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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; alleanza nazionale</title>
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		<title>ADDIO A MIRKO TREMAGLIA, CUORE DI DESTRA</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:08:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/mirko-tremaglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-738" title="mirko tremaglia" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/mirko-tremaglia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Voglio ricordare Mirko Tremaglia con un aneddoto: era il febbraio del 2001, e ci trovavamo a Napoli per la Conferenza Programmatica di Alleanza Nazionale. Gl&#8217;interventi furono tutti incentrati sulle elezioni politiche, che si sarebbero svolte di li a poco e, manco a dirlo, l&#8217;unico a rompere il clichè fu proprio lui, Mirko Tremaglia, che fece commuovere tutti invitando sul palco alcuni italiani che, decenni prima, andarono in Belgio per fare i minatori. Ecco, il suo intervento fu incentrato unicamente su di loro, gl&#8217;italiani che vivevano all&#8217;estero, ed alla sua battaglia per restitituirgli il diritto di voto. Battaglia tenacemente portata avanti  per una vita intera,  riuscendo a vincerla da ministro del governo che nacque pochi mesi dopo quella conferenza. Ora che non c&#8217;è piu&#8217; è naturale &#8211; per chiunque abbia condiviso con lui una parte di cammino - affermare che la destra italiana abbia perso uno dei suoi rappresentanti maggiormente autorevoli, un vero cuore di destra. Il dolore  è tanto, ma sforziamoci di ricordarlo con il sorriso perchè, ne siamo certi, in questo momento lui ed il suo Marzio si staranno riabbracciando.</p>
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		<title>Clamoroso: Fini torna dai suoi ex colonnelli ma…</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 07:39:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/la_russa_gasparri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-677" title="la_russa_gasparri" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/la_russa_gasparri.jpg" alt="" width="412" height="257" /></a>Ho fatto un sogno stranissimo, stanotte. Uno di quei sogni di cui non riesci a classificare il retaggio. Mi ha fatto svegliare felice? Mi ha lasciato l’amaro in bocca facendomi alzare con la luna storta? Boh. Ma veniamo al dunque. Ho sognato che gli ex “colonnelli di An” avevano organizzato una reunion della destra, un grande appuntamento programmatico per rilanciare l’azione di una comunità politica da troppo tempo in balia degli eventi. C’erano proprio tutti: a cominciare da quelli rimasti nel Pdl, come La Russa, Gasparri, Alemanno e Matteoli,  passando per gli ex transfughi Urso e Ronchi, per arrivare a Storace che, fino all’ultimo, aveva declinato l’invito. Finalmente – mi dicevo – era proprio ora che si rimettessero a fare politica! Noi delegati eravamo moltissimi e, nonostante la canicola agostana, avevamo raggiunto la Capitale da ogni parte d’Italia. Era da tempo che non si respirava tanto entusiasmo, noi tutti eravamo animati come da una specie di senso di liberazione, sensazione difficile da spiegare che, per capirci, somiglia molto a quell’urlo di gioia che ti è rimasto strozzato in gola per mille e mille volte al quale – a tempo ormai scaduto – proprio quando pensavi di essere di fronte all’ennesima sconfitta della tua squadra del cuore, hai potuto dare tutto il fiato che avevi in corpo. Ecco, il nostro stato d’animo era pressappoco questo, eravamo contenti per il fatto di aver finalmente avuto il coraggio di rialzare la testa dopo anni di sconfitte e divisioni. No, non si trattava affatto di reducismo ma, più semplicemente, di aver riacquistato la consapevolezza che la tua casa e la tua comunità (politicamente parlando) avevano resistito agli scossoni degli ultimi tempi. Certo, magari erano un po’ malandate, ma le fondamenta, grazie alla loro profondità, erano ancora ben piantate per terra. Bello, bellissimo andare in giro ed incontrare gente con cui avevi condiviso anni di battaglie politiche e che, inevitabilmente, avevi perso di vista. Cameratismo vero, ecco come si chiamava lo spirito che ci animava, altro che balle. Persino gl’interventi riuscivano a scaldarci il cuore: finalmente potevamo essere quello che davvero eravamo dicendo, ovvero, cose di destra senza la paura di essere additati da Fini. Già, Fini. Negli ultimi anni di Alleanza Nazionale aveva posizioni che manco la sinistra radicale, e se ti dicevi in disaccordo erano dolori. Sai che <a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/fini-bn.