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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; comune di como</title>
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		<title>Presentate in comune le firme per la movida</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 12:20:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/firme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-454" title="firme" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/firme-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>Sono state protocollate a Palazzo Cernezzi le firme raccolte tra il  popolo della notte per contestare la bozza di ordinanza che prevede la  chiusura dei locali anticipata alla mezzanotte (con possibilità di  deroghe fino alle 2 per chi metterà in atto una serie di interventi che  vanno dall&#8217;ordine alla pulizia). A consegnarle l&#8217;ex consigliere comunale  di An Alessandro Nardone e Matteo Basile, promotori dell&#8217;iniziativa. In  totale sono stati 3.100 i sottoscrittori della petizione in meno di una  settimana. Chiedono al sindaco StefanoBruni di «ritirare l&#8217;ordinanza  con la quale s&#8217;intende chiudere i locali pubblici a mezzanotte» e lo  invitato ad «ad elaborare quel &#8220;Piano integrato per il rilancio del  turismo&#8221; che la città aspetta da ormai tanti, troppi anni». La bozza di  ordinanza, che ha messo sul piede di guerra i commercianti, i gestori  dei locali e il popolo della notte, finirà questo pomeriggio (inizio  alle 17) sul tavolo della commissione cultura di Palazzo Cernezzi.  Formalmente non sono previsti interventi dei gestori, ma la riunione è  aperta a tutti. Contrario quasi tutto il Pdl, ma anche il Pd, la Lega  Nord.</p>
<p>Gisella Roncoroni per La Provincia del 22 aprile 2010</p>
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		<title>Mille firme in poche ore per salvare la movida a Como</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 18:55:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mille firme raccolte in  poche ore. Con il solo intento di opporsi al coprifuoco serale. E ormai i  moduli da sottoscrivere, per contrastare l’ordinanza comunale che  potrebbe imporre la chiusura dei locali a mezzanotte, si trovano ovunque  in città.
«A partire dai 35 bar e pub che hanno aderito alla  raccolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/1404201017901.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-444" title="140420101790" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/1404201017901-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mille firme raccolte in  poche ore. Con il solo intento di opporsi al coprifuoco serale. E ormai i  moduli da sottoscrivere, per contrastare l’ordinanza comunale che  potrebbe imporre la chiusura dei locali a mezzanotte, si trovano ovunque  in città.<br />
«A partire dai 35 bar e pub che hanno aderito alla  raccolta firme – dice Alessandro Nardone ex consigliere di An ora nel  Pdl e promotore dell’iniziativa – Ho ricevuto chiamate e sostegno da  tantissime persone. Sono tutti increduli e vogliono fare    qualcosa».<br />
Una disponibilità prontamente utilizzata. Si infittisce  infatti la “campagna elettorale” dei nottambuli comaschi che questa sera  al Loom Cafè e domani e sabato al Cfc, continueranno a raccogliere  firme tra il popolo della notte con appositi banchi. «Anche durante il  giorno si muove per la città una trentina di ragazzi per raccogliere  sottoscrizioni. Depositeremo quanto prima tutto il materiale in Comune»,  conclude Nardone. Intanto il fronte del sì continua e esprimere il  proprio dissenso. «Non viviamo in una città turistica. È inutile  nascondersi dietro il paravento della chiusura dei locali a mezzanotte.  Non può essere questo il pretesto per rivendicare il diritto alla movida  notturna».<br />
Parole nette che evidenziano il pensiero di Massimo  Mascetti, presidente della Circoscrizione 7 di Como centro. «In questi  ultimi 10 anni, dal centro storico sono scappate 6mila persone –  aggiunge – Ovviamente non solo per l’impossibilità di convivere con le  conseguenze della vita notturna. Sta di fatto che all’interno delle mura  si è registrato uno spopolamento». Senza contare anche i danni  materiali. «Negli ultimi anni, tra pulizia del verde pubblico, la  ritinteggiatura dei muri imbrattati dagli incivili e la sostituzione, ad  esempio, delle panchine in piazza Volta danneggiate dagli ubriachi,  sono stati spesi 50 mila euro». Il confronto con realtà territoriali  limitrofe, a partire da Varese e Lecco, ha evidenziato un netto divario.  Nella città giardino i locali aperti fino alle 2 del mattino attirano  centinaia di giovani e la movida non crea eccessivi problemi.<br />
