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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; Nel Popolo della Libertà ::. &#187; facebook</title>
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		<title>Casa e impiego? Ma se non riusciamo a trovare manco la ragazza</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 23:34:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I maschi subiscono (precocemente) il fascino delle ragazzine, le femmine inseguono quelli più maturi ma alla fine restano "zitelle": il posto fisso manca anche in amore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/05/5853c18300d63c3d4ea4f356a1c59e03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-470" title="trentenni" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/05/5853c18300d63c3d4ea4f356a1c59e03-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Di paradossi, la nostra società, ne ha da vendere. In ogni ambito. Riflettendoci, viene da pensare che, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, siano tutti figli di quello che potremmo definire il paradosso primordiale, ovvero che in un tessuto sociale in possesso di un retaggio storico-culturale di tradizione millenaria si siano sostanzialmente smarriti, in gran parte, valori e punti di riferimento. Eppure, noi che almeno volendo ne avremmo a bizzeffe, ci siamo ridotti ad una costante mitizzazione di personaggi che, nel migliore dei casi, rappresentano il vuoto pneumatico. Mentre, paradosso nel paradosso, un Paese anagraficamente più giovane e teoricamente frammentato come gli Stati Uniti è riuscito a costruire, attorno alla sua seppur breve storia, una ben maggiore coesione nazionale, spesso capace di unire gran parte del suo popolo in un sincero sentimento di amor patrio. Figlio di dosi assai massicce di retorica, certo, ma pur sempre utile a cementare i pochi o tanti paletti che delimitano i confini socio culturali di quella che è unanimemente considerata la più grande democrazia del pianeta. Per quanto generica, questa premessa, getta le basi per arrivare all’argomento su cui voglio andare a parare, ovvero le oggettive difficoltà che riscontrano le ragazze ed i ragazzi della mia generazione nel relazionarsi tra loro. Ovviamente mi riferisco ai trentenni che, qualcuno potrebbe giustamente eccepire, sono da considerarsi donne e uomini, altro che ragazzi. Eccezione che, tecnicamente, non farebbe una piega, se solo non vivessimo in un paese incardinato su un sistema di chiara matrice gerontocratica, in cui se non hai cinquant’anni sei considerato troppo giovane e, quindi, inaffidabile. A tutti i livelli. Da ciò  e dalla mancanza di valori di cui parlavo prima deriva, almeno in parte, quell’insicurezza di fondo che spinge tanto noi uomini quanto le donne di quella fascia d’età a giocare costantemente in difesa, atteggiamento che si traduce nella convinzione (spesso illusoria) che la chiave della nostra felicità vada cercata altrove. Sì, ma dove? Volendo semplificare, diciamo che tendenzialmente l’uomo e la donna vanno a caccia dell’altra metà del cielo imboccando sentieri diametralmente opposti. Infatti, mentre l’uomo si sente maggiormente attratto dalle ragazze più giovani, la donna è più stimolata dal maschio adulto. Nell’ambito di questo schema che sa molto di Quark e Piero Angela, risulta del tutto evidente che l’età del bivio sia quella dei fatidici trenta, vero e proprio spartiacque tra coloro che riusciranno a mettere su famiglia e chi, invece, è destinato a navigare per chissà quanto nel mare magnum dell’incertezza, quantomeno sentimentale. A detta di molti, quest’incomunicabilità cronica altro non è che il prodotto dell’eccesso di comunicazione dei giorni nostri. Altro paradosso, altra verità. Io stesso posso ormai considerarmi “dipendente” da internet, che consumo in dosi massicce soprattutto sotto forma di newtork sociale. Facebook, tanto per intenderci. Allora, già che c’ero, ieri sera ho pensato di fare buon viso a cattivo gioco sfruttando l’infernale marchingegno per chiedere direttamente ai miei amici virtuali cosa pensassero di quest’argomento. Risultato? Oltre quaranta messaggi (tra pubblici e privati) nel giro di dodici ore, di cui un buon 80% proveniente da rappresentanti del gentil sesso. Diciamo che, tutto sommato, esiste un comune sentire, ma con sfumature diverse, evidentemente figlie delle esperienze personali. Ad esempio, mentre Sissi afferma che “I dolori pregressi portano al congelamento delle emozioni che induce i trentenni a credere che non troveranno mai l’anima gemella”, Emanuela fa autocritica rispetto all’indipendenza delle donne: “Siamo diventate troppo