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-678" title="fini bn" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/fini-bn.jpg" alt="" width="215" height="211" /></a>strazio. Ecco, forse era proprio la sua assenza a regalarci quel sostenibilissimo e piacevolissimo senso di leggerezza. Via il dente, via il dolore. fini bnCerto, nel mio intervento avrei detto che era stata anche colpa nostra, e del nostro chinare la testa al cospetto del capo, facendo a pugni con i nostri valori ed i nostri principi. Ma da qualche parte dovevamo pur ricominciare, e quello era un gran bell’inizio! Ma, proprio quando meno te l’aspetti, nel bel mezzo dell’intervento di Ignazio, ecco che arriva l’inaspettato: Gianfranco Fini. Sì, proprio lui, che attraversa la sala come se nulla fosse, scortato dai “falchi” Granata e Bocchino e, udite udite, con al suo fianco il famigerato cognato, Giancarlo Tulliani. Il brusio si fece assordante. A quel punto Ignazio tentava di sdrammatizzare il momento con una delle sue battute: “Evidentemente – diceva con il suo inconfondibile timbro alla Fiorello – qualcuno si è accorto che siamo noi ad avere futuro e libertà, e digiamolo!”. Per lo stupore dello stesso La Russa, Fini si faceva largo, saliva sul palco e, prendendo posto proprio al centro del tavolo dei relatori, allargava le braccia, aggrottava la fronte e faceva la sua solita espressione da pesce lesso. Ma tu guarda che razza di faccia tosta! Di fronte a quel suo atteggiamento sprezzante, quello a cui ci aveva abituati, c’era qualche lunghissimo istante di silenzio, durante il quale – con ogni probabilità &#8211;  Fini doveva aver pensato qualcosa del tipo “ecco, è fatta”. Ma aveva torto. Sì, perché quando quei lunghi istanti di silenzio terminavano, quella che si levava al cielo fu, senza dubbio alcuno, la più potente bordata di fischi che abbia mai sentito in vita mia. Giuro. Lo fischiavamo tutti, persino Donna Assunta Almirante che, dalla prima fila, si era alzata in piedi per dirgliene di tutti i colori. Per non parlare dei suoi ex colonnelli. Ignazio era in cerca di un cingolato per poterlo investire, Gasparri lo insultava in romanesco, Storace minacciava di prenderlo a sediate, Alemanno a sprangate, Matteoli a nasate… insomma, un vero caos. Com’è andata a finire? Lo hanno menato? Mi dispiace ma il finale non lo conosco nemmeno io, tutta colpa di quella dannata sveglia, che ha suonato proprio sul più bello.</p>
<p>Alessandro Nardone per L’Ordine dell’11 agosto 2011</p>
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		<title>I MIEI PRIMI 35 ANNI</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 22:00:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Politica, romanzo, vita privata, amici famiglia, amore: Andrea Balzaretti intervista a tutto campo Alessandro Nardone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MA6P7FxQsO0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/MA6P7FxQsO0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Eh già, con oggi siamo a 35 primavere, che non sono tantissime ma nemmeno poche. In questi casi è molto facile finire col fare retorica, ma la cosa non m&#8217;interessa: voglio fermarmi per un attimo a riflettere, sì, perché trovo fondamentale prenderci il tempo necessario per capire cosa stia realmente accadendo nel profondo di noi stessi e, perché no, approfittarne per fare un sano esame di coscienza.</p>
<p>Comincio col dire che mi ritengo un privilegiato, perché sono cresciuto in una splendida famiglia, in compagnia di amici meravigliosi, trascinato da una passione che non ha mai smesso d&#8217;infiammarmi il cuore.</p>