«Questo  perché a Varese si è rischiato. Anni fa i commercianti si sono uniti.  Hanno anche perso dei soldi, all’inizio, con le aperture serali dei  negozi. Ma ora è un successo. Con bar che attirano i ragazzi, negozi  aperti per lo shopping e mostre che creano un clima invitante. Tutte  sinergie vincenti», aggiunge Mascetti. Che non sembrano esistere a Como.  «Quando ho organizzato una riunione con i commercianti comaschi sulle  aperture serali, si presentarono in 3. Mi sembra significativo. Entro  aprile, comunque, convocherò un altro incontro con il dirigente del  settore di Palazzo Cernezzi».<br />
Ritorna sull’argomento anche il  coordinatore del Consorzio Como Turistica, Daniele Brunati che si era  detto favorevole alla chiusura a mezzanotte. «Da un calcolo effettuato,  in base a dati Istat, risultano essere 2mila, rispetto ai 78mila  residenti a Como, i giovani maleducati che frequentano i locali.  Vogliamo “salvaguardare” loro o gli anziani ammalati e le famiglie che  non riescono a dormire?»</p>
<p>Fabrizio Barabesi per Il Corriere di Como del 15 aprile 2010<em><br />
</em></p>
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		<title>Raccolta di firme in 23 locali, Nardone: «Ritirare l&#8217;ordinanza»</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 19:25:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/alessandro-nardone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-436" title="alessandro nardone" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/alessandro-nardone-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>Il popolo della notte si è mobilitato su facebook (oltre 4mila gli  iscritti in appena due giorni al gruppo &#8220;No alla chiusura dei Bar a  mezzanotte a Como&#8230;Già ci avete tolto il lago&#8221;), ma scatta adesso anche  una raccolta firme tradizionale. Sono 23 i bar che si sono accordati e  hanno avviato da ieri sera la petizione (Q Caffè di via Indipendenza;  Caffè Nova Comum di piazza Duomo; Secret Cafè di via Diaz ; bar Giuliani  il Borgo Sant&#8217;Agostino e la Pizzeria Funicolare in piazzetta  Funicolare; La Capannina in fondo a Viale Geno; Il Pappafico e Golosità  in viale Geno; 22100 a Sant&#8217;Agostino; CFC in via Sant&#8217;Abbondio; il Loom  Cafè di viale Roosevelt; I 5 Sensi, Le Soste e Mesa Redonda in via Diaz;  bar Breva in piazza Duomo; bar Mariett in via Vittorio Emanuele; bar  Tulipe in via Milano; Colonial Cafè di piazza Mazzini; bar Touring di  piazza Cavour; Puravida del tempio Voltiano; Ratafià in viale Rosselli;  Cube sul lungo Lario Trento).<br />
A fare da raccordo della protesta l&#8217;ex  consigliere comunale di An Alessandro Nardone che ha mobilitato i 23  locali cittadini. Nel dettaglio con la petizione i sottoscrittori  chiedono al sindaco di «ritirare l&#8217;ordinanza (per ora è una bozza e non è  ancora stata firmata, ndr) con la quale s&#8217;intende chiudere i locali  pubblici a mezzanotte» e lo invitato ad «ad elaborare quel &#8220;Piano  integrato per il rilancio del turismo&#8221; che la città aspetta da ormai  tanti, troppi anni».<br />
E ancora: «Un rilancio &#8211; scrivono i firmatari &#8211;  che dovrà necessariamente partire tenendo conto delle reali esigenze  delle nuove generazioni, e di una visione complessiva di lungo respiro  che sappia finalmente andare oltre ai soliti interventi &#8220;a spot&#8221;,  migliorando costantemente l&#8217;offerta, non peggiorandola, come nel caso  dell&#8217;ennesima rinuncia ad una manifestazione di grande successo come la  &#8220;Notte Bianca&#8221; che, per altro, dovrebbe e potrebbe tranquillamente  essere organizzata da realtà presenti sul territorio comasco».<br />
Intanto  il tam tam della protesta prosegue sia su internet che nei bar dove non  si parla d&#8217;altro della bozza di ordinanza che fa scattare il coprifuoco  concedendo deroghe &#8220;ad personam&#8221; agli esercizi commerciali che si  impegnano a fornire una serie di garanzie (dalla pulizia alla presenza  di body guard all&#8217;esterno).</p>
<p>Gisella Roncoroni per La Provincia del 14 aprile 2010</p>
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		<title>Bruni: «Pronti a rivedere l’ordinanza, ma in migliaia subiscono disagi», Nardone: «Occorre rilanciare il turismo»</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 18:58:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel pieno delle polemiche per la bozza di ordinanza comunale che  imporrebbe a bar e locali pubblici il coprifuoco a mezzanotte, torna a  farsi sentire il sindaco di Como, Stefano Bruni.
