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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; Nel Popolo della Libertà ::. &#187; berlusconi</title>
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		<title>E’ ora di guardarci in faccia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 23:11:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-413" title="fini-berlusconi" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>A bocce ferme e, soprattutto, ad elezioni vinte, si ragiona meglio.  Non c’è dubbio. Allora vale la pena fermarsi un attimo per fare il punto  di una situazione, quella del PdL, che merita di essere approfondita  con obbiettività e schiettezza. Visto che non vogliamo in alcun modo  essere fraintesi, è giusto che il ragionamento parta da una premessa:   sarebbe ipocrita affermare che nel partito unico del centrodestra va  tutto bene e, allo stesso modo, sarebbe da Tafazzi teorizzare l’esatto  contrario. Fatto sta che, nonostante la prospettiva di tre anni di  tregua elettorale, le diverse componenti, pur con toni più sfumati  rispetto a prima, abbiano ripreso a fare a gara per differenziarsi l’una  dall’altra con l’aggravante che, nella stragrande maggioranza dei casi,  lo fanno discutendo di questioni completamente campate per aria,  boutade che durano giusto il tempo di un lancio Ansa. Il problema è che  mentre i think tank ed i rispettivi colonnelli passano le giornate a  darsele di santa ragione sui giornali, c’è un partito, la Lega, che  lavora costantemente sul territorio, erodendo al PdL un numero sempre  maggiore di consensi. Ovviamente molti dei “pensatori” di cui accennavo  poc’anzi si sono affrettati a liquidare, con atteggiamento superficiale e  snobistico, il successo del partito di Bossi. Attenzione, perché si  tratta della stessa superficialità con la quale i cosiddetti radical  chic si sono ostinati, per anni, a snobbare la destra ed “il fenomeno  Berlusconi”, trascinando la sinistra ad anni luce dalle reali esigenze  della gente e, di conseguenza, all’attuale sfascio politico. Una destra,  quella dell’Alleanza Nazionale pre-elefantino, in odore di sorpasso su  Forza Italia ed in possesso dell’autorevolezza necessaria per dettare i  temi dell’agenda politica mentre la Lega, indaffarata a riempire ampolle  in riva al Po, appariva ben lontana da quel processo di maturazione  politica del quale oggi è protagonista. Il paradosso è che la banda  Bossi ha costruito le sue fortune facendo proprie le battaglie che la  destra aveva dapprima sdoganato e poi abbandonato, riuscendo a mettere  all’angolo militanti e dirigenti di Alleanza Nazionale che, soprattutto  al Nord, si vedevano costretti a profondere gran parte delle proprie  energie per spiegare alla gente che le posizioni del partito erano  rimaste immutate e che, su alcuni temi, Fini si esprimeva a titolo  personale. Ecco spiegato come la Lega, a poco a poco, abbia saputo  sfilare ad Alleanza Nazionale quello status di “originale” di cui il  Presidente della Camera continua a dire di non voler essere la  fotocopia. Ma ora passiamo all’area di Forza Italia e, quindi, al  Presidente Berlusconi, la cui leadership è indicussa e indiscutibile. Ci  mancherebbe altro. Però, proprio in virtù della stima e dell’affetto  che nutriamo nei suo confronti, ci sentiamo in dovere fargli qualche  appunto su alcune sue decisioni. D’altra parte gli amici veri non sono  quelli abituati a fare sempre di si con la testa, ma quellì che hanno il  coraggio (per non dire le palle) di dire le cose come stanno. Allora, a  campagna elettorale conclusa, come si puo’ rimanere indifferenti di  fronte a candidature come quella di Nicole Minetti, arrivata dal nulla  ed inserita nei primissimi posti del listino bloccato del Presidente  Formigoni? Ecco, questo è uno dei classici argomenti di cui tutti si  lamentano nei corridoi, salvo poi mordersi la lingua quando si tratta di  parlarne in veste ufficiale. Eppure nel partito c’è una base che, su  temi come questo ed il disastro della presentazione delle liste, si  aspetta delle risposte. Possibilmente seguite dai fatti, in mancanza dei  quali sarà assai difficile spiegare ai nostri giovani perché dovrebbero  rimboccarsi le maniche e darsi da fare per il partito, quando poi lo  strumento della meritocrazia viene costantemente messo da parte. A  nostro modestissimo avviso in questo momento conviene guardarsi negli  occhi e sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, anche perché  l’alternativa sarebbe quella di far finta di niente e di interiorizzare i  problemi, salvo poi rinfacciarli alla prima occasione. Con le  conseguenze che possiamo immaginare.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>2010: L&#8217;ELENCO DEI MIEI DESIDERI PER L&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:47:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-325" title="italiatricolore" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/italiatricolore-300x274.jpg" alt="" width="300" height="274" /></a>Eh sì, ogni anno che passa tirare le somme di quello che sta per concludersi diventa sempre più complicato forse perché, almeno per quanto mi riguarda, con il trascorrere del tempo divento sempre più esigente, soprattutto nei confronti di me stesso. Così, anziché scrivere un resoconto di ciò che è stato nel 2009, tenterò di fare un elenco delle cose che mi aspetto dal 2010. Massì, mi prendo la libertà di fare una sorta di lista della spesa anche perché, in fondo, sognare non solo non costa nulla ma è anche un ottimo esercizio, che inconsciamente ci spinge a lottare sempre e comunque per il massimo obbiettivo. Insomma, nessuno