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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; Nel Popolo della Libertà ::. &#187; fini</title>
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		<title>E’ ora di guardarci in faccia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 23:11:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-413" title="fini-berlusconi" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>A bocce ferme e, soprattutto, ad elezioni vinte, si ragiona meglio.  Non c’è dubbio. Allora vale la pena fermarsi un attimo per fare il punto  di una situazione, quella del PdL, che merita di essere approfondita  con obbiettività e schiettezza. Visto che non vogliamo in alcun modo  essere fraintesi, è giusto che il ragionamento parta da una premessa:   sarebbe ipocrita affermare che nel partito unico del centrodestra va  tutto bene e, allo stesso modo, sarebbe da Tafazzi teorizzare l’esatto  contrario. Fatto sta che, nonostante la prospettiva di tre anni di  tregua elettorale, le diverse componenti, pur con toni più sfumati  rispetto a prima, abbiano ripreso a fare a gara per differenziarsi l’una  dall’altra con l’aggravante che, nella stragrande maggioranza dei casi,  lo fanno discutendo di questioni completamente campate per aria,  boutade che durano giusto il tempo di un lancio Ansa. Il problema è che  mentre i think tank ed i rispettivi colonnelli passano le giornate a  darsele di santa ragione sui giornali, c’è un partito, la Lega, che  lavora costantemente sul territorio, erodendo al PdL un numero sempre  maggiore di consensi. Ovviamente molti dei “pensatori” di cui accennavo  poc’anzi si sono affrettati a liquidare, con atteggiamento superficiale e  snobistico, il successo del partito di Bossi. Attenzione, perché si  tratta della stessa superficialità con la quale i cosiddetti radical  chic si sono ostinati, per anni, a snobbare la destra ed “il fenomeno  Berlusconi”, trascinando la sinistra ad anni luce dalle reali esigenze  della gente e, di conseguenza, all’attuale sfascio politico. Una destra,  quella dell’Alleanza Nazionale pre-elefantino, in odore di sorpasso su  Forza Italia ed in possesso dell’autorevolezza necessaria per dettare i  temi dell’agenda politica mentre la Lega, indaffarata a riempire ampolle  in riva al Po, appariva ben lontana da quel processo di maturazione  politica del quale oggi è protagonista. Il paradosso è che la banda  Bossi ha costruito le sue fortune facendo proprie le battaglie che la  destra aveva dapprima sdoganato e poi abbandonato, riuscendo a mettere  all’angolo militanti e dirigenti di Alleanza Nazionale che, soprattutto  al Nord, si vedevano costretti a profondere gran parte delle proprie  energie per spiegare alla gente che le posizioni del partito erano  rimaste immutate e che, su alcuni temi, Fini si esprimeva a titolo  personale. Ecco spiegato come la Lega, a poco a poco, abbia saputo  sfilare ad Alleanza Nazionale quello status di “originale” di cui il  Presidente della Camera continua a dire di non voler essere la  fotocopia. Ma ora passiamo all’area di Forza Italia e, quindi, al  Presidente Berlusconi, la cui leadership è indicussa e indiscutibile. Ci  mancherebbe altro. Però, proprio in virtù della stima e dell’affetto  che nutriamo nei suo confronti, ci sentiamo in dovere fargli qualche  appunto su alcune sue decisioni. D’altra parte gli amici veri non sono  quelli abituati a fare sempre di si con la testa, ma quellì che hanno il  coraggio (per non dire le palle) di dire le cose come stanno. Allora, a  campagna elettorale conclusa, come si puo’ rimanere indifferenti di  fronte a candidature come quella di Nicole Minetti, arrivata dal nulla  ed inserita nei primissimi posti del listino bloccato del Presidente  Formigoni? Ecco, questo è uno dei classici argomenti di cui tutti si  lamentano nei corridoi, salvo poi mordersi la lingua quando si tratta di  parlarne in veste ufficiale. Eppure nel partito c’è una base che, su  temi come questo ed il disastro della presentazione delle liste, si  aspetta delle risposte. Possibilmente seguite dai fatti, in mancanza dei  quali sarà assai difficile spiegare ai nostri giovani perché dovrebbero  rimboccarsi le maniche e darsi da fare per il partito, quando poi lo  strumento della meritocrazia viene costantemente messo da parte. A  nostro modestissimo avviso in questo momento conviene guardarsi negli  occhi e sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, anche perché  l’alternativa sarebbe quella di far finta di niente e di interiorizzare i  problemi, salvo poi rinfacciarli alla prima occasione. Con le  conseguenze che possiamo immaginare.