Il primo cittadino,  in una nota ufficiale, non prende una posizione definitiva, pur  parlando apertamente di una possibile revisione dei termini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/stefano-bruni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-431" title="stefano bruni" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/stefano-bruni-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Nel pieno delle polemiche per la bozza di ordinanza comunale che  imporrebbe a bar e locali pubblici il coprifuoco a mezzanotte, torna a  farsi sentire il sindaco di Como, Stefano Bruni.<br />
Il primo cittadino,  in una nota ufficiale, non prende una posizione definitiva, pur  parlando apertamente di una possibile revisione dei termini del  provvedimento in discussione. Ciò che però emerge decisamente con  chiarezza nelle parole di Bruni è la preoccupazione per i residenti del  centro storico (e non   soltanto) che da anni lamentano il problema del disturbo notturno.<br />
«Il  problema esiste &#8211; attacca subito il primo cittadino &#8211; La questione del  disturbo arrecato a migliaia di cittadini in conseguenza delle attività  di numerosi esercizi pubblici è un problema sentito e reale». Una  premessa che non si presta a grandi interpretazioni. E che, in buona  sostanza, chiarisce subito che &#8211; in linea di massima &#8211; il sindaco non  sembra intenzionato a fare grandi passi indietro sulla guerra agli  schiamazzi a detrimento dei residenti del capoluogo.<br />
Nel secondo  passaggio del documento diffuso ieri, Bruni affronta invece le modalità  con le quali l’amministrazione ha affrontato il tema. O, per meglio  dire, le modalità con le quali Palazzo Cernezzi si è trovato a dover  gestire un mare di polemiche, in gran parte alimentate proprio dagli  esponenti della giunta. Non sarà certamente sfuggito al sindaco,  infatti, che la stragrande maggioranza degli assessori si è  immediatamente scagliata contro l’ipotesi di far chiudere bar e locali a  mezzanotte e non più alle 2 del mattino (salvo deroghe).<br />
Comunque,  tornando agli aspetti tecnici più che politici, Stefano Bruni rivendica  il ruolo &#8211; che gli spetta naturalmente &#8211; di chi dovrà poi materialmente  avallare o bocciare il cosiddetto coprifuoco. Contemporaneamente, il  primo cittadino stende una sorta di abbraccio protettivo per i tecnici  che hanno redatto materialmente l’ordinanza e anche per l’assessore al  Commercio, Etta Sosio, da giorni al centro della bufera.  «Lo strumento  tecnico per risolvere la questione  può essere un’ordinanza del sindaco &#8211;  ha sottolineato il primo cittadino &#8211; Dunque il documento dovrà essere  firmato da me. L’assessorato al Commercio e gli uffici competenti hanno,  appunto, proposto questo provvedimento, per limitare gli orari di  apertura dei locali e garantire, quindi, anche il rispetto delle  esigenze dei residenti. Si tratta di una proposta che apre il dibattito  su un tema, ripeto, reale e fortemente sentito». In queste parole c’è  sostanzialmente la linea politica che adotterà Bruni nelle prossime ore:  a me la scelta finale, alla maggioranza e ancor più ai titolari di bar e  locali il compito di presentare proposte e spunti che possano  modificare le ipotesi in circolazione in modo condiviso. «Siamo pronti a  discutere tutte le proposte alternative del caso &#8211; specifica ancora il  sindaco &#8211; purché siano concrete e fattibili».<br />
Tra l’altro, ieri il  notiziario ufficiale di Palazzo Cernezzi dava conto di un’altra mossa in  arrivo sul fronte della movida. Nell’ambito della convocazione del  Tavolo provinciale sulla sicurezza, infatti, l’argomento delle notti  comasche e delle lamentele dei residenti sarà all’ordine del giorno.  Aspetto non secondario, questo, poiché è chiaro che il Comune vede la  questione, più che come una mera questione commerciale, come un affare  di ordine pubblico. Basti pensare che nella stessa riunione &#8211; fissata  ieri in accordo con la Prefettura per il 23 aprile prossimo &#8211; si parlerà  pure del degrado di zone come l’ex Ticosa, l’ex orfanotrofio di via  Tommaso Grossi e  piazza Roma.<br />
LA RIVOLTA<br />
