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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; Nel Popolo della Libertà ::. &#187; crisi</title>
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		<title>2010: L&#8217;ELENCO DEI MIEI DESIDERI PER L&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:47:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-325" title="italiatricolore" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore-300x274.jpg" alt="" width="300" height="274" /></a>Eh sì, ogni anno che passa tirare le somme di quello che sta per concludersi diventa sempre più complicato forse perché, almeno per quanto mi riguarda, con il trascorrere del tempo divento sempre più esigente, soprattutto nei confronti di me stesso. Così, anziché scrivere un resoconto di ciò che è stato nel 2009, tenterò di fare un elenco delle cose che mi aspetto dal 2010. Massì, mi prendo la libertà di fare una sorta di lista della spesa anche perché, in fondo, sognare non solo non costa nulla ma è anche un ottimo esercizio, che inconsciamente ci spinge a lottare sempre e comunque per il massimo obbiettivo. Insomma, nessuno riuscirà mai a togliermi dalla testa che, se proprio dobbiamo metterci in gioco, tanto vale farlo puntando alla posta più alta. Sempre e comunque. A conferma di quanto vi ho appena detto, spesso e volentieri, quando qualcuno mi chiede “come và” amo rispondergli che se mi lamentassi sarei un ingrato e se mi esaltassi sarei uno che si accontenta. Fatta questa già lunga ma doverosa premessa posso cominciare a dare libero sfogo alla mia immaginazione, tentando di elencare tutto ciò che desidero (senza il condizionale) per l’anno che tra poche ore vedrà la luce. Desidero che il clima politico finalmente cambi, che il confronto sulle idee prenda il posto dell’astio e degli attacchi personali, da entrambe le parti. Desidero non sentirmi più dire frasi del tipo “non capisco come possa, una persona in gamba come te, stare da quella parte politica”. Desidero che il Presidente Fini torni a scaldare il cuore mio e del popolo della destra, riappropriandosi di argomenti che, sono sicuro, continuano ad essere parte integrante del suo dna politico ed umano. Desidero che il Presidente Berlusconi consegni il Partito nelle mani di una nuova classe dirigente, puntando convintamente sulla generazione dei trentenni, che dovranno essere messi nelle condizioni di affrontare e vincere la sfida di una vera e propria “Rivoluzione del merito”. Desidero che maggioranza ed opposizione, questa volta, facciano il possibile e l’impossibile per portare a compimento quel processo riformista di cui la nostra Italia ha terribilmente bisogno. Desidero che l’opposizione collabori, senza pregiudizi, con la maggiornanza per arrivare quanto prima alla soluzione della crisi economica puntanto, innanzitutto, alla salvaguardia dei posti di lavoro. Desidero che maggioranza e opposizione, nell’ottica di un reciproco riconoscimento, s’impegnino per arrivare ad una definitiva “Pacificazione nazionale” consegnando, in modo definitivo e inappellabile, le antiche divisioni ideologiche ai libri di storia. Desidero che i cosiddetti cattivi maestri della sinistra radicale vengano finalmente isolati, perché non possano più inculcare, specialmente nei più giovani, sentimenti negativi come quello che, ad esempio, spinge qualcuno a gridare il vergognoso slogan “1, 10, 100, 1000 Nassirya”. Desidero che gli oltre 9000 Soldati Italiani impegnati in Missioni di Pace in tutto il mondo siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che tutti i rappresentanti delle Forze dell’Ordine siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che la mentalità degli italiani diventi sempre meno provinciale e che, cioè, la finisca di anteporre interessi di bottega a quelli dell’intera comunità. Desidero che ogni italiano sia orgoglioso della sua Patria e che si commuova quando sente l’Inno o vede sventolare il Tricolore, sempre, non solo quando vinciamo i Mondiali di calcio. Desidero che a Como, la mia città, venga abbattuto al più presto quell’orrendo muro che oscura il Lungo Lago. Desidero, per me stesso, di continuare a migliorare in tutto ciò che faccio rimanendo sempre fedele a me stesso e guadagnandomi, sul campo, il ripetto e la stima delle persone che mi sono vicine e che credono in me. Desidero, infine, che questo 2010 regali ad ognuno di voi la forza di credere e lottare per inseguire ogni desiderio. E realizzarlo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>31 dicembre 2009</p>