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>2010: L&#8217;ELENCO DEI MIEI DESIDERI PER L&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:47:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-325" title="italiatricolore" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore-300x274.jpg" alt="" width="300" height="274" /></a>Eh sì, ogni anno che passa tirare le somme di quello che sta per concludersi diventa sempre più complicato forse perché, almeno per quanto mi riguarda, con il trascorrere del tempo divento sempre più esigente, soprattutto nei confronti di me stesso. Così, anziché scrivere un resoconto di ciò che è stato nel 2009, tenterò di fare un elenco delle cose che mi aspetto dal 2010. Massì, mi prendo la libertà di fare una sorta di lista della spesa anche perché, in fondo, sognare non solo non costa nulla ma è anche un ottimo esercizio, che inconsciamente ci spinge a lottare sempre e comunque per il massimo obbiettivo. Insomma, nessuno riuscirà mai a togliermi dalla testa che, se proprio dobbiamo metterci in gioco, tanto vale farlo puntando alla posta più alta. Sempre e comunque. A conferma di quanto vi ho appena detto, spesso e volentieri, quando qualcuno mi chiede “come và” amo rispondergli che se mi lamentassi sarei un ingrato e se mi esaltassi sarei uno che si accontenta. Fatta questa già lunga ma doverosa premessa posso cominciare a dare libero sfogo alla mia immaginazione, tentando di elencare tutto ciò che desidero (senza il condizionale) per l’anno che tra poche ore vedrà la luce. Desidero che il clima politico finalmente cambi, che il confronto sulle idee prenda il posto dell’astio e degli attacchi personali, da entrambe le parti. Desidero non sentirmi più dire frasi del tipo “non capisco come possa, una persona in gamba come te, stare da quella parte politica”. Desidero che il Presidente Fini torni a scaldare il cuore mio e del popolo della destra, riappropriandosi di argomenti che, sono sicuro, continuano ad essere parte integrante del suo dna politico ed umano. Desidero che il Presidente Berlusconi consegni il Partito nelle mani di una nuova classe dirigente, puntando convintamente sulla generazione dei trentenni, che dovranno essere messi nelle condizioni di affrontare e vincere la sfida di una vera e propria “Rivoluzione del merito”. Desidero che maggioranza ed opposizione, questa volta, facciano il possibile e l’impossibile per portare a compimento quel processo riformista di cui la nostra Italia ha terribilmente bisogno. Desidero che l’opposizione collabori, senza pregiudizi, con la maggiornanza per arrivare quanto prima alla soluzione della crisi economica puntanto, innanzitutto, alla salvaguardia dei posti di lavoro. Desidero che maggioranza e opposizione, nell’ottica di un reciproco riconoscimento, s’impegnino per arrivare ad una definitiva “Pacificazione nazionale” consegnando, in modo definitivo e inappellabile, le antiche divisioni ideologiche ai libri di storia. Desidero che i cosiddetti cattivi maestri della sinistra radicale vengano finalmente isolati, perché non possano più inculcare, specialmente nei più giovani, sentimenti negativi come quello che, ad esempio, spinge qualcuno a gridare il vergognoso slogan “1, 10, 100, 1000 Nassirya”. Desidero che gli oltre 9000 Soldati Italiani impegnati in Missioni di Pace in tutto il mondo siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che tutti i rappresentanti delle Forze dell’Ordine siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che la mentalità degli italiani diventi sempre meno provinciale e che, cioè, la finisca di anteporre interessi di bottega a quelli dell’intera comunità. Desidero che ogni italiano sia orgoglioso della sua Patria e che si commuova quando sente l’Inno o vede sventolare il Tricolore, sempre, non solo quando vinciamo i Mondiali di calcio. Desidero che a Como, la mia città, venga abbattuto al più presto quell’orrendo muro che oscura il Lungo Lago. Desidero, per me stesso, di continuare a migliorare in tutto ciò che faccio rimanendo sempre fedele a me stesso e guadagnandomi, sul campo, il ripetto e la stima delle persone che mi sono vicine e che credono in me. Desidero, infine, che questo 2010 regali ad ognuno di voi la forza di credere e lottare per inseguire ogni desiderio. E realizzarlo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>31 dicembre 2009</p>
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		<title>BERLUSCONI E FINI, E&#8217; ORA CHE VI PARLIATE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:44:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-209" title="Berlusconi_611173a" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>Ricordate “La guerra dei Roses”? È un bel film di ormai vent’anni fa in cui Michael Douglas e Kathleen Turner (diretti da Danny De Vito) interpretano la storia della coppia perfetta, ovvero quella stereotipata in cui lui e lei si conoscono per caso ai tempi dell’università e, da allora, è un continuo crescendo di rose e fiori. Ma la loro relazione, così perfetta, ad un certo punto si deteriora e loro finiscono con l’odiarsi. Perchè? Il paradosso è che non c’è, un perché. O meglio, non uno preciso, ma una serie di tanti piccoli motivi che, disseminati durante il loro quotidiano