Nonostante le prime  aperture del sindaco, comunque, le proteste contro l’ipotesi del  coprifuoco a mezzanotte proseguono. Ieri, l’ex consigliere di An  Alessandro Nardone, ora nel Pdl, ha lanciato una raccolta di firme  contro ogni ipotesi di coprifuoco. Oltre 20 tra bar e locali pubblici  hanno già aderito e messo a disposizione i moduli. «Non soltanto  chiediamo di ritirare la bozza di ordinanza &#8211; ha commentato Nardone &#8211;  Sproniamo anche l’amministrazione a elaborare quel piano integrato per  il rilancio del turismo che la città aspetta da ormai tanti, troppi  anni».<br />
«Un rilancio che dovrà necessariamente partire tenendo conto  delle reali esigenze delle nuove generazioni, e di una visione  complessiva di lungo respiro che sappia finalmente andare oltre i soliti  interventi a spot &#8211; conclude Nardone &#8211; migliorando costantemente  l’offerta, e non peggiorandola come avverrà con la rinuncia alla Notte  Bianca».</p>
<p>Emanuele Caso per Il Corriere di Como del 14 aprile 2010<em><br />
</em></p>
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		<title>CERCHI INFORMAZIONI SUL SITO DEL COMUNE? BUONA FORTUNA</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 19:22:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Del sito del Comune ebbi modo di parlare in Consiglio Comunale, quando discutemmo la delibera per la realizzazione di quello che – almeno sulla carta &#8211; sarebbe dovuto poi diventare un portale che collocasse Como tra le città più all’avanguardia per quanto riguarda i servizi in rete. In quell’occasione sollevai alcuni dubbi sia di carattere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sito-comune.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-391" title="sito comune" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/sito-comune-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>Del sito del Comune ebbi modo di parlare in Consiglio Comunale, quando discutemmo la delibera per la realizzazione di quello che – almeno sulla carta &#8211; sarebbe dovuto poi diventare un portale che collocasse Como tra le città più all’avanguardia per quanto riguarda i servizi in rete. In quell’occasione sollevai alcuni dubbi sia di carattere tecnico che di tipo economico, affermando che il costo del sito in questione fosse completamente sproporzionato rispetto a qualsiasi logica di mercato, soprattutto a fronte dei servizi, direi del tutto elementari, che era in grado di offrire. Potrebbe sembrare una banalità se affermassi che, dal momento in cui si decide di aprire un sito, il presupposto irrinunciabile sia l’accessibilità ai contenuti ed alle informazioni. Banale, certo, ma non scontato, almeno nel nostro caso. Un esempio? Diciamo che, di venerdì pomeriggio, un cittadino comasco abbia bisogno di sapere se il sabato mattina gli uffici dell’Anangrafe sono aperti. Un gioco da ragazzi, penserete. Nient’affatto. Infatti, cliccando su <a href="http://www.comune.como.it/" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.comune.como.it/?referer=');">www.comune.como.it</a>, impiegherete diversi minuti prima di trovare gli orari degli uffici. Non ci credete? Vi sfido a provare, si accettano scommesse. V’imbatterete in una home page confusa e decisamente bruttina, in cui campeggiano una ventina di banner e, sulla destra, un menù assai poco  funzionale. Dopo aver cliccato sulla voce Uffici Comunali non troverete alcun riferimento diretto all’Anagrafe: dovrete leggere voce per voce, andare su Affari Generali e cliccare su Servizi Demografici dopo di che, finalmente, troverete (in fondo alla pagina) la voce Anagrafe. Insomma, un gran casino per un “addetto ai lavori”, figuriamoci per una persona che non ha particolare dimestichezza con la frastagliata giungla amministrativa. E se il nostro utente non dovesse trovarla, questa benedetta pagina? Potrebbe sempre telefonare, direte voi. Certo, dopo aver fatto il numero del centralino, dovrete sciropparvi la solita vocina metallica che vi annuncerà, tra le varie cose, la geniale possibilità di ascoltare il tutto in dialetto. Per farla breve, dopo i soliti tre o quattro passaggi, la scelta obbligata sarà quella di parlare con un operatore. Volete sapere la risposta? “Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 13.00”. Buon week end.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>Alessandro Nardone: “Il muro è un’aberrazione”</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:02:26 +0000</pubDate>
