consapevole che molte delle cose che sto per dirle potranno ferirla, ma sono disposto ad assumermene la responsabilità, anche perché mi sentirei molto, ma molto peggio se non gliele dicessi.</p>
<p>Oggi, se penso a lei, non so se essere più incazzato o più deluso.</p>
<p>Incazzato perché, con le sue prese di posizione degli ultimi anni, ha ridotto al lumicino la nostra gloriosa Fiamma e, con essa, la nostra Comunità ed il retaggio di chi ci ha preceduti, compresi i Martiri che ci hanno lasciato la pelle.</p>
<p>Deluso perché, Signor Presidente, non posso credere che un uomo come lei possa farsi mettere in difficoltà da – mi passi il termine -  uno stronzetto come Giancarlo Tulliani. No, questa cosa non riesco proprio a mandarla giù! Insomma, posso non condividere il suo nuovo percorso politico, e questo ci sta. Nella vita nulla è eterno, per l’amor di Dio. Ma il solo pensiero che un uomo del suo prestigio, della sua esperienza e della sua rispettabilità rischi di compromettere la sua credibilità (oltre che la carriera) per assecondare i capricci di un guitto da quattro soldi, beh, mi manda letteralmente in bestia.</p>
<p>L’amore, spesso e volentieri, ci rende ciechi anche di fronte agli errori più evidenti. Non c’è genitore, amico di una vita o santo che tenga. Lo so perché è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle e, nel mio piccolo, a causa di un amore, ho dovuto ricominciare tutto da capo. Proprio perché ci sono passato e perché, libero di credermi o meno, le voglio ancora bene, mi permetto di parlarle in pubblico del suo privato. Già, chi l’avrebbe mai detto.</p>
<p>Mi dia retta: si liberi di questo fardello, Signor Presidente, e lo faccia con uno scatto d’orgoglio, dimostrando che sbaglia chi, in questi giorni, le dà pubblicamente dello zerbino. Tiri fuori gli attributi (che, di certo, non le sono mai mancati), afferri lo stronzetto per un orecchio e lo sbatta fuori da quella maledetta casa, prendendolo a calci nel culo, se necessario. Dopo di che chiarisca, una volta per tutte, la tristissima vicenda di Montecarlo, anche ammettendo di aver sbagliato, se così fosse. Ma lo faccia lei, in prima persona, perché molti dei suoi “fedelissimii”, al pari del guitto che scorrazza in Ferrari mentre lei è in difficoltà, hanno già combinato abbastanza danni.</p>
<p>Certo, questo non le servirà per riguadagnare il consenso di chi, come il sottoscritto, non ha intenzione di seguirla nel suo nuovo percorso politico ma, quantomeno, le consentirà di dipanare quella bruttissima coltre di sospetto che sta offuscando, ogni giorno di più, la sua credibilità.</p>
<p>Sì, forse mi sono spinto un po’ oltre, ma chissenefrega, in fondo non ho fatto altro che dirle quello che pensiamo in tanti, ragazze e ragazzi figli della “generazione ‘93” e, quindi &#8211; anche se ormai politicamente distanti – anche un po’ figli suoi.</p>
<p>Un abbraccio sincero.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>LA NOSTRA DESTRA NEL PDL</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 08:48:07 +0000</pubDate>
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		<title>LETTERA APERTA AL PRESIDENTE FINI</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:28:26 +0000</pubDate>
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Altrettanto orgogliosamente posso affermare che se AN è la mia vera e propria “famiglia politica” Lei, agli occhi e nel cuore delle ragazze e dei ragazzi della mia generazione, è senza dubbio alcuno il nostro “padre politico”. Padre e punto di riferimento per migliaia di giovani che si sono fatti uomini crescendo nelle Federazioni, per i quali non si poneva nemmeno il dubbio se fosse stato meglio trascorrere una serata al bar con gli amici o attaccando manifesti. Una generazione che ricorda con emozione i Suoi celebri dibattiti televisivi in cui si contrapponeva a Rutelli nella corsa a Sindaco di Roma. A pensarci sembra ieri, ma sono passati tredici anni. Era il 1993, l’anno di una svolta che L’ha vista camminare sulle macerie del vecchio e corrotto regime partitocratrico riuscendo ad imporre se stesso ed il Partito sulla scena politica nazionale, l’anno in cui grazie a quei Suoi accesi dibattiti televisivi, io e molti altri giovani di allora decidemmo che era giunto il momento d’impegnarci in prima persona per combattere al Suo fianco. In tutti questi anni ognuno di noi ha seguito il proprio percorso politico e umano, in modi e tempi differenti, ma sempre orientato da quell’imprinting di valori che Lei ed il Partito siete stati capaci di trasmetterci. Oggi, in uno scenario politico sotto