cammino comune, si sono via via ingigantiti, alimentati dallo scemare della passione e dall’aumentare di un’insensata competizione interna alla coppia. Vi ricorda qualcosa, vero? Certo che sì, e sono sicuro che leggendo le mie righe avrete accennato un sorriso, cogliendo immediatamente la metafora con cui ho voluto approcciarmi a questo spinoso (sempre per restare in tema di rose) argomento. Berlusconi e Fini, Fini e Berlusconi, Silvio e Gianfranco, Gianfranco e Silvio: sono ormai mesi che leggiamo di loro in termini, per così dire, contradittori. Un continuo susseguersi di agenzie, dichiarazioni vere o presunte, bene o male interpretate, di fuori onda e di commenti di parte. Sì, avete letto bene, di parte. Perché (almeno sulla carta stampata) si sono formate due opposte fazioni, che per intenderci definirei curve, da cui i rispettivi ultras di Silvio e Gianfranco non se le mandano certo a dire. Anzi. Picchiano come dei fabbri. Ma a ben vedere è uno scontro Pop, talmente Pop che persino l’opposizione, senza nemmeno accorgersene, ne è stata letteralmente fagocitata, costringendo il Pd e persino lo sguaiato Di Pietro a fare il tifo per il Presidente della Camera. Situazione impensabile solo fino a qualche mese fa che, a mio parere, più che i problemi tra Berlusconi e Fini, mette a nudo la pressochè totale mancanza di una figura carismatica nell’area di un centrosinistra sempre più ai margini della scena politica.  Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che, se la sinistra inneggia a Fini, è solo grazie ai suoi continui distinguo nei confronti del Governo ed a alcune battaglie per così dire “anomale” nell’ambito della destra. Ed in parte ha ragione. Non tanto per i richiami alla centralità del Parlamento o al rispetto degli altri poteri dello Stato, quelli sono per lo più atti dovuti alla carica che attualmente ricopre. Il nocciolo della questione sono alcune sue prese di posizione che l’elettorato di centrodestra fatica a comprendere e, quindi, mal digerisce. Mi riferisco, in particolar modo, a quella sull’immigrazione, tema sul quale Gianfranco batte ormai da qualche anno dimostrando, ad onor del vero, una sincera convinzione sulla valiidità dei suoi argomenti, non perdendo occasione per rimarcarli. Proprio questa sua tigna ha spinto alcuni commentatori d’area a dar voce ai sempre più numerosi mugugni di dirigenti e militanti, mettendo sotto gli occhi di tutti quel deterioramento di cui parlavo all’inizio. Ora, mettiamo che qualcuno rientri in Italia dopo un lungo viaggio e che sia rimasto alle notizie di un anno fa, beh, una volta letta questa prima parte del mio articolo potrebbe tranquillamente pensare che si tratti di semplice dibattito interno, su grandi temi di cui un grande partito come il Popolo della Libertà fa bene a discutere. Chi potrebbe dargli torto? Il problema, quello vero, è il contesto in cui è scoppiata questa grana, ovvero, nel bel mezzo di un’offensiva trash-forcaiola cominciata, guarda caso, nel momento di maggiore popolarità vissuto da Berlusconi, che era riusciito ad appropriarsi – anche grazie all’assist di un inconsapevole Franceschini – persino del 25 aprile. Da lì è partita la triste campagna che ben conosciamo, che è culminata con la spettacolarizzazione delle deposizioni di un criminale analfabeta di bassa lega come Spatuzza, passando attrraverso il gossip e la contradittoria bocciatura del Lodo Alfano. In un simile momento, dicevo, di tutto c’era bisogno tranne che di dare il la a questo scontro fratricida, che è nato con l’editoriale in cui Vittorio Feltri, dopo aver rinfacciato a Fini alcune dichiarazioni sul caso Boffo, lo attaccava apertamente, dando voce a quei famosi mugugni che, fin lì, erano rimasti strozzati nelle gole di chi si sentiva orfano del Fini-pensiero. Ovvio, Feltri è un grande giornalista, non un politico, ergo certi calcoli non gli competono, ma è un fatto oggettivo che con quel suo ormai celebre editoriale abbia tirato un bel calcione al can che dormiva, quantomeno in pubblico. Arrivati a questo punto, però, bisogna trovare una soluzione e per farvi capire come la penso torno alla metafora iniziale, quella del film. Vi ricordate il finale? Dopo essersene fatte di tutti i colori, la coppia, ormai stremata, si barrica in casa con l’intenzione di arrivare alla resa dei conti, una volta per tutte. Sia lui che lei erano pronti a tutto, infatti, proprio quando stanno per ammazzarsi entrambi si sfiorano la mano e, guardandosi negli occhi, capiscono di amarsi ancora.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>7 dicembre 2009</p>