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		<title>BURQA A SCUOLA, IN CONSIGLIO SCOPPIA IL CASO</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:24:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/donna-burqa-U1150299550715JBH-142x130.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-182" title="donna-burqa--U1150299550715JBH-142x130" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/donna-burqa-U1150299550715JBH-142x130-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a>COMO &#8211; «Le madri mi hanno chiamato preoccupatissime. Forse anche sull&#8217;onda emotiva di quello che sta accadendo tra il Papa e l&#8217;Islam. A loro quella donna con il volto totalmente coperto suscita diffidenza, diciamo così». Alessandro Nardone, consigliere comunale di An, racconta al telefono come è nato a Como il caso burqa. La storia è semplice: le mamme di una scuola elementare in via Viganò, in pieno centro città, si sono mobilitate per protestare contro un&#8217;altra mamma «rea» di accompagnare ogni mattina i figli indossando il tradizionale copricapo musulmano. IL CASO &#8211; Ne parla diffusamente anche il Corriere di Como, oggi in edicola, che riporta l&#8217;intervento dell&#8217;esponente di Alleanza Nazionale in consiglio comunale. «Le altre bambine guardano con perplessità e forse preoccupazione quella donna &#8211; spiega Nardone al giornale brianzolo &#8211; È evidente che il suo abbigliarsi suscita una particolare attenzione, e forse timore, negli altri bambini che nulla sanno degli usi e costumi musulmani. Da qui le prime proteste da parte delle altre mamme». «Sono stato sollecitato direttamente da alcune mamme che si recano quotidianamente in quella scuola &#8211; prosegue Nardone &#8211; mi hanno riferito di essere state turbate dalla presenza di una mamma con il volto interamente coperto. È una situazione anomala, credo serva un approfondimento da parte delle istituzioni e delle forze dell&#8217;ordine». Da qui la richiesta di coinvolgere il sindaco Bruni e l&#8217;assessore alla sicurezza. «Poiché mi risulta che circolare con il volto completamente coperto sia tuttora proibito dalle leggi italiane &#8211; prosegue il consigliere di An &#8211; mi sembra giusto che il sindaco chieda informazioni ufficiali nelle sedi opportune per capire se quel comportamento sia legittimo o no e se si debbano prendere provvedimenti». IL PRECEDENTE &#8211; La vicenda richiama alla mente quello accaduto due anni fa a Drezzo, un paesino nel comasco dove una donna italiana di religione islamica fu multata due volte in due giorni da un vigile per essere comparsa per strada indossando il burqa. Così prescriveva l&#8217;ordinanza del sindaco leghista che &#8211; ripescando un decreto regio del 1931 &#8211; dispose «di non andare in giro mascherati». A difesa della donna, Sabrina Varroni, intervenne anche il presidente della Repubblica Ciampi.</p>
<p>Corriere della Sera</p>
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		<title>RETTE DEGLI ASILI, NARDONE: &#8220;SALVAGUARDARE IL CETO MEDIO&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:49:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Family_Ties.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-92" title="Family_Ties" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Family_Ties-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a>Diciotto tipi di rette diverse. Duecentocinquantotto agevolazioni tariffarie. Quattordici fasce Isee differenti. Nel documento presentato ieri alla Commissione sulla realtà dei nidi comunali è emersa una vera e propria giungla di numeri, cifre e percentuali. E tra i commissari è prevalsa un&#8217;opinione comune: «Questo sistema va cambiato». Nel mirino, il numero elevato di rette che non superano i 70 euro al mese (68 su 356 totali) e i &#8217;salassi&#8217; per le fasce medie. La stessa dirigente del Servizio nidi, Franca Gualdoni, lo ha ammesso. «Da un&#8217;indagine compiuta sui capoluoghi lombardi &#8211; ha detto &#8211; abbiamo scoperto che Como ha le rette più alte nei valori massimi, ma anche le più basse in quelli minimi». Ne fanno le spese le 292 famiglie di ceto medio che pagano rette tra i 70 e i 350 euro al mese (ben 220 tra 100 e 350 al mese). Questo mentre solamente 64 famiglie hanno costi oscillanti tra i 350 euro al mese e i 775, ossia il valore massimo. Il peso sul ceto medio di questa distribuzione delle rette appare lampante anche dal numero di famiglie nelle diverse fasce Isee. Ben 125, infatti, rientrano nella