riuscirà mai a togliermi dalla testa che, se proprio dobbiamo metterci in gioco, tanto vale farlo puntando alla posta più alta. Sempre e comunque. A conferma di quanto vi ho appena detto, spesso e volentieri, quando qualcuno mi chiede “come và” amo rispondergli che se mi lamentassi sarei un ingrato e se mi esaltassi sarei uno che si accontenta. Fatta questa già lunga ma doverosa premessa posso cominciare a dare libero sfogo alla mia immaginazione, tentando di elencare tutto ciò che desidero (senza il condizionale) per l’anno che tra poche ore vedrà la luce. Desidero che il clima politico finalmente cambi, che il confronto sulle idee prenda il posto dell’astio e degli attacchi personali, da entrambe le parti. Desidero non sentirmi più dire frasi del tipo “non capisco come possa, una persona in gamba come te, stare da quella parte politica”. Desidero che il Presidente Fini torni a scaldare il cuore mio e del popolo della destra, riappropriandosi di argomenti che, sono sicuro, continuano ad essere parte integrante del suo dna politico ed umano. Desidero che il Presidente Berlusconi consegni il Partito nelle mani di una nuova classe dirigente, puntando convintamente sulla generazione dei trentenni, che dovranno essere messi nelle condizioni di affrontare e vincere la sfida di una vera e propria “Rivoluzione del merito”. Desidero che maggioranza ed opposizione, questa volta, facciano il possibile e l’impossibile per portare a compimento quel processo riformista di cui la nostra Italia ha terribilmente bisogno. Desidero che l’opposizione collabori, senza pregiudizi, con la maggiornanza per arrivare quanto prima alla soluzione della crisi economica puntanto, innanzitutto, alla salvaguardia dei posti di lavoro. Desidero che maggioranza e opposizione, nell’ottica di un reciproco riconoscimento, s’impegnino per arrivare ad una definitiva “Pacificazione nazionale” consegnando, in modo definitivo e inappellabile, le antiche divisioni ideologiche ai libri di storia. Desidero che i cosiddetti cattivi maestri della sinistra radicale vengano finalmente isolati, perché non possano più inculcare, specialmente nei più giovani, sentimenti negativi come quello che, ad esempio, spinge qualcuno a gridare il vergognoso slogan “1, 10, 100, 1000 Nassirya”. Desidero che gli oltre 9000 Soldati Italiani impegnati in Missioni di Pace in tutto il mondo siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che tutti i rappresentanti delle Forze dell’Ordine siano onorati e rispettati da tutti gl’italiani. Desidero che la mentalità degli italiani diventi sempre meno provinciale e che, cioè, la finisca di anteporre interessi di bottega a quelli dell’intera comunità. Desidero che ogni italiano sia orgoglioso della sua Patria e che si commuova quando sente l’Inno o vede sventolare il Tricolore, sempre, non solo quando vinciamo i Mondiali di calcio. Desidero che a Como, la mia città, venga abbattuto al più presto quell’orrendo muro che oscura il Lungo Lago. Desidero, per me stesso, di continuare a migliorare in tutto ciò che faccio rimanendo sempre fedele a me stesso e guadagnandomi, sul campo, il ripetto e la stima delle persone che mi sono vicine e che credono in me. Desidero, infine, che questo 2010 regali ad ognuno di voi la forza di credere e lottare per inseguire ogni desiderio. E realizzarlo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>31 dicembre 2009</p>
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		<title>BERLUSCONI E FINI, E&#8217; ORA CHE VI PARLIATE</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:44:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-209" title="Berlusconi_611173a" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>Ricordate “La guerra dei Roses”? È un bel film di ormai vent’anni fa in cui Michael Douglas e Kathleen Turner (diretti da Danny De Vito) interpretano la storia della coppia perfetta, ovvero quella stereotipata in cui lui e lei si conoscono per caso ai tempi dell’università e, da allora, è un continuo crescendo di rose e fiori. Ma la loro relazione, così perfetta, ad un certo punto si deteriora e loro finiscono con l’odiarsi. Perchè? Il paradosso è che non c’è, un perché. O meglio, non uno preciso, ma una serie di tanti piccoli motivi che, disseminati durante il loro quotidiano cammino comune, si sono via via ingigantiti, alimentati dallo scemare della passione e dall’aumentare di un’insensata competizione interna alla coppia. Vi ricorda qualcosa, vero? Certo che sì, e sono sicuro che leggendo le mie righe avrete accennato un sorriso, cogliendo immediatamente la metafora con cui ho voluto approcciarmi a questo spinoso (sempre per restare in tema di rose) argomento. Berlusconi e Fini, Fini e Berlusconi, Silvio e Gianfranco, Gianfranco e Silvio: sono ormai mesi che leggiamo di loro in termini, per così dire, contradittori. Un continuo susseguersi di agenzie, dichiarazioni vere o presunte, bene o male interpretate, di fuori onda e di commenti di parte. Sì, avete letto bene, di parte. Perché (almeno sulla carta stampata) si sono formate due opposte fazioni, che per intenderci definirei curve, da cui i rispettivi ultras di Silvio e Gianfranco non se le mandano certo a dire. Anzi. Picchiano come dei fabbri. Ma a ben vedere è uno scontro Pop, talmente Pop che persino l’opposizione, senza nemmeno accorgersene, ne è stata letteralmente fagocitata, costringendo il Pd e persino lo sguaiato Di Pietro a fare il tifo per il Presidente della Camera. Situazione impensabile solo fino a qualche mese fa che, a mio parere, più che i problemi tra Berlusconi e Fini, mette a nudo la pressochè totale mancanza di una figura carismatica nell’area di un centrosinistra sempre più ai margini della scena politica.  Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che, se la sinistra inneggia a Fini, è solo grazie ai suoi continui distinguo nei confronti del Governo ed a alcune battaglie per così dire “anomale” nell’ambito della destra. Ed in parte ha ragione. Non tanto per i richiami alla centralità del Parlamento o al rispetto degli altri poteri dello Stato, quelli sono per lo più atti dovuti alla carica che attualmente ricopre. Il nocciolo della questione sono alcune sue prese di posizione che l’elettorato di centrodestra fatica a comprendere e, quindi, mal digerisce. Mi riferisco, in particolar modo, a quella sull’immigrazione, tema sul quale Gianfranco batte ormai da qualche anno dimostrando, ad onor del vero, una sincera convinzione sulla valiidità dei suoi argomenti, non perdendo occasione per rimarcarli. Proprio questa sua tigna ha spinto alcuni commentatori d’area a dar voce ai sempre più numerosi mugugni di dirigenti e militanti, mettendo sotto gli occhi di tutti quel deterioramento di cui parlavo all’inizio. Ora, mettiamo che qualcuno rientri in Italia dopo un lungo viaggio e che sia rimasto alle notizie di un anno fa, beh, una volta letta questa prima parte del mio articolo potrebbe tranquillamente pensare che si tratti di semplice dibattito interno, su grandi temi di cui un grande partito come il Popolo della Libertà fa bene a discutere. Chi potrebbe dargli torto? Il problema, quello vero, è il contesto in cui è scoppiata questa grana, ovvero, nel bel mezzo di un’offensiva trash-forcaiola cominciata, guarda caso, nel momento di maggiore popolarità vissuto da Berlusconi, che era riusciito ad appropriarsi – anche grazie all’assist di un inconsapevole Franceschini – persino del 25 aprile. Da lì è partita la triste campagna che ben conosciamo, che è culminata con la spettacolarizzazione delle deposizioni di un criminale analfabeta di bassa lega come Spatuzza, passando attrraverso il gossip e la contradittoria bocciatura del Lodo Alfano. In un simile momento, dicevo, di tutto c’era bisogno tranne che di dare il la a questo scontro fratricida, che è nato con l’editoriale in cui Vittorio Feltri, dopo aver rinfacciato a Fini alcune dichiarazioni sul caso Boffo, lo attaccava apertamente, dando voce a quei famosi mugugni che, fin lì, erano rimasti strozzati nelle gole di chi si sentiva orfano del Fini-pensiero. Ovvio, Feltri è un grande giornalista, non un politico, ergo certi calcoli non gli competono, ma è un fatto oggettivo che con quel suo ormai celebre editoriale abbia tirato un bel calcione al can che dormiva, quantomeno in pubblico. Arrivati a questo punto, però, bisogna trovare una soluzione e per farvi capire come la penso torno alla metafora iniziale, quella del film. Vi ricordate il finale? Dopo essersene fatte di tutti i colori, la coppia, ormai stremata, si barrica in casa con l’intenzione di arrivare alla resa dei conti, una volta per tutte. Sia lui che lei erano pronti a tutto, infatti, proprio quando stanno per ammazzarsi entrambi si sfiorano la mano e, guardandosi negli occhi, capiscono di amarsi ancora.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>7 dicembre 2009</p>
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		<title>CASO AVVENIRE E LIBERTA&#8217; DI STAMPA: 10 DOMANDE A D&#8217;ALEMA</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:21:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/dalema.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-314" title="d'alema" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/dalema-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Ho seguito con molta attenzione la vicenda che ha portato alle dimissioni l’ormai ex Direttore de L’Avvenire, Dino Boffo. Inutile dire che ho apprezzato moltissimo l’ennesima dimostrazione di coraggio da parte del Direttore Feltri e del suo Condirettore Sallusti che si sono presi la briga di pubblicare una notizia che, evidentemente, da tutti gli altri era ritenuta scomoda, troppo scomoda. Tant’è che la sua divulgazione ha scatenato un vero e proprio putiferio. Sì, perché stavolta i mestieranti della morale sono stati letteralmente smascherati e, quindi, colpiti nel vivo. Schiumano rabbia da tutti i pori, e c’è da capirli: scoperchiando il pentolone nel quale da anni rimestavano i trascorsi giudiziari di Boffo, Il Giornale ha dimostrato che questi signori non sono in possesso di alcun titolo per pontificare sui presunti (e sottolineo presunti) difetti morali di Berlusconi. Ma c’è chi non si da per vinto e, nonostante la palese evidenza dei fatti, si ostina a mistificare la realtà, sbraitando scompostamente che il Presidente Berlusconi, difendendosi dai continui e pretestuosi attacchi alla sua persona, stia attentando nientepopodimeno che alla “libertà di stampa”. Uno di questi è l’uomo di maggior peso politico all’interno del PD, Massimo D’Alema che ieri, in un’intervista al CorSera ha affrontato l’argomento esordendo così: “Si è creata una situazione pesante e allarmante: l’episodio del direttore dell’Avvenire segna uno spartiacque: un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni. Al fondo di questa barbarie c’è l’anomalìa italiana”. A questo punto, visto che nell’ultimo periodo va anche di moda, dal nostro piccolo ed insignificante sito internet chiediamo all’Onorevole D’Alema di chiarirci ulteriormente le idee, ponendogli dieci domande, semplici semplici:</p>
<p><big>1</big> <strong>Onorevole D’Alema, non ritiene che il Dottor Boffo non avrebbe avuto nulla da temere se avesse avuto la fedina penale pulita?</strong></p>