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		<title>IN 260.000 PER CHIEDERE GIUSTIZIA – Ecco le proposte al Governo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:36:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-276" title="rape" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a>C’era da immaginarselo, dopo appena tre giorni il gip Cecilia Angrisani ha concesso gli arresti domiciliari a Mugurel Goia e Ionut Barbu, i due romeni accusati di favoreggiamento dei loro quattro connazionali. A quanto pare, la dottoressa Angrisani, motiverà la sua decisione affermando che i due criminali in questione risultano ancora incensurati e che, quindi, sempre stando alla sua teoria, otterranno la sospensione condizionale della pena. Dire che avevamo ragione sarebbe troppo facile di fronte ad una decisione del genere e, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei nostri interessi e poi, diciamocelo francamente, visti gl’innumerevoli precedenti non era certo necessario essere Nostradamus per prevedere una decisione tanto aberrante. Purtroppo. Decisione che, guarda caso, è arrivata dopo la denuncia dei radicali Rita Bernardini e Marco D’Elia sulle presunte percosse che, i criminali in questione, avrebbero subito in carcere, e contestualmente all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Certo, saranno delle casualità ma, in quanto tali, ci sarà quantomeno concesso di prendere atto di quanto beffardo sia stato il destino.</p>
<p>Nel giro di quattro giorni siamo diventati 60.000, un numero che fa impressione per quanto è grande. Sì, perché 60.000 persone riempiono una piazza od uno stadio, sono gli abitanti di una città medio-grande, insomma, è un numero che non passa inosservato, che non si può ignorare. Proprio come non si può ignorare ciò che, ahinoi, ci ha uniti, in questo gruppo: la percezione che, nel nostro Paese, la giustizia non funzioni come dovrebbe, e la scarcerazione di quei due criminali infami ne è la triste dimostrazione.</p>
<p>Per questo continueremo, per quanto a noi possibile, a far sentire la nostra voce per chiedere:</p>
<p>- <strong>al Governo ed al Presidente Berlusconi d’impegnarsi ad inasprire, nel quadro della riforma della giustizia, le pene previste per il reato di violenza sessuale dall’art. 609 bis del codice penale</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Alfano di valutare seriamente l’ipotesi d’inviare degli ispettori per verificare l’effettiva legittimità della decisione assunta dal gip Angrisani e per garantire che il processo si possa svolgere in piena serenità di giudizio</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Maroni, affinchè valuti tutte le misure per arginare un fenomeno, quello dello stupro, che ha oggettivamente superato ogni livello di guardia</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Carfagna, perché valuti tutte le misure per garantire la necessaria assistenza, da parte dello Stato, alle vittime di questo infame reato</strong></p>
<p>- <strong>ai Ministri Frattini e La Russa, perché possano prendere precisi accordi con i paesi d’origine di questi criminali – in molti casi la Romania – affinchè scontino la pena non in Italia, ma nelle patrie galere</strong></p>
<p>- <strong>ai Presidenti delle Camere, Fini e Schifani, ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, di maggioranza ed opposizione, affinchè lavorino in un clima di massima e reciproca collaborazione al fine di ottenere, nei tempi più brevi possibili, tutte le misure necessarie ad affrontare e sconfiggere questa terribile piaga</strong></p>
<p>Noi, anche a seguito dello stupro di gruppo avvenuto ieri in provincia di Cosenza, continueremo a mantenere alta l’attenzione nei confronti di un crimine, quello dello stupro, sul quale non si dovranno spegnere i riflettori. Almeno finchè non saranno adottate le misure necessarie per combatterlo, almeno finchè alle vittime non sarà garantita la massima assistenza, almeno finchè non sarà fatta giustizia.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47580576739&amp;ref=ts" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.facebook.com/group.php?gid=47580576739_amp_ref=ts&amp;referer=');"><strong>Vai al gruppo</strong></a></p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>31 gennaio 2009<br />
</strong></p>
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		<title>Ritorno al futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:31:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Noi ci crediamo, dannazione. Sembrerà un concetto banale, financo lapalissiano, ma è semplicemente questo il motivo per cui, ogni qual volta veniamo tirati per la giacca da una certa opinione pubblica, nonostante tutti gli sforzi di questo mondo, ci ricaschiamo. D’altronde, se l’argomento non ci toccasse nel vivo, la discussione non sarebbe nemmeno partita. Alemanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/FuturePower.