<p>Certo, chi di noi non ha qualche piccolo rimpianto, ma si tratta di ben poca cosa, d&#8217;altra parte sono sopratutto gli errori a farci crescere e, se nella mia vita ne ho commessi parecchi, posso anche dire di aver sbagliato in buona fede, magari in alcuni casi spinto dalla mia cocciutaggine ed in altri da una certa ingenuità, ma sempre credendo di essere nel giusto. Allo stesso tempo &#8211; pur tenendo i piedi ben piantati per terra &#8211; se mi guardo indietro, sono molte le cose delle quali mi sentirò per sempre orgoglioso, emozioni impagabili, capaci di tramutare in energia positiva ogni sforzo ed ogni sacrificio, compresi alcuni gratuiti attacchi personali.</p>
<p>Tutto questo rafforza, in me, l&#8217;idea che la vita abbia davvero un senso solo se siamo realmente capaci di trovare il coraggio di lottare a viso aperto per le idee in cui crediamo e per le persone che amiamo, senza calcoli opportunistici e senza pensare delle conseguenze che questo potrebbe comportare. Ma solo alle porte che ci potrebbe aprire.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>Buon Compleanno, Italia.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:53:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[D'accordo, l'attuale clima svilisce l'altissimo significato delle celebrazioni, eppure dinnanzi ad un Tricolore, c'è sempre quel brivido...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/03/tricolore-unita-italia-672x351.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-601" title="tricolore-unita-italia-672x351" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/03/tricolore-unita-italia-672x351.jpg" alt="" width="460" height="240" /></a>Lui di sinistra ed io di destra. Però, come lui non è uno di quelli accecati da un antiberlusconismo viscerale, il sottoscritto non è certo un fanatico integralista della religione berlusconiana. Per usare una metafora calcistica, diciamo che abbiamo abbandonato le rispettive curve da ormai qualche tempo, da quando, cioè, le squadre a cui abbiamo sempre tenuto hanno eccessivamente annacquato la loro identità in nome del calcio moderno. Oltretutto, noi “di destra” abbiamo dovuto subire l’onta del cambio di casacca del nostro Capitano, sì, proprio quello in cui c’identificavamo quando ancora portavamo i calzoni corti. Come se Totti passasse alla Lazio e Maldini avesse chiuso la carriera all’Inter. Decisamente troppo, per chiunque. Meglio starcene in tribuna, a fare il tifo, certo, ma senza quella tensione ideale che si traduceva in un trasporto pressoché totale, in una vera e propria simbiosi con chi indossava i colori delle nostre squadre del cuore. Proprio l’altra sera, durante una delle nostre accese discussioni, ecco giungermi la domanda che ho scelto come incipit per questo mio pezzo: “Alessandro, ma tu che sei di destra, non credi che lo spettacolo a dir poco desolante di questi ultimi anni sia la cornice peggiore per il 150mo compleanno della nostra povera Italia? Mignotte sui giornali ed in Parlamento, una classe politica gerontocratica che non la schiodi manco con le cannonate, qualche pirla della Lega che gioca a sputtanare il Tricolore per raccattare i voti di chi è pirla quanto lui. Mi dici, in tutta onestà, qual è stata l’ultima volta – escludendo il mondiale del 2006 &#8211; in cui ti sei sentito davvero orgoglioso di essere italiano?”.</p>
<p>“Circa tre ore fa”, gli ho prontamente risposto, “ero in bici, sono passato davanti al Monumento ai Caduti ed ho visto il Tricolore che sventolava. Ecco, per quelli come me, guardare quella bandiera, la nostra bandiera, significa sentirsi correre un brivido lungo la schiena, e lo dico senza retorica, sia chiaro”. Siccome lo conosco molto bene, sapevo perfettamente che quel suo irrigidirsi sullo schienale della sedia fosse un chiaro segno d’insofferenza rispetto alla mia risposta, così lo accontentai, dimostrandogli che non era mia intenzione eludere le sue questioni: “Sai benissimo che mi trovi d’accordo, non certo nei toni, ma sicuramente in buona parte della sostanza di ciò che dici. Ne abbiamo parlato diverse volte. Concordo anche sul fatto che questo clima, in qualche modo, svilisca l’altissimo significato delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita d’Italia, che qualcuno non voleva nemmeno festeggiare. Pensa che io trovo persino poco un giorno di festa: fosse stato per me, il 17 marzo, le più alte cariche dello Stato avrebbero dovuto tagliare il nastro di una grandissima opera dedicata a chi è morto per la Patria, un simbolo per le generazioni future, insomma. Invece niente. Ah, a proposito, giovedì vedi di esporre un bel Tricolore alla finestra!”. Tra una sigaretta ed un bicchiere di buon vino nero, il dibattito si faceva sempre più interessante, “Altro che Tricolore, con quello che fa Berlusconi – provocò il mio amico &#8211; voi di destra dovreste avere la decenza di non nominarla nemmeno, la Patria. Come fai a dire che sei orgoglioso di essere italiano, e sostenere un presidente così?”. Ovviamente la conoscenza era reciproca, e a lui piaceva saltellare sui miei nervi scoperti, ben sapendo che certi toni “alla Travaglio”, mi facevano letteralmente incazzare.</p>