<p><big>2</big> <strong>Onorevole D’Alema, puo’ affermare, senza timore di essere smentito, che la documentazione pubblicata da Il Giornale sia falsa e che ci troviamo, quindi, effettivamente di fronte ad una “patacca”, come scritto dalla maggior parte degli organi di stampa a Voi notoriamente vicini?</strong></p>
<p><big>3</big> <strong>Onorevole D’Alema, una volta verificata l’autenticità di tale documentazione e considerata l’entità e la tipologia del reato per cui il Tribunale di Terni lo ha condannato, trova deontologicamente e culturalmente corretto che il Dottor Boffo abbia espresso, dalle colonne del suo giornale, giudizi morali nei confronti del Presidente del Consiglio per fatti attinenti alla sua sfera privata?</strong></p>
<p><big>4</big> <strong>Onorevole D’Alema, per quale motivo Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare la notizia?</strong></p>
<p><big>5</big> <strong>Onorevole D’Alema, non crede che affermare, come fa Lei, che Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare una notizia (per altro documentata) costituisca, di fatto, una limitazione della libertà di stampa?</strong></p>
<p><big>6</big> <strong>Onorevole D’Alema, perché commentando la pubblicazione di atti giudiziari come la condanna di Boffo parla di “episodio allarmante” e, invece, ritiene “un problema vero” i pettegolezzi con i quali, da mesi, gli organi di stampa notoriamente a Lei vicini tentano di screditare il Presidente del Consiglio?</strong></p>
<p><big>7</big> <strong>Onorevole D’Alema, in merito alle inchieste in cui è stato coinvolto il Suo partito in Puglia ha tentato di minimizzare affermando: “ho l’impressione che vi sia una grande esagerazione. Almeno nei titoli di alcuni giornali”. Ora, perché quando il Presidente Berlusconi si difende da attacchi giornalistici basati non su atti giudiziari, ma sul cosiddetto gossip, lo accusate di voler attentare alla libertà di stampa?</strong></p>
<p><big>8</big> <strong>Onorevole D’Alema, non le sembra di usare due pesi e due misure attaccando gli organi di stampa quando si occupano di notizie che, oltretutto, si basano su atti giudiziari e non su semplici pettegolezzi, che riguardano il suo partito?</strong></p>
<p><big>9</big> <strong>Onorevole D’Alema, per avvalorare la Sua tesi secondo cui il Presidente Berlusconi, con le querele, starebbe attentando alla libertà di stampa, ha dichiarato che: “quando sono diventato presidente del Consiglio ho rimesso tutte le querele”. Ci permettiamo, però, di farle notare che la sua nota querela al vignettista Giorgio Forattini (per la quale perse il posto a La Repubblica ed a cui, non contento, chiese un risarcimento di 3 miliardi delle vecchie lire) risale all’ottobre del 1999, quando Lei rivestiva la carica di Presidente del Consiglio e giudicò una vignetta: “Gravemente lesiva della mia reputazione”. Ora, pur tenendo conto che dopo qualche tempo ritirò la querela, non pensa che il comportamento che ha tenuto in quella circostanza non le conferisca alcun titolo per poter dichiarare, riferendosi al caso Avvenire: “Un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni”?</strong></p>
<p><big>10</big> <strong>Onorevole D’Alema, il 18 luglio scorso, il quotidiano Il Riformista riprese una nostra finta intervista nella quale un personaggio di fantasia dichiarava che: “un noto politico mi propose di candidarmi, in cambio voleva essere sculacciato”, inserendola in un articolo intitolato “Santo e puttaniere”, ovviamente riferito al Presidente Berlusconi. Non crede che il fatto di manipolare a proprio uso e consumo e, quindi, di pubblicare una notizia senza nemmeno verificarne l’attendibilità sia sintomatico di quanto, alcuni organi di stampa a Voi notoriamente vicini, siano disposti a dare credito a chiunque pur di screditare il Presidente Berlusconi?</strong></p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>7 settembre 2009<br />
</strong></p>
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		<title>Alessandro Nardone intervistato da Televisionet</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:58:40 +0000</pubDate>
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		<title>LA GIORNATA TIPO DI WALTER VELTRONI</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:43:09 +0000</pubDate>
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Ore 7.03: dopo essersi svegliato di soprassalto, Uòlter corre a controllare se ha ricevuto corrispondenza da Obama ma, nella cassetta delle lettere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/veltroni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-282" title="veltroni" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/veltroni-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a>Ore 7.00:</strong> la signora Veltroni cerca di svegliare Uòlter con un tenero bacio sulla guancia, ma lo sbarramento al 4% non le permette di accedere alla metà del letto in cui riposa il marito</p>
<p><strong>Ore 7.03:</strong> dopo essersi svegliato di soprassalto, Uòlter corre a controllare se ha ricevuto corrispondenza da Obama ma, nella cassetta delle lettere, trova solo L’Unità</p>
<p><strong>0re 7.15:</strong> Uòlter scende a fare colazione e, una volta a tavola, lancia un monito alla moglie: “Io non bevo il caffelatte, io sono come Barak, faccio colazione all’americana: yogurt, milk e mostarda… wat shainid la mostada?”</p>
<p><strong>Ore 8.00:</strong> ancora in preda agli strani movimenti intestinali causati dalla colazione americana Uòlter esce di casa: vorrebbe andare al loft, ma anche alla toilette</p>
<p><strong>Ore 11.00:</strong> dopo 3 ore d’indecisione passate al telefono a confrontarsi con Bettini, Uòlter affida l’annuncio ufficiale alle agenzie di stampa: “Abbiamo finalmente rotto ogni indugio, questa mattina mi recherò al loft”</p>