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-270" title="FuturePower" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/FuturePower-260x300.jpg" alt="" width="260" height="300" /></a>Noi ci crediamo, dannazione. Sembrerà un concetto banale, financo lapalissiano, ma è semplicemente questo il motivo per cui, ogni qual volta veniamo tirati per la giacca da una certa opinione pubblica, nonostante tutti gli sforzi di questo mondo, ci ricaschiamo. D’altronde, se l’argomento non ci toccasse nel vivo, la discussione non sarebbe nemmeno partita. Alemanno e La Russa non avrebbero rilasciato certe dichiarazioni, Fini non avrebbe detto quelle cose ad Atreju, e Giorgia non si sarebbe trovata tra l’incudine (per fortuna non la falce!) ed il martello. Questo è il dazio che dobbiamo pagare per il fatto di essere una Comunità, prima che un partito. Questo è il dazio che dobbiamo pagare per il fatto di sentirci Militanti, prima che amministratori o dirigenti. E ancora, questo è il dazio che dobbiamo pagare per aver fatto confusione tra una questione che è culturale, e non politica. Ci siamo fatti trascinare su di un terreno dissestato sul quale, per altro, i nostri avversari si trovano ad occhi chiusi. D’altronde, sono ormai settant’anni che non fanno altro che recitare la noiosa tiritera sulla dicotomia fascismo/antifascismo. Nel loro vuoto pneumatico è davvero l’unico argomento che gli è rimasto, come la particella di sodio protagonista di quella famosa pubblicità. Il nostro Partito nasce da una storia cominciata quasi sessantatre anni fa, sulle ceneri del peggiore conflitto della storia e di una  straziante guerra civile. Eppure, già allora, i fondatori del Movimento Sociale, parlavano dell’esigenza di arrivare ad una vera “pacificazione nazionale”. Ahinoi, il raggiungimento di quel risultato avrebbe, di fatto, eliminato lo specchietto per le allodole con il quale certa sinistra pensa ancora di abbagliare gli Italiani, evitandogli di affrontare argomenti concreti. Insomma, li avrebbe costretti a passare dalla teoria alla pratica, dalla retorica alla cultura del fare che, evidentemente, non rientra nelle loro corde. Detto questo, ha ragione da vendere Giorgia, quando dice che noi combattiamo in nome del valore supremo della libertà. Se così non fosse saremmo degli ipocriti belli e buoni, visto che siamo protagonisti di vere e proprie battaglie culturali contro tutti i regimi dittatoriali, in ultimo quella per la libertà del popolo Tibetano. Ce ne siamo forse scordati? Certo, personalmente sono convinto che i valori della libertà e della democrazia poco abbiano a che fare con una combinazione di parole che comprenda il vocabolo “anti”, ma questo non significa che non mi possa riconoscere nei principi della Costituzione. Vivaddio siamo persone in grado di ragionare, e di riuscire a vedere al di là del palmo del nostro naso, senza farci ingabbiare in steccati ideologici che non appartengono al nostro tempo. Detto questo ognuno di noi ha una coscienza con cui, volente o nolente, prima o poi dovrà fare i conti e, per quanto mi riguarda, mi sento libero di poter affermare di aver sempre difeso la memoria dei nostri Martiri senza, per questo, dover sconfinare nel becero estremismo politico fine a se stesso. Perché, cari miei, alla fine sono i fatti a contare. E allora, se le donne e gli uomini che compongono una destra riconosciuta democratica a tutti gli effetti, sono stati in grado di far emergere pezzi della nostra storia dall’oblio nel quale erano stati relegati per decenni, beh, allora vuol dire che abbiamo avuto ragione a consegnare, in maniera definitiva ed inequivocabile, il Ventennio al giudizio degli storici. Come dicevo all’inizio si tratta, ormai, di una questione culturale, alla quale ognuno, in coscienza, sarà libero di dare l’interpretazione che meglio crede, ma stando ben attento a non perdere di vista un altro valore che ritengo importantissimo: la coerenza. Quella coerenza che ci ha sempre contraddistinti da avversari ed alleati e che, a sua volta, non deve essere assolutamente confusa con lo scimmiottamento di ciò che fu prima ancora che i nostri genitori venissero al mondo. Noi, pur consapevoli del passato, siamo figli del nostro tempo ed abbiamo, dinnanzi a noi, l’orizzonte di una Patria da difendere e migliorare, fieri delle nostre idee e forti dei nostri valori.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>18 settembre 2008</p>
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		<title>Viva l’Italia liberata (dai comunisti)!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:28:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/080416.