prima fascia, quella che va da zero a 6.500 euro e che comporta uno sconto automatico del 50% sul costo pieno della retta. Significa quasi la metà esatta del totale delle famiglie &#8211; 253 &#8211; che paga in tutte le altre fasce scaglionate. «La tendenza non è nemmeno più quella di dividere per fasce Isee &#8211; ha commentato la Gualdoni &#8211; Prende sempre più piede la retta personalizzata, più equa di una fascia che ha un minimo e un massimo magari molto distanti tra loro». Sul fronte politico, come si diceva, la sensazione che si debba rimettere mano alla materia è diffusa. «Va protetto soprattutto il ceto medio &#8211; ha ribadito il consigliere di Alleanza Nazionale Alessandro Nardone &#8211; È quello su cui invece, attualmente, pesano gli importi maggiori nonostante le accertate difficoltà economiche di questa fascia sociale». Il forzista Pasquale Buono ha auspicato «qualche correttivo all&#8217;impianto, ma studiato con calma». Anche Stefano Rudilosso (Fi) ha puntato «sulla salvaguardia del ceto medio, perché rette da 400 euro incidono troppo sui bilanci familiari». Per il centrosinistra, Bruno Saladino (Nuova Como) ha definito «assurdi il numero di fasce e la possibilità di rette esistenti» e ha invocato «uno studio per razionalizzare la materia». Maurizio Dell&#8217;Orto (Margherita) ha invitato a «non far pesare eventuali cambiamenti sugli utenti».</p>
<p>di Emanuele Caso</p>
<p>Fonte: Corriere di Como del 22 novembre 2005</p>
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		<title>NARDONE: &#8220;PIU&#8217; SOLDI AL CONSULTORIO ANTIABORTO&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 14:22:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tema dell&#8217;aborto sbarca a Palazzo Cernezzi, attraverso un ordine del giorno, presentato da Alessandro Nardone e firmato da tutti i consiglieri comunali di Alleanza Nazionale, che invita il sindaco Stefano Bruni a reperire fondi per il finanziamento del consultorio «La Famiglia» di via Mugiasca &#8211; ai fini della prevenzione dell&#8217;aborto appunto. «Premesso che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Family_by_Shikigamis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-64" title="Family_by_Shikigamis" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Family_by_Shikigamis-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Il tema dell&#8217;aborto sbarca a Palazzo Cernezzi, attraverso un ordine del giorno, presentato da Alessandro Nardone e firmato da tutti i consiglieri comunali di Alleanza Nazionale, che invita il sindaco Stefano Bruni a reperire fondi per il finanziamento del consultorio «La Famiglia» di via Mugiasca &#8211; ai fini della prevenzione dell&#8217;aborto appunto. «Premesso che il diritto alla vita è uno dei valori cardine della nostra società, e che la legge 194 impegna lo stato a &#8220;tutelare la vita umana fin dal suo inizio e che gli articoli 2 e 5 affidano ai consultori familiari un&#8217;azione di sostegno alla madre e di prevenzione all&#8217;interruzione della gravidanza, anche attraverso la collaborazione delle associazioni di volontariato&#8221; &#8211; si legge nel documento &#8211; si impegna il sindaco di reperire &#8211; all&#8217;interno del bilancio comunale &#8211; risorse finanziarie da destinare al consultorio &#8220;La Famiglia&#8221; di via Mugiasca, ai fini della prevenzione dell&#8217;aborto». Una struttura definita da Nardone come «fondamentale per la lotta all&#8217;aborto e per il sostegno sociale». «Negli anni scorsi si sono dati dei finanziamenti &#8211; ha aggiunto il consigliere &#8211; ma si è sempre trattato di cifre irrisorie. Con questo documento vogliamo che il Comune si faccia carico di una partecipazione molto più cospicua». Il documento dovrà ora passare al vaglio dell&#8217;intero consiglio comunale, affrontando un percorso, vista l&#8217;attualità del tema, non certo facile a causa della probabile contrapposizione, anche trasversale ai partiti, delle varie correnti.</p>
<p>di Claudio Bustaffa</p>
<p>Fonte: La Provincia del 26 novembre 2005</p>