<p><strong>Ore 11.30:</strong> appena varcata la soglia della sede del PD, Uòlter chiede alla sua segretaria di controllare se, per caso, Obama l’abbia cercato al telefono ma lei, sconsolata, risponde di no alzando gli occhi e scuotendo il capo</p>
<p><strong>Ore 11.31:</strong> Uòlter accende il suo computer e controlla se, per caso, Obama gli abbia scritto… “Oh… una mail dall’america!”. Ma è soltanto spam per il viagra…</p>
<p><strong>Ore 11.45:</strong> dopo aver sfogliato i giornali Uòlter chiama Bettini per chiedergli il significato di “amalgama malriuscito”</p>
<p><strong>Ore 12.30:</strong> una volta compreso cosa significhi “amalgama malriuscito” Uòlter chiama la sua segretaria e le chiede di convocare d’urgenza il Governo Ombra, alle 14 nello Studio Ovale… “Mhmmm Presidente, scusi se mi permetto ma… qui da noi non c’è nessuno Studio Ovale…” dopo averla messa in attesa ed essersi confrontato per circa mezz’ora con Bettini, Uòlter finalmente le risponde: “Va bene, va bene… però ricordatevi che se non era per la scarlattina io a quest’ora stavo a Kansas City! Scriva semplicemete che sono convocati alla Casa Bianc.. ehm.. qui al loft…”</p>
<p><strong>Ore 12.35:</strong> tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Di Pietro continui a remargli contro</p>
<p><strong>Ore 12.36:</strong> tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Parisi continui a remargli contro</p>
<p><strong>Ore 12.37:</strong> tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè D’Alema continui a remargli contro</p>
<p><strong>Ore 12.38:</strong> tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Rutelli continui a remargli contro</p>
<p><strong>Ore 12.39:</strong> tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Bersani continui a remargli contro</p>
<p><strong>Ore 12.40:</strong> controlla, sul suo iPhone, se Obama ha accettato la sua richiesta d’amicizia su Facebook, ma ancora niente… “Sarà impegnato, in fondo gliel’ho fatta solo un mese e mezzo fa…”</p>
<p><strong>Ore 13.00:</strong> Uòlter chiama Di Pietro per chiedergli spiegazioni in merito ai suoi continui attacchi al PD ma, non capendo una parola, lo mette in attesa e chiede a Bettini se per caso la sua segretaria non gli abbia dato il numero dell’ambasciata nigeriana</p>
<p><strong>Ore: 13.30:</strong> Uòlter incontra una rappresentanza di lavoratori e, dopo aver ascoltato le loro istanze, li rassicura dicendogli: “Sono con voi”</p>
<p><strong>Ore 14.00:</strong> Uòlter incontra una rappresentanza degli imprenditori e, dopo aver ascoltato le loro istanze, li rassicura dicendogli: “Sono con voi”</p>
<p><strong>Ore 14.30:</strong> “Signor Presidente, i Ministri ombra la stanno aspettando!”… “Sì sì, dica loro che sbrigo una pratica importantissima e arrivo”… dopo aver agganciato il telefono Uòlter si concede ancora un paio di minuti sotto i raggi della sua lampada UVA e, prima di uscire dalla stanza, si guarda oroglioso allo specchio tenendo in mano un santino di Obama</p>
<p><strong>Ore 16.30:</strong> Comincia a fare buio, la riunione del Governo Ombra può dirsi conclusa</p>
<p><strong>Ore 17.00:</strong> Uòlter convoca una conferenza stampa in cui spiegherà i motivi per cui ritiene che la soluzione del problema “Monnezza” a Napoli non sia merito di Berlusconi, ma del centrosinistra: “Come al solito il Cavaliere millanta meriti non suoi. Chi ha messo Bassolino in regione? Noi! E la Iervolino in comune? Sempre noi! Se non fosse stato per loro la monnezza per le strade di Napoli non ci sarebbe mai stata e Berlusconi non avrebbe mai potuto rimuoverla!”. Bettini, seduto al suo fianco, si dice entusiasta del suo leader e, attento a non farsi vedere da lui, si mangia un panino con la mortazza</p>
<p><strong>Ore 18.00:</strong> Uòlter tiene un discorso alla conferenza programmatica del Lingotto, due ore in cui parla accompagnato da immagini suggestive e citando Kennedy, Gandhi e Churchill. Alla fine del suo intervento, dopo un lungo applauso, il commento dei delegati del PD è unanime: “Ma che cazzo ha detto?”</p>
<p><strong>Ore 19.00:</strong> dopo aver rinunciato a capire cosa egli stesso avesse detto nell’intervento, prende il suo iPhone e controlla se ha ricevuto un sms di congratulazioni da Barak Obama, ma trova solo quello di un entusiasta Bettini</p>
<p><strong>Ore 19.30:</strong> Uòlter si fa accompagnare da Bettini ad un incontro con i residenti della <a title="http://www.youtube.com/watch?v=6FHWWIeP2Ls" href="http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=62924471348&amp;h=cd0dbe21bd002a7b6f5cea64654c0ea0&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D6FHWWIeP2Ls" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=62924471348_amp_h=cd0dbe21bd002a7b6f5cea64654c0ea0_amp_url=http_3A_2F_2Fwww.youtube.com_2Fwatch_3Fv_3D6FHWWIeP2Ls&amp;referer=');"> Borgata Pinarelli</a></p>
<p><strong>Ore 20.30:</strong> dopo aver girato per ore ed ore senza essere riuscito a trovare la Borgata Pinarelli Uòlter, arrabbiatissimo, impreca pensando che a Kansas City non si sarebbe mai perso</p>
<p><strong>Ore 20.35:</strong> Uòlter va alla festa che ha organizzato con i suoi amici di Facebook ma, all’improvviso, comincia a diluviare ed a tirare un forte vento. Uòlter, preoccupato per i danni che Fassino potrebbe subire alla schiena, allerta la Protezione Civile</p>
<p><strong>Ore 21.00:</strong> Uòlter arriva alla festa, dove viene accolto da una folla oceanica: almeno 150 persone secondo fonti vicine agli organizzatori, 9 stando ai dati della Questura</p>