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-267" title="080416" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/080416-300x258.gif" alt="" width="300" height="258" /></a>Che goduria. Lo so, non è certo un modo elegante per cominciare l’articolo ma chissenefrega, l’evento è talmente importante da non meritare un commento fintamente buonista in nome del politically correct. Per anni li abbiamo subiti, li abbiamo combattuti, loro e quel morbo dell’odio di cui erano portatori sani e con il quale hanno infettato per decenni la nostra società; per anni hanno abbindolato milioni d’italiani con le loro teorie bislacche, divenute ormai irricevibili anche per il più rosso dei compagni. L’aveva detto Gianfranco Fini a Milano, in occasione dell’apertura della campagna elettorale, che il 14 aprile sarebbe stato ricordato come la vera Festa di Liberazione, da Prodi e dai comunisti, beh, col senno del poi si può tranquillamente affermare che tutti noi speravamo che la “profezia” finiana s’avverasse ma sfido chiunque a dire che s’immaginava una disfatta di questa portata. In un sol colpo, oltre ad essere tornati al governo del Paese, ci siamo liberati di personaggi lugubri come Giordano e Diliberto, di gentaglia come Pecoraro Scanio, Paolo Cento e Vladimiro Guadagno (in arte Vladimir Luxuria), di delinquenti come Caruso, insomma, della feccia del Parlamento. Era ora, sì, perchè questa è la gente che per decenni ha bloccato lo sviluppo dell’intera Nazione, in nome della stolta ideologia del non fare. Questa è la gente che ha reso le nostre città meno sicure, che ha fatto il lavaggio del cervello a milioni di nostri giovani facendogli credere che il Muro non era mai caduto e che drogarsi fa bene. Questa è la gente che ha mandato in Parlamento assassini e terroristi, dedicando un’aula del Senato al giottino Carlo Giuliani (targa da rimuovere immediatamente). Questa è la gente che andava a ridere ai funerali dei nostri Caduti a Nassirya. Questa è la gente che manifestava con i kamikaze islamici. Questa è la gente che usava gli aerei di Stato per andare a farsi i fatti propri. Questa è la gente che ha venduto i morti del Cermis in cambio della terrorista Baraldini. Insomma, questa è la gente che gl’italiani hanno finalmente saputo mandare al diavolo o, nel caso del Sig. Guadagno, a dar via il culo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>16 aprile 2008</p>
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		<title>L’alba del Popolo della Libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 20:11:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dado è tratto, finalmente. I più davano ormai per scontata una campagna elettorale scialba, priva di sucitare un reale interesse nel Paese per via del diffuso sentimento di antipolitica con il quale Prodi e soci sono stati capaci, con i loro disastri, d’ infettare la nostra società. Molto probabilmente questa previsione si sarebbe avverata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-209" title="Berlusconi_611173a" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>Il dado è tratto, finalmente. I più davano ormai per scontata una campagna elettorale scialba, priva di sucitare un reale interesse nel Paese per via del diffuso sentimento di antipolitica con il quale Prodi e soci sono stati capaci, con i loro disastri, d’ infettare la nostra società. Molto probabilmente questa previsione si sarebbe avverata se due grandi persone come Berlusconi e Fini non avessero avuto il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo realizzando un sogno che sembrava, nostro malgrado, destinato a rimanere tale: la casa comune del Popolo della Libertà. Un passo di portata storica, capace di scaldare il cuore di ognuno di noi, perchè ci restituisce una prospettiva di ampio respiro nel nome di valori e principi comuni cementati da anni di militanza e partecipazione fianco a fianco, gomito a gomito. <em><strong>Storie diverse che si sono unite quattordici anni fa in un orizzonte comune, che si è fatto via via sempre più nitido, fino ad oggi, all’alba in cui sta sorgendo il Popolo della Libertà.</strong></em> Sono il primo a comprendere l’emozione di qualcuno perchè, vivaddio, siamo persone che hanno sempre vissuto la politica con il cuore, orgogliosi della propria identità, della propria storia. Una storia fatta di militanza, di coerenza e di coraggio, perchè questo è il momento di ricordare che se oggi possiamo celebrare la nascita di una grande forza di centrodestra è anche e soprattutto grazie a tutte quelle ragazze e quei ragazzi che difendevano le proprie idee nelle fila del Movimento Sociale, quando combattere il comunismo e sventolare il Tricolore, nella nostra amata Italia, voleva dire rischiare la vita. Rischiare la vita a vent’anni, per un ideale, in difesa di valori per noi tutt’oggi inestimabili… beh, c’è chi la vita l’ha persa per davvero, ragazzi che hanno pagato il prezzo più alto in nome delle idee e dei valori che oggi, grazie al loro sacrificio, sono condivisi dalla stragrande maggioranza del Popolo Italiano. Adesso dovremo essere capaci anche noi di gettare il cuore oltre l’ostacolo, condividendo questa scelta coraggiosa, e supportandola con tutti noi stessi affinchè quest’occasione non vada persa. Per quanto riguarda i vertici, beh, da loro mi aspetto che questa sia solo la prima di tante altre scelte coraggiose, a cominciare da quel ricambio generazionale che aspettiamo da ormai troppo tempo, largo ai giovani, quindi, magari adottando il criterio delle Quote Giovani, garantendo agli “over trentacinque” il 30% dei posti utili in lista.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>11 febbraio 2008</p>