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		<title>QUANTI ERAVAMO? TANTISSIMI!!! GRAZIE COMO</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:12:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A sette anni di distanza dalla prima edizione il Capodanno in piazza non ha perso il suo fascino: il programma musicale allettante, la possibilità di assistere allo spettacolo pirotecnico di mezzanotte ma soprattutto di condividere con altre migliaia di persone l&#8217;allegria tipica del passaggio dall&#8217;anno vecchio a quello nuovo hanno infatti portato in città migliaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Como-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-6 alignleft" title="Como (3)" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Como-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A sette anni di distanza dalla prima edizione il Capodanno in piazza non ha perso il suo fascino: il programma musicale allettante, la possibilità di assistere allo spettacolo pirotecnico di mezzanotte ma soprattutto di condividere con altre migliaia di persone l&#8217;allegria tipica del passaggio dall&#8217;anno vecchio a quello nuovo hanno infatti portato in città migliaia di persone. L&#8217;afflusso però è stato decisamente anomalo tanto da far temere agli organizzatori un calo di interesse, visto che alle 23 le piazze e le vie del centro non erano così piene come gli anni passati. Tutto però si è risolto quando mancava mezz&#8217;ora alla mezzanotte, con una vera e propria invasione di comaschi e di turisti armati di bicchieri e bottiglie e di tanta voglia di buttarsi nella mischia. Per quanto riguarda i numeri però si è preferito non sbilanciarsi, il Comune in una nota ha stimato dalle 30 alle 50 mila presenze per lo spettacolo pirotecnico, gli organizzatori invece hanno puntato sull&#8217;efficienza dell&#8217;organizzazione, sulla bontà dell&#8217;iniziativa, sul fatto che tutto si è svolto senza incidenti e sull&#8217;indotto, vale a dire bar e ristoranti pieni. E poi sulla soddisfazione di chi vi ha preso parte, che era sotto gli occhi di tutti. Sul palco di piazza Cavour, a dare il benvenuto alla fiumana di gente, oltre al coordinatore Daniele Brunati, c&#8217;era l&#8217;assessore comunale al Turismo e alla cultura Sergio Gaddi, che ha sottolineato come il Capodanno in piazza «riesca a dare sempre più ciò di cui Como ha bisogno, ovvero simpatia, cordialità e divertimento», mentre in piazza Volta ha fatto gli onori di casa il consigliere comunale Alessandro Nardone, in rappresentanza dell&#8217;assessorato alle Politiche giovanili: «Siamo soddisfatti del risultato &#8211; ha sottolineato &#8211; siamo riusciti ancora una volta a far divertire tanta gente e stiamo lavorando affinché iniziative di questo genere vadano oltre il Capodanno e la Notte bianca». Per quanto riguarda la cronaca della nottata, va dato atto ai conduttori &#8211; Sara Paoletti e Giuseppe Rondinelli in piazza Cavour e Tote e Morris in piazza Volta &#8211; di essere stati grandi trascinatori, anche se i più giovani non avevano certo bisogno di incentivi, visto che hanno ballato per tutta la notte, e c&#8217;era addirittura di si era messo in maniche di camicia, complici il movimento e la carica data dalla birra e dallo spumante. Spumante consumato in gran quantità viste le bottiglie abbandonate in ogni angolo. Sul palco di piazza Cavour c&#8217;erano anche due ragazze napoletane, scatenatissime, giunte appositamente dalla Campania per vivere una nottata della quale avevano sentito parlare tramite alcuni amici: «È fantastico &#8211; hanno commentato &#8211; soprattutto per l&#8217;atmosfera completamente diversa da quella che si vive dalle nostre parti, dove serate come questa rischiano di diventare pericolose». In città invece, a parte qualche spintone di troppo, tutto è andato abbastanza liscio, grazie anche alla presenza delle forze dell&#8217;ordine che avevano piazzato una delle loro camionette e alcuni uomini all&#8217;ingresso del mercatino. E che dire dei fuochi d&#8217;artificio? Uno spettacolo che ha lasciato quasi ammutoliti, che ha visto centinaia di telefonini rivolti verso il cielo per immortalare gli effetti speciali e che i più fortunati hanno potuto godere dalla pista del ghiaccio, rimasta aperta fino alle due. Chi infine ha preferito evitare la calca si è riversato nelle vie del centro storico, nelle quali facevano eco i botti dei fuochi fai da te, che sono proseguiti fino quasi all&#8217;alba, quando i mezzi di Acsm ambiente hanno iniziato a sgomberare il grosso dei rifiuti.</p>
<p>G. Alb.</p>
<p>Fonte: <strong>La Provincia</strong> del 2 gennaio 2007</p>
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