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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; Nel Popolo della Libertà ::. &#187; burqa</title>
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		<title>BURQA A SCUOLA, IN CONSIGLIO SCOPPIA IL CASO</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:24:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/donna-burqa-U1150299550715JBH-142x130.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-182" title="donna-burqa--U1150299550715JBH-142x130" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/donna-burqa-U1150299550715JBH-142x130-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a>COMO &#8211; «Le madri mi hanno chiamato preoccupatissime. Forse anche sull&#8217;onda emotiva di quello che sta accadendo tra il Papa e l&#8217;Islam. A loro quella donna con il volto totalmente coperto suscita diffidenza, diciamo così». Alessandro Nardone, consigliere comunale di An, racconta al telefono come è nato a Como il caso burqa. La storia è semplice: le mamme di una scuola elementare in via Viganò, in pieno centro città, si sono mobilitate per protestare contro un&#8217;altra mamma «rea» di accompagnare ogni mattina i figli indossando il tradizionale copricapo musulmano. IL CASO &#8211; Ne parla diffusamente anche il Corriere di Como, oggi in edicola, che riporta l&#8217;intervento dell&#8217;esponente di Alleanza Nazionale in consiglio comunale. «Le altre bambine guardano con perplessità e forse preoccupazione quella donna &#8211; spiega Nardone al giornale brianzolo &#8211; È evidente che il suo abbigliarsi suscita una particolare attenzione, e forse timore, negli altri bambini che nulla sanno degli usi e costumi musulmani. Da qui le prime proteste da parte delle altre mamme». «Sono stato sollecitato direttamente da alcune mamme che si recano quotidianamente in quella scuola &#8211; prosegue Nardone &#8211; mi hanno riferito di essere state turbate dalla presenza di una mamma con il volto interamente coperto. È una situazione anomala, credo serva un approfondimento da parte delle istituzioni e delle forze dell&#8217;ordine». Da qui la richiesta di coinvolgere il sindaco Bruni e l&#8217;assessore alla sicurezza. «Poiché mi risulta che circolare con il volto completamente coperto sia tuttora proibito dalle leggi italiane &#8211; prosegue il consigliere di An &#8211; mi sembra giusto che il sindaco chieda informazioni ufficiali nelle sedi opportune per capire se quel comportamento sia legittimo o no e se si debbano prendere provvedimenti». IL PRECEDENTE &#8211; La vicenda richiama alla mente quello accaduto due anni fa a Drezzo, un paesino nel comasco dove una donna italiana di religione islamica fu multata due volte in due giorni da un vigile per essere comparsa per strada indossando il burqa. Così prescriveva l&#8217;ordinanza del sindaco leghista che &#8211; ripescando un decreto regio del 1931 &#8211; dispose «di non andare in giro mascherati». A difesa della donna, Sabrina Varroni, intervenne anche il presidente della Repubblica Ciampi.</p>
<p>Corriere della Sera</p>
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		<title>DONNA IN BURQA, NARDONE: &#8220;VIOLA LA LEGGE, VA SANZIONATA&#8221;, IL PROVVEDITORE: &#8220;SE C&#8217;E&#8217; UN REATO LO SEGNALEREMO ALLA MAGISTRATURA&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:22:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È diventata subito un caso la mamma che accompagna i figli a scuola indossando il burqa. Lunedì sera in consiglio comunale l&#8217;esponente di An Alessandro Nardone ha segnalato che una signora completamente occultata sotto il velo islamico compare ogni mattina alle elementari di via Viganò per portare a scuola i suoi due bambini. E ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/burqa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-179" title="burqa" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/burqa-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>È diventata subito un caso la mamma che accompagna i figli a scuola indossando il burqa. Lunedì sera in consiglio comunale l&#8217;esponente di An Alessandro