<p><strong>Ore 22.00:</strong> Uòlter ha appena concluso il suo intervento in cui ha parlato accompagnato da immagini suggestive e citando Obama, Lincoln e, infine, Er Monnezza. Dopo un lungo applauso, il commento degli invitati alla festa è unanime: “Abbiamo capito solo la parte finale dell’intervento. Che cazzo ha detto per oltre un’ora?”</p>
<p><strong>Ore 22.03:</strong> dopo essersi convinto che dovrebbe ispirarsi più spesso a Er Monnezza, controlla sull’IPhone se ha ricevuto un sms di congratulazioni da Barak Obama, ma trova solo quello di un entusiasta Bettini</p>
<p><strong>Ore 22.35:</strong> ormai stanco sale in macchina con Bettini: “Goffrè, portami alla Casa Bianc… ehm.. a casa”, dopo pochi istanti …driiiiiiiiiin driiiiiiiiiiiin… squilla l’iPhone: è un numero sconosciuto… “Halò, mister Uòlter Veltroni?”… “Yes yes, i… i can!”… “Mhmm, ok, le passo il Presidente, mister Barak Obama”… Uòlter non sta nella pelle, Bettini non sta nella camicia… ma eccolo, con la sua voce inconfondibile, è proprio lui… “Hey, Uòlter, are you doing?”… “Mhmmm… oh, Obama… my friend… yes, we… we… we can!”… “Uòlter you can speak english?”… “Mhmmm… oh, Obama… my friend… yes, we… we… we can!”… “Ok, wonderful!”</p>
<p><strong>Ore 23.40:</strong> dopo aver ascoltato per oltre un’ora Obama, senza aver capito mezza parola, un sudatissimo Uòlter spera di riuscire a salutare il Presidente Americano senza tradire la sua poca dimestichezza con l’inglese… “Ok Uòlter… you understand?”… “Oh, Obama… ehmmm… yes, i… can!”… “Ah… Uòlter…”… “Yes Barak!”… “Ahahah…”… “Silvio, ancora tu! Adesso basta, mi hai rotto le palle con questa storia!”… “Dai Uòlter, sii sportivo, è solo un giuoco… dai, non lo farò più, va bene?”… “Vabbè và…”… “Buona notte… ah Uòlter!”… “Dimmi!”… “Yes we can! Ahahahahahah”… “Mavaffancul…”</p>
<p><strong>Ore 23.40:</strong> Uòlter saluta Bettini e, con aria triste, rientra a casa dove trova la moglie e la figlia, che lo accolgono con uno spledido sorriso… “Scusatemi, ma stasera non sono dell’umore… vado a dormire”… “Mah, Uòlter, amore aspetta… oggi è arrivata una busta per te… sopra c’è scritto qualcosa… tipo White House”… “Dov’è? Dammela, dammelaaaaaa!”… “Ecco ecco… stai tranquillo”… “Amò, ma te rendi conto… è lui, è Barak!”… “Bene! te l’avevo detto di stare tranquillo, che prima o poi t’avrebbe scritto!”… “Si!!! Avevi ragione!!! Adesso corro a chiamare i tutti i giornali, non vedo l’ora che tutto il mondo sappia che io e Barak siamo culo e camicia!”… “Mammina, non pensi che sarebbe meglio dirgli che gliel’hai scritta tu?”… “Shhhh! Ma che sei matta? L’ha detto anche D’Alema, magari è la volta buona che la smette di darci il tormento con questa storia”…</p>
<p><strong>Ore 1.09:</strong> Uòlter dorme con il sorriso sulle labbra, chissà cosa starà sognando…</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>15 febbraio 2009</p>
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		<title>IN 260.000 PER CHIEDERE GIUSTIZIA – Ecco le proposte al Governo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:36:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-276" title="rape" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/rape-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></a>C’era da immaginarselo, dopo appena tre giorni il gip Cecilia Angrisani ha concesso gli arresti domiciliari a Mugurel Goia e Ionut Barbu, i due romeni accusati di favoreggiamento dei loro quattro connazionali. A quanto pare, la dottoressa Angrisani, motiverà la sua decisione affermando che i due criminali in questione risultano ancora incensurati e che, quindi, sempre stando alla sua teoria, otterranno la sospensione condizionale della pena. Dire che avevamo ragione sarebbe troppo facile di fronte ad una decisione del genere e, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei nostri interessi e poi, diciamocelo francamente, visti gl’innumerevoli precedenti non era certo necessario essere Nostradamus per prevedere una decisione tanto aberrante. Purtroppo. Decisione che, guarda caso, è arrivata dopo la denuncia dei radicali Rita Bernardini e Marco D’Elia sulle presunte percosse che, i criminali in questione, avrebbero subito in carcere, e contestualmente all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Certo, saranno delle casualità ma, in quanto tali, ci sarà quantomeno concesso di prendere atto di quanto beffardo sia stato il destino.</p>
<p>Nel giro di quattro giorni siamo diventati 60.000, un numero che fa impressione per quanto è grande. Sì, perché 60.000 persone riempiono una piazza od uno stadio, sono gli abitanti di una città medio-grande, insomma, è un numero che non passa inosservato, che non si può ignorare. Proprio come non si può ignorare ciò che, ahinoi, ci ha uniti, in questo gruppo: la percezione che, nel nostro Paese, la giustizia non funzioni come dovrebbe, e la scarcerazione di quei due criminali infami ne è la triste dimostrazione.</p>
<p>Per questo continueremo, per quanto a noi possibile, a far sentire la nostra voce per chiedere:</p>
<p>- <strong>al Governo ed al Presidente Berlusconi d’impegnarsi ad inasprire, nel quadro della riforma della giustizia, le pene previste per il reato di violenza sessuale dall’art. 609 bis del codice penale</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Alfano di valutare seriamente l’ipotesi d’inviare degli ispettori per verificare l’effettiva legittimità della decisione assunta dal gip Angrisani e per garantire che il processo si possa svolgere in piena serenità di giudizio</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Maroni, affinchè valuti tutte le misure per arginare un fenomeno, quello dello stupro, che ha oggettivamente superato ogni livello di guardia</strong></p>