indipendenti e probabilmente non sappiamo ancora come gestirla questa indipendenza o, forse, ci ha rese troppo aggressive e l’uomo non gradisce mettersi in competizione con noi”. Certo, Sissi ed Emanuela hanno focalizzato due elementi fondamentali nell’economia di questa discussione affermando, tra le righe, che noi uomini saremmo troppo poco coraggiosi, perchè spaventati dalle responsabilità che comporterebbe un rapporto con una nostra coetanea, mentre troveremmo molto più attraente la spensieratezza di una ventenne. Il ragionamento, per certi versi, ci puo’ anche stare ma cosa pensano, da par loro, i ragazzi? Il commento più diretto ed efficace è certamente quello di Filippo, che, di primo acchito, parrebbe tradire un punta di machismo: “Balle! Se una storia, intorno ai trenta non va, è perché io trentenne sfigato non mi metterò mai con te sfigata zitella, che hai tutto cadente: il culo, le tette, la faccia, l’umore, l’autostima e persino la conversazione. Io mi voglio mettere con le veline che vedo ogni sera in televisione! Giovani, sorridenti, alte, con tette sode e culi altissimi, perché le ho aspettate tanto tempo e ora me le merito!”. Una provocazione volutamente tranchant, quella di Filippo, ma fino ad un certo punto. Insomma, volendo provare a tirare le somme, è davvero così difficile, al giorno d’oggi, andare d’accordo tra trentenni? Non è che, forse forse, dovremmo tentare di essere tutti un po’ meno cervellotici? Molto probabilmente la verità assoluta non verrà mai a galla ma, se posso dire la mia, quella che più ci si avvicina è certamente Manuela, citando il titolo di un film: “La verità è che non gli piaci abbastanza”. Sicuri che, in fondo, non sia proprio così?</p>
<p>Alessandro Nardone per <a href="http://www.lordine.it" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.lordine.it?referer=');">L&#8217;Ordine</a> del 26 maggio 2010</p>
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		<title>Presentate in comune le firme per la movida</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 12:20:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/firme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-454" title="firme" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/firme-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>Sono state protocollate a Palazzo Cernezzi le firme raccolte tra il  popolo della notte per contestare la bozza di ordinanza che prevede la  chiusura dei locali anticipata alla mezzanotte (con possibilità di  deroghe fino alle 2 per chi metterà in atto una serie di interventi che  vanno dall&#8217;ordine alla pulizia). A consegnarle l&#8217;ex consigliere comunale  di An Alessandro Nardone e Matteo Basile, promotori dell&#8217;iniziativa. In  totale sono stati 3.100 i sottoscrittori della petizione in meno di una  settimana. Chiedono al sindaco StefanoBruni di «ritirare l&#8217;ordinanza  con la quale s&#8217;intende chiudere i locali pubblici a mezzanotte» e lo  invitato ad «ad elaborare quel &#8220;Piano integrato per il rilancio del  turismo&#8221; che la città aspetta da ormai tanti, troppi anni». La bozza di  ordinanza, che ha messo sul piede di guerra i commercianti, i gestori  dei locali e il popolo della notte, finirà questo pomeriggio (inizio  alle 17) sul tavolo della commissione cultura di Palazzo Cernezzi.  Formalmente non sono previsti interventi dei gestori, ma la riunione è  aperta a tutti. Contrario quasi tutto il Pdl, ma anche il Pd, la Lega  Nord.</p>
<p>Gisella Roncoroni per La Provincia del 22 aprile 2010</p>
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		<title>Raccolta di firme in 23 locali, Nardone: «Ritirare l&#8217;ordinanza»</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 19:25:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/alessandro-nardone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-436" title="alessandro nardone" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/alessandro-nardone-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>Il popolo della notte si è mobilitato su facebook (oltre 4mila gli  iscritti in appena due giorni al gruppo &#8220;No alla chiusura dei Bar a  mezzanotte a Como&#8230;Già ci avete tolto il lago&#8221;), ma scatta adesso anche  una raccolta firme tradizionale. Sono 23 i bar che si sono accordati e  hanno avviato da ieri sera la petizione (Q Caffè di via Indipendenza;  Caffè Nova Comum di piazza Duomo; Secret Cafè di via Diaz ; bar Giuliani  il Borgo Sant&#8217;Agostino e la Pizzeria Funicolare in piazzetta  Funicolare; La Capannina in fondo a Viale Geno; Il Pappafico e Golosità  in viale Geno; 22100 a Sant&#8217;Agostino; CFC in via Sant&#8217;Abbondio; il Loom  Cafè di viale Roosevelt; I 5 Sensi, Le Soste e Mesa Redonda in via Diaz;  bar Breva in piazza Duomo; bar Mariett in via Vittorio Emanuele; bar  Tulipe in via Milano; Colonial Cafè di piazza Mazzini; bar Touring di  piazza Cavour; Puravida del tempio Voltiano; Ratafià in viale Rosselli;  Cube sul lungo Lario Trento).<br />