<p>“Senti, mi darai atto che quando c’era da criticarlo sono stato tra i pochi a farlo, oltretutto a viso aperto. Detto questo, non è tollerabile che si parli in questi termini di un Presidente del Consiglio che, vi piaccia o no, raccoglie il consenso di gran parte degli italiani, a cui ha saputo dare diritto di rappresentanza, attraverso la costruzione del blocco moderato di centrodestra. Quanto al mio sentimento di amor di Patria, beh, ti posso garantire che mi sento perfettamente rappresentato da una maggioranza che ha avuto il merito d’infrangere parecchi dogmi, soprattutto culturali. Qualche esempio? Di Foibe non si è parlato per sessant’anni, un silenzio vergognoso, frutto di uno scellerato patto tra Pci e Dc, spezzato dall’iniziativa di Alleanza Nazionale che, grazie alla maggioranza che sosteneva il Governo Berlusconi (amici della Lega compresi), è riuscita ad istituire la “Giornata del Ricordo”. A questo proposito mi viene in mente un vecchio slogan di An che, a mio parere, rappresenta perfettamente il concetto: <em>Eravamo in pochi a chiamare Patria l’Italia, oggi siamo la maggioranza.</em> Il punto è proprio questo, ovvero che a farci la morale è quella stessa sinistra che, fino alla Bolognina, aveva una sola bandiera, quella rossa, e considerava il Tricolore alla stregua di un vessillo fascista”. “Sì, ma queste sono cose che lasciano il tempo che trovano, dei semplici contentini…”, obbiettò lui, “nient’affatto – m’affrettai a rispondergli – è proprio qui che ti sbagli, perché consideri di poco conto questioni che stanno, invece, alla base del clima da guerra civile permanente che ci trasciniamo da oltre settant’anni, che è stato l’oppio con cui la sinistra ha drogato il popolo, distogliendone l’attenzione dai problemi reali. Dc e Pci si spartivano poltrone e potere? Intanto nelle piazze si ammazzavano dividendosi tra fascisti e comunisti. Guarda caso, il Movimento Sociale diventò un “pericolo per la democrazia” proprio quando Almirante cominciò a parlare di “pacificazione nazionale”, collocando il partito a destra, facendo passi da gigante per consegnare il fascismo ai libri di storia. In quest’ottica consideriamo di valore inestimabile le dichiarazioni di Ciampi e Violante sui “Ragazzi di Salò” ed il dibattito che ne scaturì, anche grazie ai libri di Pansa. Una memoria condivisa, e la fine della dicotomia berlusconiani – antiberlusconiani, ecco quel che ci serve per fare il salto di qualità come Nazione, e costruirla è un compito che spetterà alla nostra generazione, caro mio. Che ti piaccia o no”.</p>
<p>Il suo annuire mentre inalava l’ultimo tiro di quella sigaretta valeva più di mille parole, “mi piace discutere con te, perché ci credi per davvero. Senti…”, mi disse con un aria che tradiva un leggero imbarazzo, “dai, già che sono qui, prestami un Tricolore, così giovedì lo appendo alla finestra, ma sappi che lo faccio solo perché me lo hai chiesto tu!”. Non feci battute ma, dopo avergli dato la bandiera, gli sorrisi e lo abbracciai. Buon compleanno, Italia.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>Fonte: L&#8217;Ordine del 15 marzo 2011</p>