Nardone ha segnalato che una signora completamente occultata sotto il velo islamico compare ogni mattina alle elementari di via Viganò per portare a scuola i suoi due bambini. E ha chiesto l&#8217;intervento del sindaco, affinché vigili sul rispetto della legge italiana che vieta di circolare a volto coperto. Ieri un altro rappresentante delle istituzioni ha anticipato tutti, facendo il primo passo formale: Benedetto Scaglione, il dirigente dell&#8217;Ufficio scolastico provinciale (ex provveditorato) ha chiesto una relazione alla responsabile dell&#8217;Istituto comprensivo Como Borghi, Armanda Selva, da cui dipende l&#8217;elementare di via Viganò. Conta di averla sul suo tavolo già questa mattina. «Ho chiesto una relazione alla preside &#8211; spiega Scaglione &#8211; perché non vorrei che ci fosse un reato da segnalare all&#8217;autorità giudiziaria. La prima cosa da capire, per quanto riguarda la nostra competenza sul caso, è se la mamma entri o meno nell&#8217;edificio scolastico: pare che certe volte si fermi fuori e altre volte no». L&#8217;intervento del provveditore per alcuni è stato una sorpresa: più volte, in passato, è entrato in polemica con il sindaco, rivendicando la libertà religiosa e la laicità della scuola. «Ma nel caso del burqa &#8211; sottolinea Scaglione &#8211; non si tratta di libertà di culto, bensì di una forma i bigottismo. L&#8217;ho già detto una volta: sono contro i talebani, di qualunque religione essi siano. Indossare il burqa è una forma di estremismo che non rende onore a chi lo manifesta. Si può essere cattolici, islamici o buddisti, ma non si può imporre il proprio modo di vivere agli altri. Soprattutto se si vive in un Paese straniero, dove ci sono delle norme che vanno rispettate. Ricordate Oriana Fallaci quando si tolse il velo davanti a Khomeini? Ecco, io la penso come lei». Era il 1979, la giornalista aveva ottenuto di intervistare l&#8217;Ayatollah. «Come si fa a nuotare con il chador», chiese. E lui: «I nostri costumi non sono affar suo. Se non le piace il vestito islamico, lei non è obbligata a indossarlo. Perché il vestito islamico è per le giovani donne buone e giuste». «Molto gentile da parte sua, Imam &#8211; lo incalzò la Fallaci -. E visto che lei ha detto così, mi tolgo subito questo stupido, medievale straccio». Il consigliere Nardone sostiene che il caso della mamma islamica gli è stato segnalato non soltanto da altre mamme di via Viganò, ma anche da alcuni residenti del quartiere di Como Borghi, che l&#8217;hanno vista girare tutta bardata per strada. «Mi avevano già informato &#8211; dice &#8211; prima dell&#8217;estate. E ora la cosa si è riaccentuata con l&#8217;inizio della scuola. Al sindaco chiedo quanto meno di consultare il prefetto e il questore per capire se intendano sanzionare quello che comunque è un reato». Il sindaco Bruni ha risposto dai microfoni di CiaocomoRadio: «Dal mio punto di vista è assolutamente inopportuno che la signora vada in giro col burqa. Una comunità che cerca il dialogo e l&#8217;integrazione si mette un muro davanti al volto non facendo vedere all&#8217;interlocutore la persona con cui parla. È un atto ostile rispetto a chi vuole l&#8217;integrazione». Dalla Questura, invece, fanno sapere che interverranno nel caso in cui fosse comprovata la violazione di una norma di legge.</p>
<p>Autore: Pietro Berra</p>
<p>Fonte: La Provincia del 20 settembre 2006</p>
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		<title>CASO BURQA, PRONTI A RITIRARE IL FIGLIO DALLA SCUOLA. AD ANNUNCIARLO E&#8217; STATO IL MARITO: &#8220;PIUTTOSTO CHE FAR SCOPRIRE IL VOLTO A MIA MOGLIE MI TAGLIO LA TESTA&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:16:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/afghan-girl.