A fare da raccordo della protesta l&#8217;ex  consigliere comunale di An Alessandro Nardone che ha mobilitato i 23  locali cittadini. Nel dettaglio con la petizione i sottoscrittori  chiedono al sindaco di «ritirare l&#8217;ordinanza (per ora è una bozza e non è  ancora stata firmata, ndr) con la quale s&#8217;intende chiudere i locali  pubblici a mezzanotte» e lo invitato ad «ad elaborare quel &#8220;Piano  integrato per il rilancio del turismo&#8221; che la città aspetta da ormai  tanti, troppi anni».<br />
E ancora: «Un rilancio &#8211; scrivono i firmatari &#8211;  che dovrà necessariamente partire tenendo conto delle reali esigenze  delle nuove generazioni, e di una visione complessiva di lungo respiro  che sappia finalmente andare oltre ai soliti interventi &#8220;a spot&#8221;,  migliorando costantemente l&#8217;offerta, non peggiorandola, come nel caso  dell&#8217;ennesima rinuncia ad una manifestazione di grande successo come la  &#8220;Notte Bianca&#8221; che, per altro, dovrebbe e potrebbe tranquillamente  essere organizzata da realtà presenti sul territorio comasco».<br />
Intanto  il tam tam della protesta prosegue sia su internet che nei bar dove non  si parla d&#8217;altro della bozza di ordinanza che fa scattare il coprifuoco  concedendo deroghe &#8220;ad personam&#8221; agli esercizi commerciali che si  impegnano a fornire una serie di garanzie (dalla pulizia alla presenza  di body guard all&#8217;esterno).</p>
<p>Gisella Roncoroni per La Provincia del 14 aprile 2010</p>
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		<title>IL VIDEO: BERLUSCONI APRE LA CAMPAGNA DI POZZI</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 22:37:26 +0000</pubDate>
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		<title>I BLOG SONO IN CRISI? E&#8217; LA RETE, BELLEZZA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:24:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/blog-blogging-blogosfera-web-20.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" title="blog-blogging-blogosfera-web-20" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/blog-blogging-blogosfera-web-20-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a>In tempi di appelli più o meno credibili in nome del valore (sacrosanto, intendiamoci) della “libertà di stampa” occorre, a mio modestissimo avviso, aprire una breve riflessione su un aspetto del quale nessuno, fin’ora, ha tenuto debitamente conto, ovvero la vera e propria rivoluzione in atto sul web. Per consentire anche ai meno appassionati di comprendere l’estrema importanza di quest’argomento, parto da una dichiarazione che Ezio Mauro &#8211; Direttore di Repubblica &#8211; ha rilasciato qualche giorno fa rispondendo all’inchiesta con cui Il Giornale ha scoperto che gran parte dei firmatari dell’appello promosso on line dal quotidiano di De Benedetti fossero, in realtà, inesistenti. Qualche esempio? Tra i firmatari compaiono migliaia di nomi pittoreschi come Vorrei Cheparlaste o Bruce Lagodigarda, tanto per citarne un paio.</p>
<p>Bene, ad un fatto oggettivamente incontestabile Mauro ha risposto con un luogo comune ormai stantio: “La rete è democrazia”. Vero, per molti aspetti lo è, ma va anche detto che esistono innumerevoli esempi di quanto si sia abusato dell’estrema libertà messa a disposizione dal web, utilizzandola a proprio uso e consumo, nella stragrande maggioranza dei casi per insultare il nemico di turno nascondendosi comodamente dietro l’anonimato di un nickname. Negli ultimi anni il web è stato letteralmente invaso da milioni di blog che, il più delle volte, si trasformavano in veri e propri vomitatoi, all’interno dei quali chiunque poteva dare libero sfogo ai suoi istinti (per lo più animaleschi) repressi.</p>
<p>Le vittime? Beh, anche in questo caso il repertorio è vastissimo ma il principio è sempre lo stesso: mi stai antipatico? Ti odio? Ti diprezzo? O, più semplicemente, sono accecato dall’invidia? Bene, in assenza del coraggio necessario per affrontarti e dirtelo in faccia e, soprattutto, non volendo correre il rischio di beccarmi una denuncia per diffamazione, mi apro un bel blog e ti sputtano sul web. Facile, no? In molti si erano illusi che l’onda potesse essere cavalcata, financo per creare un partito politico, salvo poi prendere atto di aver preso una grossa cantonata.</p>