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		<title>I BLOG SONO IN CRISI? E&#8217; LA RETE, BELLEZZA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:24:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In tempi di appelli più o meno credibili in nome del valore (sacrosanto, intendiamoci) della “libertà di stampa” occorre, a mio modestissimo avviso, aprire una breve riflessione su un aspetto del quale nessuno, fin’ora, ha tenuto debitamente conto, ovvero la vera e propria rivoluzione in atto sul web. Per consentire anche ai meno appassionati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/blog-blogging-blogosfera-web-20.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" title="blog-blogging-blogosfera-web-20" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/blog-blogging-blogosfera-web-20-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a>In tempi di appelli più o meno credibili in nome del valore (sacrosanto, intendiamoci) della “libertà di stampa” occorre, a mio modestissimo avviso, aprire una breve riflessione su un aspetto del quale nessuno, fin’ora, ha tenuto debitamente conto, ovvero la vera e propria rivoluzione in atto sul web. Per consentire anche ai meno appassionati di comprendere l’estrema importanza di quest’argomento, parto da una dichiarazione che Ezio Mauro &#8211; Direttore di Repubblica &#8211; ha rilasciato qualche giorno fa rispondendo all’inchiesta con cui Il Giornale ha scoperto che gran parte dei firmatari dell’appello promosso on line dal quotidiano di De Benedetti fossero, in realtà, inesistenti. Qualche esempio? Tra i firmatari compaiono migliaia di nomi pittoreschi come Vorrei Cheparlaste o Bruce Lagodigarda, tanto per citarne un paio.</p>
<p>Bene, ad un fatto oggettivamente incontestabile Mauro ha risposto con un luogo comune ormai stantio: “La rete è democrazia”. Vero, per molti aspetti lo è, ma va anche detto che esistono innumerevoli esempi di quanto si sia abusato dell’estrema libertà messa a disposizione dal web, utilizzandola a proprio uso e consumo, nella stragrande maggioranza dei casi per insultare il nemico di turno nascondendosi comodamente dietro l’anonimato di un nickname. Negli ultimi anni il web è stato letteralmente invaso da milioni di blog che, il più delle volte, si trasformavano in veri e propri vomitatoi, all’interno dei quali chiunque poteva dare libero sfogo ai suoi istinti (per lo più animaleschi) repressi.</p>
<p>Le vittime? Beh, anche in questo caso il repertorio è vastissimo ma il principio è sempre lo stesso: mi stai antipatico? Ti odio? Ti diprezzo? O, più semplicemente, sono accecato dall’invidia? Bene, in assenza del coraggio necessario per affrontarti e dirtelo in faccia e, soprattutto, non volendo correre il rischio di beccarmi una denuncia per diffamazione, mi apro un bel blog e ti sputtano sul web. Facile, no? In molti si erano illusi che l’onda potesse essere cavalcata, financo per creare un partito politico, salvo poi prendere atto di aver preso una grossa cantonata.</p>
<p>Era, infatti, inevitabile che prima o poi la tendenza s’invertisse, sostanzialmente per due motivi. Il primo è che l’utente medio di internet è sempre più informato e quest’aspetto lo porta a prediligere un’informazione attendibile e di qualità. Il risultato è che i blog di cui parlavo pocanzi, i vomitatoi, scompaiono mentre i blog di livello non soltanto accrescono quotidianamente le loro visite ma, cosa ancora più importante, fanno opinione. Probabilmente l’esempio più eclatante è l’americano Huffington Post, che si avvale della collaborazione quotidiana di oltre 3000 bloggers le cui inchieste, negli anni, sono state tanto attendibili ed efficaci da renderlo il sito d’informazione più influente anche all’interno della Casa Bianca. Il secondo motivo è l’avvento dei Social Network come Facebook e Twitter, che hanno avuto il grande merito d’introdurre il concetto di microblogging ovvero, come si fa quando si aggiorna il proprio stato, sintetizzare il proprio pensiero in una frase lunga poco più di 140 caratteri, proprio come un sms. Si calcola che attualmente siano oltre 250 milioni le persone che hanno aperto un profilo su Facebook, e che lo usano quotidianamente per condividere con i propri conoscenti opinioni, foto, video e quant’altro.</p>
<p>La differenza sostanziale è che, in un Social Network, gli utenti che tentano di mantenere l’anonimato vengono esclusi dal resto della comunità, proprio perché in palese conflitto con il concetto stesso di social networking. Questo significa che se qualche buontempone decide di fare qualcosa che prevarichi la libertà altrui, viene messo nelle condizioni di andarsene, insomma, si auto esclude. Senza considerare che, proprio alla luce di questo motivo, i calunniatori di professione sono più facilmente perseguibili. Una rivoluzione positiva, dunque, che va nella direzione di una sempre maggiore “socializzazione” della rete, che dovremo essere bravi a sfruttare stando sempre attenti, però, alle informazioni che decidiamo di darle in pasto.</p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>14 settembre 2009<br />