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-176" title="afghan girl" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/afghan-girl-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Accompagnerà il figlio più grande fino alla soglia delle elementari. E l&#8217;altro figlio, che frequenta la materna, forse non andrà più a scuola. Una cosa è certa: la donna tunisina, che in questi giorni ha fatto nascere una polemica dopo essersi presentata a scuola con un velo integrale nero calato sul volto, non potrà più entrare nell&#8217;istituto di Como Borghi a viso coperto. È quanto hanno ribadito ieri sera Anna Spazzi &#8211; referente per l&#8217;integrazione scolastica del Provveditorato &#8211; e la preside Armanda Selva, in un incontro con il padre dei bimbi nonché marito della donna. Un incontro dai toni tutt&#8217;altro che concilianti. L&#8217;uomo, infatti, dopo un&#8217;animata discussione con i giornalisti che lo attendevano all&#8217;esterno della scuola di via Viganò, è salito nell&#8217;ufficio della preside. Arrivando a dire che piuttosto che far alzare il velo alla moglie si farebbe tagliare la testa. Anna Spazzi e Armanda Selva hanno cercato, a più riprese, di far capire all&#8217;uomo che non si trattava di una battaglia contro lui o la sua religione. Ma di una serie di leggi: almeno quattro, tra decreti e circolari ministeriali, che impediscono di circolare a viso coperto. Eppure, lui non ha voluto sentir ragione. E ha respinto con forza una delle possibili soluzioni, ovvero consentire alla moglie di togliere il velo dentro la scuola. La donna protagonista del caso indossa il niqab, un velo integrale nero e spesso che copre praticamente tutta la figura. Non solo il volto, ma anche il resto del corpo fino alle ginocchia. Un velo dal quale non si vedono nemmeno gli occhi. Ha due figli, uno alle elementari &#8216;Severino Gobbi&#8217; e un altro alla materna &#8216;Sant&#8217;Elia&#8217;. Entrambi gli istituti fanno parte dello stesso plesso e sono adiacenti. Presentandosi ad accompagnare e prendere i piccoli coperta di nero, la tunisina aveva destato perplessità in qualche genitore e docente. Il resto è cronaca: la questione è finita prima sui tavoli del consiglio comunale, per voce del consigliere di Alleanza nazionale Alessandro Nardone, e poi sulle pagine dei giornali. Parallelamente, il provveditorato si è attivato per far luce sulla vicenda. L&#8217;incontro di ieri sera con il marito della donna, sarebbe dovuto servire ad appianare ogni malinteso, ma sia la Spazzi che la preside si sono trovate dinnanzi a un muro di gomma. All&#8217;incontro era convocata la coppia al completo, anche se poco prima delle 19 si è presentato solo il marito. «Dato che il figlio grande è obbligato per legge ad andare a scuola, e il padre non voleva saperne di far alzare dentro l&#8217;istituto il velo alla moglie &#8211; spiegano all&#8217;unisono sia Anna Spazzi che Armanda Selva &#8211; siamo giunti a una soluzione: la mamma accompagnerà il bimbo fino all&#8217;ingresso. Senza entrare. Alla materna, dove per ovvi motivi i piccoli non possono entrare in autonomia, questo non è fattibile. Lui ha detto dunque che piuttosto non manderà più il figlio piccolo a scuola». «È arrivato a dire &#8211; prosegue Anna Spazzi &#8211; che noi stavamo dichiarando guerra all&#8217;Islam, quando abbiamo più volte ribadito che è la legge a vietare la copertura del volto, a qualsiasi cittadino. Non c&#8217;entra la nazionalità o la religione». «Mi sarei aspettata un compromesso, una soluzione &#8211; conclude la preside &#8211; purtroppo siamo di fronte a una persona dalle idee radicali. Basti dire che ha subito risolto la questione del figlio piccolo dicendo che non l&#8217;avrebbe più mandato a scuola. D&#8217;altronde, i bambini della materna vanno accompagnati fino in classe, e la maestra &#8211; una &#8211; sta in aula. La donna non può entrare a scuola con il velo, ma non può nemmeno lasciare il piccolo al cancello». La Spazzi aveva anche offerto la possibilità &#8211; per il più piccolo &#8211; di un mediatore culturale. Ma ovviamente, dopo la reazione dura del padre, non servirà più. La competenza del preside e del provveditorato finisce sul portone d&#8217;ingresso della scuola. Il rispetto delle leggi sul riconoscimento in luogo pubblico, invece, è tutt&#8217;altra cosa. Compito e territorio, nel caso, della magistratura.</p>
<p>Autore: Andrea Bambace</p>
<p>Fonte: Corriere di Como del 21 settembre 2006</p>
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