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		<title>Quelli che si auguravano un fine anno Speciale</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:57:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana;"><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/roberto_speciale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-249" title="roberto_speciale" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/roberto_speciale-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a>Siamo in pieno  declino, oramai é un dato di fatto inoppugnabile. L’unico a non  essersene accorto è Prodi che, facendo sfoggio del suo sorriso da ebete ha farfugliato incomprensibilmente, alla sua maniera, che “va tutto bene”. Ancora non mi spiego come milioni d’italiani abbiano potuto dargli il voto tagliandosi, di fatto, le palle da soli. Metafora tanto rozza quanto esplicativa. La scorsa settimana il Times ha fatto un ritratto impietoso della nostra Nazione, centrando in pieno il problema principale che, da noi, molti fingono di non vedere: viviamo sotto un regime gerontocratico. Una verità sacrosanta, le vecchie cariatidi se la cantano e se la suonano come gli pare e piace, completamente indisturbate, non ci sono Santi che tengano. La verità è che viviamo in un Paese letteralmente strangolato dall’insulso sistema che lo dirige, un sistema in cui la gerontocrazia fa il paio con la completa assenza del principio di meritocrazia, con l’aggiunta, va detto, di un Popolo che molte volte sembra cercarsela… ma come diavolo si fa a votare Prodi ben sapendo che ci avrebbe tartassati? Oppure, come diavolo fanno i campani a votare da vent’anni gente come Bassolino, che li fa vivere sommersi dalla monnezza? Certo, il “tafazzismo” è un male, ma la mancanza di responsabilità da parte di chi ha in pugno le sorti del Paese è cosa ben piu’ grave, basti pensare che nella situazione attuale, in cui milioni d’italiani fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, i nostri politici non facciano altro che parlare di legge elettorale… una vera vergogna! Come è vergognoso il fatto che continui a rimanere in carica un governo senza numeri, che non è neppure in grado di approvare un decreto in materia di sicurezza, un governo sostenuto da squallidi personaggi che tentano di fare accattonaggio di voti recitando la parte dei contestatori interni che, però, quando si tratta di votare sono lesti a smettere i panni dei leoni per tornare a fare le brave pecorelle. In questo quadro che sembra raffigurare un tunnel senza uscita, in molti devono aver sperato in un cambiamento radicale, quando il Generale Speciale, incassata la vittoria al Tar, aveva dichiarato che il giorno successivo avrebbe ripreso il suo posto. Qualcuno si starà sicuramente domandando quale sia il nesso… beh, provate a lasciare spazio alla vostra immaginazione, a fantasticare su un Generale della Finanza che, vinta la sua battaglia contro un governo che non ha mai ritenuto degno di rappresentare il Paese, assume il comando delle Forze Armate e istituisce un governo militare… Sì, lo so, è solo fantasia, ma in quanti leggendo ciò che stava accadendo, per un solo istante hanno pensato a quest’eventualità? Ma Speciale non è certo Borghese e, nostro malgrado, anche quest’anno Mortadella stapperà lo spumante da Presidente del Consiglio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana;">Alessandro Nardone</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana;">25 dicembre 2007<br />
</span></span></p>
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		<title>Il piano segreto: Berlusconi punta al Quirinale</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:54:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ne sa una più del diavolo, Berlusconi. Sarà una banalità ma è così, non si discute. Una delle sue maggiori qualità è quella di saper fotografare alla perfezione le situazioni che affronta, di saperle analizzare in maniera scientifica e, il più delle volte, di risolverle con dei veri e propri colpi di genio, come ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/berlusconi0601.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-246" title="berlusconi0601" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/berlusconi0601-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>Ne sa una più del diavolo, Berlusconi. Sarà una banalità ma è così, non si discute. Una delle sue maggiori qualità è quella di saper fotografare alla perfezione le situazioni che affronta, di saperle analizzare in maniera scientifica e, il più delle volte, di risolverle con dei veri e propri colpi di genio, come ha fatto con l’ormai celebre “rivoluzione del predellino”, uscendo dall’angolo in cui si era andato a cacciare annunciando la sicura caduta del governo sulla finanziaria. Silvio, però, non aveva messo in preventivo di scatenare una tale reazione dei suoi alleati, che non hanno proprio digerito il coupe de theatre. Ora, il Cavaliere, ha