<p>Era, infatti, inevitabile che prima o poi la tendenza s’invertisse, sostanzialmente per due motivi. Il primo è che l’utente medio di internet è sempre più informato e quest’aspetto lo porta a prediligere un’informazione attendibile e di qualità. Il risultato è che i blog di cui parlavo pocanzi, i vomitatoi, scompaiono mentre i blog di livello non soltanto accrescono quotidianamente le loro visite ma, cosa ancora più importante, fanno opinione. Probabilmente l’esempio più eclatante è l’americano Huffington Post, che si avvale della collaborazione quotidiana di oltre 3000 bloggers le cui inchieste, negli anni, sono state tanto attendibili ed efficaci da renderlo il sito d’informazione più influente anche all’interno della Casa Bianca. Il secondo motivo è l’avvento dei Social Network come Facebook e Twitter, che hanno avuto il grande merito d’introdurre il concetto di microblogging ovvero, come si fa quando si aggiorna il proprio stato, sintetizzare il proprio pensiero in una frase lunga poco più di 140 caratteri, proprio come un sms. Si calcola che attualmente siano oltre 250 milioni le persone che hanno aperto un profilo su Facebook, e che lo usano quotidianamente per condividere con i propri conoscenti opinioni, foto, video e quant’altro.</p>
<p>La differenza sostanziale è che, in un Social Network, gli utenti che tentano di mantenere l’anonimato vengono esclusi dal resto della comunità, proprio perché in palese conflitto con il concetto stesso di social networking. Questo significa che se qualche buontempone decide di fare qualcosa che prevarichi la libertà altrui, viene messo nelle condizioni di andarsene, insomma, si auto esclude. Senza considerare che, proprio alla luce di questo motivo, i calunniatori di professione sono più facilmente perseguibili. Una rivoluzione positiva, dunque, che va nella direzione di una sempre maggiore “socializzazione” della rete, che dovremo essere bravi a sfruttare stando sempre attenti, però, alle informazioni che decidiamo di darle in pasto.</p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>14 settembre 2009<br />
</strong></p>
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		<title>UN COMASCO SMASCHERA CERTA STAMPA DI SINISTRA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:14:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/alessandro-nardone-novella-2000.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-311" title="alessandro nardone - novella 2000" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/alessandro-nardone-novella-2000-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a>Ci voleva un 33enne comasco per smascherare certa stampa di sinistra, finendo sulle pagine di un settimanale nazionalpopolare. Lui è Alessandro Nardone, già consigliere comunale di Como per il Pdl. Un paio di mesi fa ha pubblicato il suo primo romanzo, Ti odio da morire, il titolo, ambientato a Como e con una protagonista femminile bella, spregiudicata e perfida, Sylvie Giustinetti. E appena il libro è uscito l’infaticabile Nardone – ben sapendo che un libro è più o meno come un paio di scarpe: oltre a scriverlo e pubblicarlo bisogna anche farlo vendere – Nardone si è inventato qualcosa per promuoverlo, ossia renderlo più visibile. Prima l’ha messo sotto il naso ai 3047 (a ieri sera) amici che si è conquistato e coccolato su Facebook, quindi nel suo blog ItalianPeople.info ha pubblicato un’intervista alla immaginaria Sylvie. E cosa c’è di meglio per attirare lì attenzione che tirare in mezzo la politica? Così la perfida Sylvie, tra una risposta e l’altra, ha informato che un ministro dell’attuale governo sarebbe stato disposto ad aiutarla nella carriera politica se lei lo avesse sculacciato. In tempi di gossip e pettegolezzi “governativi” come quelli che corrono, immaginatevi l’effetto sortito dalla cosa. La notizia qualche giorno dopo è stata ripresa da “Il Riformista”, quotidiano di sinistra, che l’ha utilizzata in chiave anti Berlusconi: “Santo e puttaniere” il titolo, e accanto una bella fotografia del Premier. Ma non è finita. Perché su Facebook due politici di un certo calibro si sono sentiti in dovere di intervenire: Bobo Craxi per specificare che il politico in questione non era lui; e Francesco Storace per inviare un “Mitica!” all’intervistata. Un consigliere regionale (ma Nardone non vuol far nomi) si è invece fatto vivo con Sylvie per chiederle un appuntamento. Il rotocalco Novella 2000 nel numero in edicola ha raccontato la storia, con tanto di foto di Sylvie – foto non veritiera, naturalmente – e quella di Alessandro Nardone. Al quale vanno i nostri complimenti. E, scommettiamo, non è finita qui.</p>