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		<title>Dieci anni di&#8230; me</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 13:37:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/12/alessandro_baby.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-587" title="alessandro_baby" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/12/alessandro_baby-300x299.jpg" alt="" width="300" height="299" /></a>3 – 2 – 1 – 0… L’arrivo del nuovo Millennio, festeggiato con gli amici a Barcellona. Comincia la mia esperienza da Presidente provinciale di Azione Giovani. La vacanza a Benidorm con i miei amici più cari. La fine della “traversata del deserto”: la Casa delle Libertà vince le elezioni e manda a casa la sinistra. Eletto alla Camera Alessio Butti. Lo scudetto della Roma. La gioia per la promozione del Como, nella finale contro il Livorno. Gl’incidenti durante il G8 di Genova. Il brusco risveglio dell’Occidente: la tragedia dell’11 settembre. Esce “A rush of blood to the head”, il miglior album dei Coldplay. Ha inizio la frode dell’Euro: più soldi alle banche e molti, moltissimi meno per la gente. Ho le vostre buone ragioni: la mia campagna elettorale. Vengo eletto al Comune di Como, sesto più votato della lista di Alleanza Nazionale. Jean Marie Le Pen arriva al ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi. L’invasione dell’iIraq. Nassirya: per non dimenticare. Sergio vive: passa la mozione per intitolare un luogo pubblico a Sergio Ramelli. La mia più grande soddisfazione politica: inaugurata la “Passeggiata Ramelli”. Simona, mia sorella diventa dottoressa in giurisprudenza. Schultz, il kapò. Vado a vivere da solo. Schumi ancora Campione con la ferrari. “Vi faccio vedere come muore un Italiano”: l’Onore di Fabrizio Quattrocchi. Bush vince ancora. Esce Giorni, di Simone Tomassini, colonna sonora della mia estate a Rimini. Le lacrime per l’addio al Papa che ha saputo cambiare la storia: Karol Wojtyla. Il successo (da molti inaspettato) del Capodanno in piazza Volta a Como , insieme a Tote e Morris. Il primo giorno di lavoro al Casinò di Campione. Esce “How to dismantle an atomic bomb”, ennesimo capolavoro degli U2”. Il viaggio in Giappone. L’arrivo di Elys, il mio amore più grande.  Rivince Mortadella. Alessio Butti diventa Senatore. Il cielo è azzurro sopra Berlino: Campioni del Mondo! Seven Nation Army: il po-po-po-po. L’illusione di diventare padre. La campagna elettorale andata male. Esce il pezzo migliore dei Coldplay: Violet Hill. La convivenza. Vince Sarkò. La fuga da Elys, la mia delusione più grande. Mi rialzo, finalmente. Esce l&#8217;iPhone, passo a Mac. Nuova vita, nuovi amici: ecco Simo e Balza. Scrivo. Marta e Patty, grazie per i sorrisi. Lauretta, grazie per il sostegno. Le valige della stronza. Facebook. Le meravigliose spiagge dei Carabi. Si sposa mia sorella Francesca. Cristina, mia cugina, non c’è più. Nasce Camilla, l’amore mio. Stavolta rivinciamo noi. La fine del Partito in cui sono cresciuto: Alleanza Nazionale. La nascita del mio nuovo Partito: il Pdl. Nasce L&#8217;Ordine. Esce “Ti odio da morire”, il mio primo romanzo. Sylvie prende tutti per il culo. Esce “No line on the horizon” degli U2, un album Magnificient. Il muro. La battaglia contro il coprifuoco a Como. Il libro va, che soddisfazione. Fini, che delusione. Nasce Carlotta, amore mio ad ex aequo con Camilla. Finalmente mi metto in testa di dimagrire e perdo 20 kg. Continuo a scrivere. Il mio Papà va in pensione, dopo 47 anni. Sto benissimo, in forma come non mai. Ho deciso: torno a vivere in centro. Ho deciso cosa fare nel prossimo decennio: scriverò il mio destino. Ciao anni 10.</p>
<p>Buon Anno a tutti.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>PS: perchè ho messo una mia foto da piccolo? Così, perchè mi andava! <img src='http://www.nardone.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>LETTERA APERTA A GIANFRANCO FINI</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Diciassette magnifici anni, che hanno fatto di quel ragazzino l’uomo che sta scrivendo al leader in cui credeva. Cioè lei, Signor Presidente."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_504" class="wp-caption alignleft" style="width: 306px"><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/08/nardone_fini.jpg"><img class="size-medium wp-image-504 " title="Alessandro Nardone e Gianfranco Fini" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/08/nardone_fini-296x300.jpg" alt="Alessandro Nardone e Gianfranco Fini" width="296" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Nardone e Gianfranco Fini - Atreju 1999, Roma</p></div>
<p>Caro Presidente Fini,</p>