<p>- <strong>al Ministro Carfagna, perché valuti tutte le misure per garantire la necessaria assistenza, da parte dello Stato, alle vittime di questo infame reato</strong></p>
<p>- <strong>ai Ministri Frattini e La Russa, perché possano prendere precisi accordi con i paesi d’origine di questi criminali – in molti casi la Romania – affinchè scontino la pena non in Italia, ma nelle patrie galere</strong></p>
<p>- <strong>ai Presidenti delle Camere, Fini e Schifani, ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, di maggioranza ed opposizione, affinchè lavorino in un clima di massima e reciproca collaborazione al fine di ottenere, nei tempi più brevi possibili, tutte le misure necessarie ad affrontare e sconfiggere questa terribile piaga</strong></p>
<p>Noi, anche a seguito dello stupro di gruppo avvenuto ieri in provincia di Cosenza, continueremo a mantenere alta l’attenzione nei confronti di un crimine, quello dello stupro, sul quale non si dovranno spegnere i riflettori. Almeno finchè non saranno adottate le misure necessarie per combatterlo, almeno finchè alle vittime non sarà garantita la massima assistenza, almeno finchè non sarà fatta giustizia.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47580576739&amp;ref=ts" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.facebook.com/group.php?gid=47580576739_amp_ref=ts&amp;referer=');"><strong>Vai al gruppo</strong></a></p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p><strong>31 gennaio 2009<br />
</strong></p>
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		<title>AZZURRI CANTINO L’INNO ESIBENDO LA SCRITTA “ESTRADATE BATTISTI”</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:34:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Italia – Brasile. La sfida delle sfide: sul tappeto verde di Wembley scenderanno un numero indefinito di campioni strapagati, nove titoli mondiali e, chi l’avrebbe mai detto, una crisi internazionale tra i due paesi. L’oggetto del contendere? Lo conosciamo tutti, ha un nome ed un cognome: Cesare Battisti, vile assassino i cui crimini, messi l’uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/battisti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-273" title="battisti" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/battisti-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Italia – Brasile. La sfida delle sfide: sul tappeto verde di Wembley scenderanno un numero indefinito di campioni strapagati, nove titoli mondiali e, chi l’avrebbe mai detto, una crisi internazionale tra i due paesi. L’oggetto del contendere? Lo conosciamo tutti, ha un nome ed un cognome: Cesare Battisti, vile assassino i cui crimini, messi l’uno in fila all’altro, basterebbero a tracciare l’intero perimetro di un campo… da calcio, appunto. Oggettivamente una brutta persona, la cui strafottenza è, ahinoi, supportata dal protezionismo di Lula e del governo verdeoro. Infatti, sotto il sole di San Paolo, Battisti si fa intervistare e ci da bellamente dei mafiosi ed il prode Genro, Ministro dell’inGiustizia ci dice che “siamo fermi agli anni 70″ mentre nelle ultime ore, a casa nostra, si è aperto un dibattito sull’opportunità di non giocare, in segno di protesta, la sfida di Wembley. Istintivamente mi sono sentito subito d’accordo con il boicottaggio ma, riflettendoci, penso che una valida alternativa potrebbe essere quella di far cantare, ai nostri Campioni, l’Inno di Mameli brandendo uno striscione che riporti la scritta “ESTRADATE BATTISTI”. Sono convinto che un gesto di tale portata darebbe, alla nostra causa, una visibilità forse ancor maggiore rispetto al boicottagio stesso. In ogni caso, ritengo che ogni iniziativa sia buona, purchè serva a convincere Lula ed il suo governo a fare ciò che è giusto fare, ovvero, rimandarci Battisti affinchè trascorra il resto dei suoi giorni non sotto il caldo sole carioca, ma dietro le sbarre di una galera italiana.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>30 gennaio 2009</p>
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		<title>Ritorno al futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:31:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/FuturePower.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-270" title="FuturePower" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/FuturePower-260x300.jpg" alt="" width="260" height="300" /></a>Noi ci crediamo, dannazione. Sembrerà un concetto banale, financo lapalissiano, ma è semplicemente questo il motivo per cui, ogni qual volta veniamo tirati per la giacca da una certa opinione pubblica, nonostante tutti gli sforzi di questo mondo, ci ricaschiamo. D’altronde, se l’argomento non ci toccasse nel vivo, la discussione non sarebbe nemmeno partita. Alemanno e La Russa non avrebbero rilasciato certe dichiarazioni, Fini non avrebbe detto quelle cose ad Atreju, e Giorgia non si sarebbe trovata tra l’incudine (per fortuna non la falce!) ed il martello. Questo è il dazio che dobbiamo pagare per il fatto di essere una Comunità, prima che un partito. Questo è il dazio che dobbiamo pagare per il fatto di sentirci Militanti, prima che amministratori o dirigenti. E ancora, questo è il dazio che dobbiamo pagare per aver fatto confusione tra una questione che è culturale, e non politica. Ci siamo fatti trascinare su di un terreno dissestato sul quale, per altro, i nostri avversari si trovano ad occhi chiusi. D’altronde, sono ormai settant’anni che non fanno altro che recitare la noiosa tiritera sulla dicotomia fascismo/antifascismo. Nel loro vuoto pneumatico è davvero l’unico argomento che gli è rimasto, come la particella di sodio