</strong></p>
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		<title>SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:45:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è grossa crisi. Ahinoi, da cavallo di battaglia di un fortunatissimo personaggio del bravo Corrado Guzzanti, questa frase, nel giro di qualche anno, è diventata la constatazione di un’amara realtà. Quella del nostro tempo. A volerla proprio dire tutta, pare che certi gufi sinistrorsi l’abbiano quasi bramata questa crisi del cavolo, infatti, chi di noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/silvio-smile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-285" title="silvio smile" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/silvio-smile-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>C’è grossa crisi. Ahinoi, da cavallo di battaglia di un fortunatissimo personaggio del bravo Corrado Guzzanti, questa frase, nel giro di qualche anno, è diventata la constatazione di un’amara realtà. Quella del nostro tempo. A volerla proprio dire tutta, pare che certi gufi sinistrorsi l’abbiano quasi bramata questa crisi del cavolo, infatti, chi di noi non ricorda i manifesti dei vari menagrami come Ulivo, Rifondazione, Verdi ecc ecc sui quali campeggiavano inquietanti slogan del tipo “Arriverai a fine mese?”. Correva l’anno 2006, eh già, come dimenticarli? Ma, in quanto a gufaggine, la performance migliore fu, di gran lunga, quella degli allora Ds che, capitanati dal vampiresco Fassino, diedero vita ad una campagna di comunicazione che s’intitolava “La famiglia Spera”, pubblicità che, per il bene della nostra stabilità mentale, abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere dal novero dei nostri ricordi. In questo caso val la pena perdere un altro minuto per rinfrescarci la memoria, si, perché la geniale trovata nosferatu-fassiniana consisteva nel raffigurare la “famiglia tipo” italiana, con fattezze talmente lugubri che, in confronto, la Famiglia Addams sembrava quella di Willy il Principe di Bel Air. Chiusa la premessa (semi)scherzosa, vengo al nocciolo della questione, ovvero alle proposte per tamponare la crisi che sono circolate negli ultimi giorni. Franceschini, segretario pro tempore del Pd, si batte per l’assegno di disoccupazione, proposta che, di primo acchito, potrebbe anche apparire sensata ma che, oltre ad essere irrealizzabile, dietro di se nasconde insidie con un peso specifico ben maggiore del titanico costo di realizzazione. Infatti, come ha spiegato ieri Berlusconi, per certi imprenditori l’assegno diventerebbe una sorta d’incentivo a licenziare, per poi continuare a pagare in nero i loro lavoratori e, se questa fosse la piega, non è difficile immaginare le conseguenze. Certo, il Cavaliere ancora una volta c’ha visto giusto ma, come sensata controproposta alle veltronate di Franceschini e, soprattutto, alle esigenze di molti, moltissimi italiani, potrebbe portare avanti un progetto che, a mio avviso, pomperebbe parecchio combustibile nel serbatoio della nostra economia: la detassazione totale, per un periodo di 24 mesi, delle nuove assunzioni. Ci pensi Presidente, con una proposta del genere per l’ennesima volta spariglierebbe le carte, dimostrerebbe grande coraggio e darebbe alle aziende italiane quell’iniezione di fiducia di cui hanno stramaledettamente bisogno, inferendo un colpo potentissimo tanto alla disoccupazione quanto al precariato. Qualcuno potrebbe obbiettare sbandierando il fatto che la detassazione costituirebbe un mancato introito per le casse dello Stato, certo, ma solo nel medio periodo, infatti, tra due anni, quando, come tutti ci auguriamo, la crisi sarà ormai alle spalle, quelle assunzioni daranno i loro frutti, anche in termini di entrate. E poi, diciamocela tutta, sarebbe una risposta perfettamente in linea con il sacrosanto atteggiamento tenuto sin’ora da lei e da tutto il suo Governo che, a differenza dei gufi e delle cornacchie spelacchiate che stanno dall’altra parte, dispensa ottimismo per il presente e speranza per il futuro. In estrema sintesi, il messaggio potrebbe essere letto in questo modo: Speranza contro Rassegnazione, Occupazione contro Disoccupazione, Vittoria contro Sconfitta… insomma, caro Presidente, faccia l’ennesimo sforzo per riaccendere la speranza nel nostro amato Paese, soprattutto quella di noi giovani, che non vediamo l’ora di avere una possibilità concreta per metterci in gioco e dimostrare il nostro valore, per poter essere indipendenti, affermandoci nella società in cui viviamo. Dandoci la possibilità di ambire ad una nuova occupazione e non, come dice Franceschini, ad una nuova disoccupazione.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>7 marzo 2009</p>
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