<p>in passato le ho le ho già scritto, ma stavolta è diverso, ed è molto più importante. Per cui, anche se ha mille altri pensieri per la testa, la prego di buttare via i prossimi cinque minuti del suo tempo dandomi retta, perchè ho una storia da raccontarle. È quella di uno dei tanti ragazzi della “generazione ‘93” quello che molti definivano “l’anno zero della politica” o “l’inizio della Seconda Repubblica”. Ricorda? Bene. Un paio d’anni prima, quel ragazzino, nemmeno quindicenne, mise per la prima volta il naso nella Federazione del Msi di Como. Era intimorito, quasi al punto di tremare ma, dopo aver maldestramente compilato il modulo d’iscrizione al Fronte della Gioventù, sentiva di avere la forza di un leone.</p>
<p>Erano gli anni di Tangentopoli, delle celebri picconate di Cossiga, e di dibattiti televisivi incandescenti. Qualcosa stava cambiando, nel nostro Paese. Mentre i suoi amici pensavano al calcio ed ai motorini truccati, l’interesse che quello sbarbato coltivava per la politica continuava ad alimentarsi, giorno dopo giorno. Gran parte del merito di quella passione crescente era, certamente, del suo Federale e del segretario nazionale del Movimento Sociale: forte, carismatico, pulito, fiero delle sue idee. Guai a chi doveva affrontarlo, a quei tempi.</p>
<p>Poi, le elezioni amministrative del 1993. Certo, quel giovane leader non diventò Sindaco di Roma, ma si consacrò definitivamente alla guida di un popolo intero che, come quel ragazzino, l’avrebbe seguito in capo al mondo. Ciecamente. Di lì a poco sarebbe nato un nuovo Partito: moderno ma fiero delle sue radici, innovatore ma sempre nel segno dei suoi valori, gerarchico ma rispettoso della sua base.</p>
<p>Quel ragazzo era orgoglioso di farne parte: più passava il tempo e più s’identificava in quella Comunità, aumentavano il suo spirito di appartenenza e la sua fede in quei valori. Più passava il tempo e più credeva in quello che, per lui, non era più soltanto il Capo, nossignore, ma un vero e proprio esempio da seguire. Insomma, un punto di riferimento inamovibile.</p>
<p>Da allora ad oggi sono passati diciassette anni. Diciassette anni di grandi battaglie politiche e di divisioni laceranti, di manifestazioni e secchi pieni di colla, di riunioni interminabili e volantini fotocopiati, di vittorie e di sconfitte, di grandi amori e di avventure di una notte, di cameratismo vero e di amicizie false. Diciassette magnifici anni, che hanno fatto di quel ragazzino l’uomo che sta scrivendo al leader in cui credeva. Cioè lei, Signor Presidente.</p>
<p>Sembrano passati secoli, vero? Si tratta ormai di storia, sì, ma di storia recente. La nostra storia. Dalla quale, Signor Presidente, negli ultimi cinque o sei anni, lei ha deciso di allontanarsi anni luce. Ma non è mia intenzione entrare nel merito delle singole questioni, anche perché non sono certo così presuntuoso da pensare di poterle far cambiare idea. Ci mancherebbe.</p>
<p>Il motivo per cui le sto scrivendo è un altro, ed è certamente più umano che politico. Certo, sono consapevole che molte delle cose che sto per dirle potranno ferirla, ma sono disposto ad assumermene la responsabilità, anche perché mi sentirei molto, ma molto peggio se non gliele dicessi.</p>
<p>Oggi, se penso a lei, non so se essere più incazzato o più deluso.</p>
<p>Incazzato perché, con le sue prese di posizione degli ultimi anni, ha ridotto al lumicino la nostra gloriosa Fiamma e, con essa, la nostra Comunità ed il retaggio di chi ci ha preceduti, compresi i Martiri che ci hanno lasciato la pelle.</p>
<p>Deluso perché, Signor Presidente, non posso credere che un uomo come lei possa farsi mettere in difficoltà da – mi passi il termine -  uno stronzetto come Giancarlo Tulliani. No, questa cosa non riesco proprio a mandarla giù! Insomma, posso non condividere il suo nuovo percorso politico, e questo ci sta. Nella vita nulla è eterno, per l’amor di Dio. Ma il solo pensiero che un uomo del suo prestigio, della sua esperienza e della sua rispettabilità rischi di compromettere la sua credibilità (oltre che la carriera) per assecondare i capricci di un guitto da quattro soldi, beh, mi manda letteralmente in bestia.</p>
<p>L’amore, spesso e volentieri, ci rende ciechi anche di fronte agli errori più evidenti. Non c’è genitore, amico di una vita o santo che tenga. Lo so perché è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle e, nel mio piccolo, a causa di un amore, ho dovuto ricominciare tutto da capo. Proprio perché ci sono passato e perché, libero di credermi o meno, le voglio ancora bene, mi permetto di parlarle in pubblico del suo privato. Già, chi l’avrebbe mai detto.</p>