la necessità di uscire dall’angolo in cui l’hanno spinto i suoi alleati, Fini in primis, perchè è perfettamente consapevole che, per tornare al governo, da loro non può permettersi di prescindere. Da qui la decisione di aprire al dialogo con Veltroni ed il Partito Democratico, dando l’impressione di voler flirtare su una legge elettorale che favorisca i due maggiori partiti. Disponibilità che ha spiazzato nuovamente tutti, perchè si da il fatto che Silvio sia sempre stato uno dei più accaniti sostenitori del bipolarismo e, fino a qualche giorno prima, solo l’idea di sedersi allo stesso tavolo con un rappresentante del centro-sinistra gli faceva venire l’orticaria. Allora cosa è cambiato? Beh, quel geniaccio di Berlusconi l’ha pensata proprio bene, perchè se il suo piano andasse in porto riuscirebbe, in un sol colpo, a sistemare tutte le tessere del suo mosaico, ma andiamo con ordine. Il primo elemento dal quale dobbiamo partire è che, salvo imprevisti, il prossimo Capo dello Stato verrà eletto dal Parlamento nel 2013. Potrebbe sembrare un dato ininfluente ma, se considerate che aspettando ancora qualche mese a far cadere il governo ad eleggerlo sarà la prossima legislatura, vi sarà chiaro che si tratta di un particolare non trascurabile. Il secondo elemento è che Berlusconi si è devvero rotto le scatole di tenere insieme la colalizione, vorrebbe poter operare libero dagli assilli degli alleati che, ovviamente, scalpitano per succedergli alla guida del centrodestra. Se mettiamo insieme le due cose il quadro comincia ad essere chiaro: la trattativa di Silvio con Walter, altro non è che un modo per prendere tempo. Infatti, una volta acquisita la certezza che sarà (presumibilmente) la sua futura maggioranza ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, potrà puntare dritto alle elezioni serrando le fila del centrodestra. Come? Dando a Fini la garanzia che sarà proprio lui a succedergli, a legislatura in corso, dopo l’approdo di Berlusconi al Quirinale. Ha calcolato proprio tutto, il buon Silvio, escogitando un piano che gli permetterebbe, in un sol colpo, di rinsaldare la coalizione, di vincere le elezioni, di avere finalmente le mani libere con il suo nuovo incarico da Capo dello Stato e, cosa non da poco, la soddisfazione di fottere Veltroni. Ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>16 dicembre 2007</p>
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		<title>Legge elettorale, il centrodestra promuova “Il Sindaco d’Italia”</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:52:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/berlusconirid.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-243" title="berlusconirid" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/berlusconirid-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a>Chi ha qualche anno di militanza politica alle spalle ricorderà che, circa undici anni fa, Mario Segni fece una proposta che, ancora oggi, è dannatamente attuale: una legge elettorale sul modello utilizzato per l’elezione dei Sindaci, proposta che prese il nome di Sindaco d’Italia, appunto. Da allora di acqua sotto ne è passata, di governi anche ma, ahinoi, nessuno è ancora stato in grado di produrre un sistema elettorale in grado di stabilire, con chiarezza, chi governa e per quanto. La cosa più drammatica è che in nome della legge elettorale si butta via un sacco di tempo che potrebbe essere impiegato per risolvere i drammatici problemi che affliggono il nostro amato paese; governi senza i numeri per governare e segreterie dei partiti impegnate e confrontarsi sulla legge elettorale, mentre passano i mesi, gli anni. Dopo le schermaglie dei giorni scorsi oggi, finalmente, i capigruppo del centrodestra sono tornati a riunirsi nel tentativo di trovare una quadra sulla riforma proposta dall’ex ministro Bianco, riunione che ha visto tutti d’accordo tranne Forza Italia, a cui non dispiacerebbe barattare il bipolarismo con una legge in grado di lasciare le “mani libere” ai partiti per stringere alleanze post-elettorali. Ha ragione da vendere Gianfranco Fini quando afferma che rinunciare al bipolarismo equivarrebbe a tornare indietro di vent’anni, a quella partitocrazia capace di generare mille governi, in cui gli accordi si facevano non davanti agli elettori ma nei corridoi del Parlamento. Personalmente sono dell’idea che, dopo tangentopoli, l’unica vera conquista sia stata quella del bipolarismo, che obbliga i partiti ad allearsi sulla base di un programma prima delle elezioni e che, da quella conquista, non si possa e non si debba assolutamente prescindere. Allora perchè non far nostra la proposta del Sindaco d’Italia? Spariglierebbe il tavolo mettendo sicuramente d’accordo tutti tranne, probabilmente, Veltroni e Berlusconi ma, a quel punto, sarebbero loro a trovarsi in un angolo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>12 dicembre 2007</p>
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