protagonista di quella famosa pubblicità. Il nostro Partito nasce da una storia cominciata quasi sessantatre anni fa, sulle ceneri del peggiore conflitto della storia e di una  straziante guerra civile. Eppure, già allora, i fondatori del Movimento Sociale, parlavano dell’esigenza di arrivare ad una vera “pacificazione nazionale”. Ahinoi, il raggiungimento di quel risultato avrebbe, di fatto, eliminato lo specchietto per le allodole con il quale certa sinistra pensa ancora di abbagliare gli Italiani, evitandogli di affrontare argomenti concreti. Insomma, li avrebbe costretti a passare dalla teoria alla pratica, dalla retorica alla cultura del fare che, evidentemente, non rientra nelle loro corde. Detto questo, ha ragione da vendere Giorgia, quando dice che noi combattiamo in nome del valore supremo della libertà. Se così non fosse saremmo degli ipocriti belli e buoni, visto che siamo protagonisti di vere e proprie battaglie culturali contro tutti i regimi dittatoriali, in ultimo quella per la libertà del popolo Tibetano. Ce ne siamo forse scordati? Certo, personalmente sono convinto che i valori della libertà e della democrazia poco abbiano a che fare con una combinazione di parole che comprenda il vocabolo “anti”, ma questo non significa che non mi possa riconoscere nei principi della Costituzione. Vivaddio siamo persone in grado di ragionare, e di riuscire a vedere al di là del palmo del nostro naso, senza farci ingabbiare in steccati ideologici che non appartengono al nostro tempo. Detto questo ognuno di noi ha una coscienza con cui, volente o nolente, prima o poi dovrà fare i conti e, per quanto mi riguarda, mi sento libero di poter affermare di aver sempre difeso la memoria dei nostri Martiri senza, per questo, dover sconfinare nel becero estremismo politico fine a se stesso. Perché, cari miei, alla fine sono i fatti a contare. E allora, se le donne e gli uomini che compongono una destra riconosciuta democratica a tutti gli effetti, sono stati in grado di far emergere pezzi della nostra storia dall’oblio nel quale erano stati relegati per decenni, beh, allora vuol dire che abbiamo avuto ragione a consegnare, in maniera definitiva ed inequivocabile, il Ventennio al giudizio degli storici. Come dicevo all’inizio si tratta, ormai, di una questione culturale, alla quale ognuno, in coscienza, sarà libero di dare l’interpretazione che meglio crede, ma stando ben attento a non perdere di vista un altro valore che ritengo importantissimo: la coerenza. Quella coerenza che ci ha sempre contraddistinti da avversari ed alleati e che, a sua volta, non deve essere assolutamente confusa con lo scimmiottamento di ciò che fu prima ancora che i nostri genitori venissero al mondo. Noi, pur consapevoli del passato, siamo figli del nostro tempo ed abbiamo, dinnanzi a noi, l’orizzonte di una Patria da difendere e migliorare, fieri delle nostre idee e forti dei nostri valori.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>18 settembre 2008</p>
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		<title>Viva l’Italia liberata (dai comunisti)!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 22:28:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/080416.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-267" title="080416" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/080416-300x258.gif" alt="" width="300" height="258" /></a>Che goduria. Lo so, non è certo un modo elegante per cominciare l’articolo ma chissenefrega, l’evento è talmente importante da non meritare un commento fintamente buonista in nome del politically correct. Per anni li abbiamo subiti, li abbiamo combattuti, loro e quel morbo dell’odio di cui erano portatori sani e con il quale hanno infettato per decenni la nostra società; per anni hanno abbindolato milioni d’italiani con le loro teorie bislacche, divenute ormai irricevibili anche per il più rosso dei compagni. L’aveva detto Gianfranco Fini a Milano, in occasione dell’apertura della campagna elettorale, che il 14 aprile sarebbe stato ricordato come la vera Festa di Liberazione, da Prodi e dai comunisti, beh, col senno del poi si può tranquillamente affermare che tutti noi speravamo che la “profezia” finiana s’avverasse ma sfido chiunque a dire che s’immaginava una disfatta di questa portata. In un sol colpo, oltre ad essere tornati al governo del Paese, ci siamo liberati di personaggi lugubri come Giordano e Diliberto, di gentaglia come Pecoraro Scanio, Paolo Cento e Vladimiro Guadagno (in arte Vladimir Luxuria), di delinquenti come Caruso, insomma, della feccia del Parlamento. Era ora, sì, perchè questa è la gente che per decenni ha bloccato lo sviluppo dell’intera Nazione, in nome della stolta ideologia del non fare. Questa è la gente che ha reso le nostre città meno sicure, che ha fatto il lavaggio del cervello a milioni di nostri giovani facendogli credere che il Muro non era mai caduto e che drogarsi fa bene. Questa è la gente che ha mandato in Parlamento assassini e terroristi, dedicando un’aula del Senato al giottino Carlo Giuliani (targa da rimuovere immediatamente). Questa è la gente che andava a ridere ai funerali dei nostri Caduti a Nassirya. Questa è la gente che manifestava con i kamikaze islamici. Questa è la gente che usava gli aerei di Stato per andare a farsi i fatti propri. Questa è la gente che ha venduto i morti del Cermis in cambio della terrorista Baraldini. Insomma, questa è la gente che gl’italiani hanno finalmente saputo mandare al diavolo o, nel caso del Sig. Guadagno, a dar via il culo.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>16 aprile 2008</p>
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