<p>Fonte: L&#8217;Ordine del 1 agosto 2009, prima pagina</p>
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		<title>Alessandro Nardone intervistato da Televisionet</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:58:40 +0000</pubDate>
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		<title>IN 260.000 PER CHIEDERE GIUSTIZIA – Ecco le proposte al Governo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:36:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-276" title="rape" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a>C’era da immaginarselo, dopo appena tre giorni il gip Cecilia Angrisani ha concesso gli arresti domiciliari a Mugurel Goia e Ionut Barbu, i due romeni accusati di favoreggiamento dei loro quattro connazionali. A quanto pare, la dottoressa Angrisani, motiverà la sua decisione affermando che i due criminali in questione risultano ancora incensurati e che, quindi, sempre stando alla sua teoria, otterranno la sospensione condizionale della pena. Dire che avevamo ragione sarebbe troppo facile di fronte ad una decisione del genere e, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei nostri interessi e poi, diciamocelo francamente, visti gl’innumerevoli precedenti non era certo necessario essere Nostradamus per prevedere una decisione tanto aberrante. Purtroppo. Decisione che, guarda caso, è arrivata dopo la denuncia dei radicali Rita Bernardini e Marco D’Elia sulle presunte percosse che, i criminali in questione, avrebbero subito in carcere, e contestualmente all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Certo, saranno delle casualità ma, in quanto tali, ci sarà quantomeno concesso di prendere atto di quanto beffardo sia stato il destino.</p>
<p>Nel giro di quattro giorni siamo diventati 60.000, un numero che fa impressione per quanto è grande. Sì, perché 60.000 persone riempiono una piazza od uno stadio, sono gli abitanti di una città medio-grande, insomma, è un numero che non passa inosservato, che non si può ignorare. Proprio come non si può ignorare ciò che, ahinoi, ci ha uniti, in questo gruppo: la percezione che, nel nostro Paese, la giustizia non funzioni come dovrebbe, e la scarcerazione di quei due criminali infami ne è la triste dimostrazione.</p>
<p>Per questo continueremo, per quanto a noi possibile, a far sentire la nostra voce per chiedere:</p>
<p>- <strong>al Governo ed al Presidente Berlusconi d’impegnarsi ad inasprire, nel quadro della riforma della giustizia, le pene previste per il reato di violenza sessuale dall’art. 609 bis del codice penale</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Alfano di valutare seriamente l’ipotesi d’inviare degli ispettori per verificare l’effettiva legittimità della decisione assunta dal gip Angrisani e per garantire che il processo si possa svolgere in piena serenità di giudizio</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Maroni, affinchè valuti tutte le misure per arginare un fenomeno, quello dello stupro, che ha oggettivamente superato ogni livello di guardia</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Carfagna, perché valuti tutte le misure per garantire la necessaria assistenza, da parte dello Stato, alle vittime di questo infame reato</strong></p>
<p>- <strong>ai Ministri Frattini e La Russa, perché possano prendere precisi accordi con i paesi d’origine di questi criminali – in molti casi la Romania – affinchè scontino la pena non in Italia, ma nelle patrie galere</strong></p>
<p>- <strong>ai Presidenti delle Camere, Fini e Schifani, ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, di maggioranza ed opposizione, affinchè lavorino in un clima di massima e reciproca collaborazione al fine di ottenere, nei tempi più brevi possibili, tutte le misure necessarie ad affrontare e sconfiggere questa terribile piaga</strong></p>
<p>Noi, anche a seguito dello stupro di gruppo avvenuto ieri in provincia di Cosenza, continueremo a mantenere alta l’attenzione nei confronti di un crimine, quello dello stupro, sul quale non si dovranno spegnere i riflettori. Almeno finchè non saranno adottate le misure necessarie per combatterlo, almeno finchè alle vittime non sarà garantita la massima assistenza, almeno finchè non sarà fatta giustizia.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47580576739&amp;ref=ts" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.facebook.com/group.php?gid=47580576739_amp_ref=ts&amp;referer=');"><strong>Vai al gruppo</strong></a></p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>31 gennaio 2009<br />
</strong></p>
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