molti aspetti desolante, si è finalmente tornati a discutere dei contenuti e non del contenitore, con la prospettiva di dar vita ad una nuova Destra che sia in grado di interloquire con tutti i mille rivoli della società civile. A giudicare dagli innumerevoli mal di pancia che sta provocando questa sinistra scellerata, i presupposti e lo spazio non mancano di certo e nemmeno mancano le intelligenze, anzi. Sarò sincero fino in fondo, Presidente, quello che a mio modesto avviso più è mancato negli ultimi anni è stato soprattutto il dialogo con i diversi strati del nostro tessuto sociale, non riuscendo a fare nostre gran parte delle istanze della gente. Aspetto che, paradossalmente, è sempre stato uno dei punti di forza della Destra, ma che abbiamo trascurato per inseguire logiche che “la sciura Maria” sente lontane anni luce dal suo vivere quotidiano. Non sono certo uno sprovveduto, e sono consapevole che l’intera classe dirigente del Partito si è dedicata anima e corpo all’onerosa attività di governo, ma dobbiamo renderci conto che è indispensabile creare una struttura di partito che sia in grado di camminare con le proprie gambe se il nostro obbiettivo è quello di consolidare e non di rincorrere avversari ed alleati sul nostro stesso terreno. A mio parere, Presidente, questo è un periodo cruciale per Alleanza Nazionale e per l’intera coalizione di centrodestra, il Governo Prodi pare quel malato terminale che cerca di sfruttare le sue ultime ore per cercare di sistemare amici e parenti ma noi, l’opposizione, non siamo più in grado di trasmettere quella compattezza che ci ha sempre contraddistinti: Berlusconi pare demotivato, Casini e l’Udc parlano un giorno sì e l’altro pure di leadership e della Lega non è rimasta traccia. In questo quadro prenda Lei, Presidente, l’iniziativa politica e dica agli italiani che questa Destra non ha alcuna intenzione di mollare, per nessuna ragione al mondo. Sferzi i nostri alleati, se necessario li metta con le spalle al muro, e faccia capire loro che è giunto il momento di costruire le fondamenta di una nuova coalizione di centrodestra che si ponga come reale e credibile alternativa di governo tornando a trasmettere entusiasmo parlando dritto al cuore della gente. E in questo, noi lo sappiamo, non esiste nessuno migliore di Lei. Gli italiani non aspettano altro, vogliono qualcuno in cui riconoscersi e identificarsi e Lei è l’unico in grado di dar loro voce consegnando al Paese una Destra moderna e modernizzatrice, libera dai vincoli del passato ma consapevole ed orgogliosa dell’importanza della sua storia, attenta all’oggi ma costantemente proiettata nel domani. Una Destra che, come ha fatto in Francia il Suo amico Sarkozy, possa contestare apertamente la generazione del ’68 e, allo stesso tempo, fare proposte concrete su temi come il numero delle ore di lavoro settimanali ed i PACS senza la paura di essere etichettata in alcun modo. Lo faccia, Presidente, e vedrà che a seguirla non saranno soltanto il Suo Popolo, quello della Destra, ma anche quella grande fetta della società civile che in questo momento non si sente rappresentata e, di conseguenza, i nostri alleati non potranno che accodarsi. Noi, trentenni cresciuti a pane e politica, i Suoi ragazzi (anche se ormai un po’ cresciuti) saremo forse dei sognatori ma, come Lei, sappiamo essere molto concreti e non vediamo l’ora di poterLe dare il nostro contributo per riportare la Destra alla guida dell’Italia perché siamo certi che, come Lei affermò concludendo uno splendido intervento, “nessuna notte, nemmeno la più buia, può impedire al sole di risorgere”.</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
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		<title>AN, NE CONSERVATORI NE RIFORMISTI: RINNOVATORI</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:12:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/an-ne-conservatori-ne-riformisti-rinnovatori/' addthis:title='AN, NE CONSERVATORI NE RIFORMISTI: RINNOVATORI '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Il documento votato dall’Assemblea definita in maniera enfatica una “Fiuggi 2” sancisce l’apertura di una nuova fase per Alleanza Nazionale, Partito che tradizionalmente ha sempre avuto la necessità di ripensarsi e rinnovarsi per rinnovare il Paese senza, però, essere in grado di rivendicare la primogenitura delle sue innumerevoli battaglie. Basti pensare a come l’allora Partito [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/an-ne-conservatori-ne-riformisti-rinnovatori/' addthis:title='AN, NE CONSERVATORI NE RIFORMISTI: RINNOVATORI ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/an-ne-conservatori-ne-riformisti-rinnovatori/' addthis:title='AN, NE CONSERVATORI NE RIFORMISTI: RINNOVATORI '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/bandana_msi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-172" title="ROMA - NUOVA FIERA DI ROMA - CONGRESSO NAZIONALE PDL" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/bandana_msi-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Il documento votato dall’Assemblea definita in maniera enfatica una “Fiuggi 2” sancisce l’apertura di una nuova fase per Alleanza Nazionale, Partito che tradizionalmente ha sempre avuto la necessità di ripensarsi e rinnovarsi per rinnovare il Paese senza, però, essere in grado di rivendicare la primogenitura delle sue innumerevoli battaglie. Basti pensare a come l’allora Partito di Almirante, nonostante la sua collocazione al di fuori del cosiddetto “arco costituzionale”, riuscì ad affermare sulla scena politica nazionale il Presidenzialismo (“La vera vittoria è quando la tua verità fiorisce sulle labbra dell’avversario”, diceva il Presidente), pensiamo a quando venivamo ancora additati come nostalgici perché commemoravamo i martiri delle Foibe e le vittime degli anni di spranga e di piombo e, ancora, quando parlavamo di pacificazione nazionale e memoria condivisa. Beh, il dato di fatto inoppugnabile è che oggi quelle battaglie sono entrate a far parte del comune sentire degli italiani perché per decenni, tra mille difficoltà, il nostro Partito ha fatto in modo che la pubblica opinione ne venisse a conoscenza. Oggi esiste una legge con la quale si è istituita la “Giornata del Ricordo”, oggi giornalisti collocabili a sinistra come Gianpaolo Pansa e Luca Telese restituiscono alla storia del nostro Paese quelle pagine volutamente (e vergognosamente) occultate per tutti questi anni perché troppo scomode, pubblicando libri come “Il sangue dei vinti” e “Cuori Neri”. Tutti avvenimenti addirittura impensabili anche solo dieci anni fa. Per non parlare del ritrovato sentimento di Identità Nazionale, di amore per la Patria che, anche grazie al Presidente Ciampi (ed a tragici avvenimenti come l’attentato di Nassiriya), negli ultimi cinque anni è diventato un valore condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ma, come ha giustamente osservato il Presidente Fini durante la sua relazione, AN ha il grande merito di essere riuscita a contaminare la nostra società con i suoi valori ma non è stata capace di “concretizzarne” il consenso e, paradossalmente, ora subisce l’handicap dato dal fatto che la maggior parte delle forze politiche li abbiano assimilati e, di conseguenza, sottratti da quel sistema valoriale che ci caratterizzava. Proprio la consapevolezza che, negli anni, il nostro partito si è reso protagonista di una vera e propria rivoluzione culturale deve rafforzare in noi la convinzione che passato e futuro siano correlati tra loro. La nostra storia deve essere valore aggiunto rispetto agli altri e, quindi, valorizzata per avere la possibilità (così come stiamo facendo ora) di rifondarla, essendo orgogliosamente consapevoli del nostro passato per avere l’ambizione che potremo fare di più e meglio di quanto abbiamo fatto sin qui. Alleanza Nazionale deve quindi avere l’ambizione di ripensarsi prescindendo dalla dicotomia conservatori/riformisti, partendo da quella che è sempre stata la sua vocazione più spiccata, ovvero, il rinnovamento. Rinnovare il Partito, per rinnovare l’Italia, questa deve essere la sfida che dovremo affrontare nell’immediato, nel solco della strada tracciata da Fini e dall’Assemblea Nazionale di qualche giorno fa. Per riuscire nel rinnovamento dovremo cominciare sin d’ora a lavorare sulla forma partito e sui contenuti, puntando sulla valorizzazione delle intelligenze che già fanno parte di AN e tornando a coinvolgere in maniera attiva la società civile ed i numerosi think tank che, pur facendo parte della nostra “area”, ancora non si riconoscono in nessuno dei soggetti politici che la rappresentano. Ripartire, insomma, consci che in principio “la caccia val più della preda”, chiaramente non disdegnando la “preda”, ma consapevoli che bisogna per prima cosa iniziare a cacciare.</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
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		<title>TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:03:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Questa volta saremo davvero chiamati a scegliere tra due Italie: con Prodi andremmo incontro a quella del Passato, delle ruberie cattocomuniste e della partitocrazia, a quell’Italia che cambiava un Governo ogni sei mesi e che, per sessant’anni, non è stata in grado di fare una riforma. Diametralmente opposta la scelta di Gianfranco Fini che, indubbiamente, [...]<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/tenereladestraa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-105" title="tenereladestraa" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/tenereladestraa-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a>Questa volta saremo davvero chiamati a scegliere tra due Italie: con Prodi andremmo incontro a quella del Passato, delle ruberie cattocomuniste e della partitocrazia, a quell’Italia che cambiava un Governo ogni sei mesi e che, per sessant’anni, non è stata in grado di fare una riforma. Diametralmente opposta la scelta di Gianfranco Fini che, indubbiamente, rappresenta l’Italia del presente e, soprattutto, del Futuro. Quell’Italia stabile e credibile, forte e coraggiosa, capace di produrre più riforme negli ultimi quattro anni che in tutto il resto della Repubblica, quell’ Italia capace di dotarsi di regole rigide sull’immigrazione clandestina e sulla sicurezza. Mai, come questa volta, abbiamo di fronte due visioni completamente differenti non solo in merito a materie economiche o giuridiche ma, soprattutto, sui valori fondamentali che compongono quel patrimonio collettivo che costituisce il vero e proprio incipit della nostra società e della nostra cultura, quella cultura occidentale che affonda le sue radici nella nostra storia e nelle nostre tradizioni, che nei secoli è stata capace di trasformarsi in arte e città, in stile di vita e concezione del mondo. Quello che Prodi e Bertinotti vorrebbero propinarci è una sorta di frullato andato a male che mette insieme i matrimoni omosessuali, una distorta concezione del valore della vita e, tanto per gradire, una irresponsabile deregulation per quanto riguarda l’immigrazione, con la conseguente invasione incontrollata del nostro Paese. Il progetto è tanto chiaro quanto inquietante: la sinistra intende cancellare la nostra Identità, buttare a mare i nostri valori e creare una società di cervelli all’ammasso e, aprendo a tutti le nostre frontiere, premere l’acceleratore in direzione di quella società multirazziale i cui risultati sono evidenti a tutti in Francia e non solo. Tutto questo perché il risultato sarebbe quello di avere un popolo privo di una sua identità e, quindi, assai più controllabile e gestibile. Questa sarebbe l’Italia di Prodi, Bertinotti, Fassino, D’Alema, Vladimir Luxuria, Caruso, Diliberto e compagni. Gli stessi compagni che, tra le loro priorità, hanno l’abrogazione della Legge Fini contro le droghe, gli stessi compagni che oggi difendono i prodi autonomi che hanno distrutto Milano due settimane fa, dando alle fiamme negozi, automobili, una sede di An e provocando il ferimento di donne e bambini. Devono difenderli perché sono loro alleati, perché sono canditati con loro (vedi Caruso) e perché contano sui loro voti per poter sperare di vincere. Con il nuovo sistema elettorale, per la prima volta, potremo scegliere direttamente la guida del nostro Governo, e l’Italia del Futuro è sicuramente quella che vedrà Gianfranco Fini alla sua guida, e nessun altro. Molte cose buone sono state fatte da questo Governo, e tante altre dovremo ancora farne, e per farle abbiamo bisogno di un cambiamento, pur riconoscendo i meriti dell’attuale Capo del Governo. In questi quattro anni, Gianfranco Fini, è stato determinante sia in chiave Nazionale, per il suo ruolo di Vicepresidente del Consiglio, che a livello internazionale. Infatti, grazie al suo operato come Ministro degli Esteri, l’Italia ha finalmente riacquistato quella credibilità che, sulla scena internazionale, le mancava da decenni. Gianfranco Fini potrà essere ancor più determinante come Presidente del Consiglio, garantendo una politica per lo sviluppo economico e di difesa della nostra identità e dei nostri valori. Per realizzare questo<br />
sogno in queste ultime ore dovremo impegnarci tutti in prima persona a votare e a far votare Alleanza Nazionale. Insieme possiamo farcela.</p>
<p>Autore: Alessandro Nardone</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style addthis_32x32_style" addthis:url='http://www.nardone.org/2010/01/tutti-a-votare-per-fini-presidente/' addthis:title='TUTTI A VOTARE, PER FINI PRESIDENTE ' ><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a><a class="addthis_button_compact"></a></div>]]></content:encoded>
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