<p>Mi dia retta: si liberi di questo fardello, Signor Presidente, e lo faccia con uno scatto d’orgoglio, dimostrando che sbaglia chi, in questi giorni, le dà pubblicamente dello zerbino. Tiri fuori gli attributi (che, di certo, non le sono mai mancati), afferri lo stronzetto per un orecchio e lo sbatta fuori da quella maledetta casa, prendendolo a calci nel culo, se necessario. Dopo di che chiarisca, una volta per tutte, la tristissima vicenda di Montecarlo, anche ammettendo di aver sbagliato, se così fosse. Ma lo faccia lei, in prima persona, perché molti dei suoi “fedelissimii”, al pari del guitto che scorrazza in Ferrari mentre lei è in difficoltà, hanno già combinato abbastanza danni.</p>
<p>Certo, questo non le servirà per riguadagnare il consenso di chi, come il sottoscritto, non ha intenzione di seguirla nel suo nuovo percorso politico ma, quantomeno, le consentirà di dipanare quella bruttissima coltre di sospetto che sta offuscando, ogni giorno di più, la sua credibilità.</p>
<p>Sì, forse mi sono spinto un po’ oltre, ma chissenefrega, in fondo non ho fatto altro che dirle quello che pensiamo in tanti, ragazze e ragazzi figli della “generazione ‘93” e, quindi &#8211; anche se ormai politicamente distanti – anche un po’ figli suoi.</p>
<p>Un abbraccio sincero.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>SENZA FINI LA DESTRA NON HA PIU’ ALIBI: ORA TORNI AD ESSERE SE STESSA</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:14:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Quello che mi aspetto è un sussulto, uno scatto d’orgoglio che parta soprattutto dai giovani, ma che coinvolga anche tutta la classe dirigente, attraverso il quale si abbia il coraggio di rivendicare, una volta per tutte e con estrema chiarezza, quelle istanze e quei valori nei quali la Destra si è sempre riconosciuta”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/08/fini-bn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-499" title="Gianfranco Fini" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/08/fini-bn-300x218.jpg" alt="Gianfranco Fini" width="300" height="218" /></a>Non esistono separazioni piacevoli, nemmeno al termine dei rapporti  più logori e sfiancanti. Tutt’al più, una volta superata l’iniziale fase  dell’irrazionalità, ci si deve sforzare di uscire dalla sbornia  post-rottura e, così, riacquistare la lucidità necessaria per compiere  un’analisi obbiettiva dell’accaduto, utile a comprendere anche e  soprattutto i propri errori dei quali, spesso e volentieri, non ci  rendiamo conto perché, quando si litiga, tendiamo a focalizzare tutta la  nostra attenzione su quelli commessi dall’altro. Questa sorta di  introspezione è molto utile se si vogliono, responsabilmente, evitare  spiacevoli strascichi che, magari, vedono coinvolti anche amici e  familiari. Non esiste cosa peggiore che farsi la guerra in famiglia.  Esattamente quello che sta accadendo nella “famiglia” della Destra  Italiana, che esce con le ossa rotte da un lento ma inesorabile processo  di separazione durato circa dodici anni, ovvero da quando Fini, con un  partito che, forte delle sue posizioni, alle politiche del ’96 raggiunse  il suo massimo storico, pensò bene d’inciuciare col democristianissimo  Mario Segni, dando vita (?) al disastroso esperimento dell’elefantino.  Il risultato lo conosciamo tutti: trend positivo invertito e – 6%   rispetto alle politiche. Ergo, Alleanza Nazionale perse la sua spinta  propulsiva e, con essa, ogni velleità di “sorpasso” sugli alleati di  Forza Italia, stabilizzando il proprio peso elettorale attorno al 12%.  Da allora, fu un susseguirsi di esternazioni, con le quali Fini ha  sottoposto la base del partito ad un quotidiano sfilacciamento,  costringendo, in molti casi, dirigenti e militanti a vivere nel  paradosso di doversi letteralmente vergognare della propria storia e  delle proprie idee. Una situazione resa ancora più umiliante ed  incomprensibile dal fatto che, contestualmente, la Lega di Bossi  costruiva i suoi successi elettorali facendo suoi i temi che Fini  gettava a mare. Insomma, cornuti e mazziati, ma tenuti insieme da un  senso d’appartenenza fuori dal comune e dalla speranza che, quantomeno,  dietro alle prese di posizione dell’allora Presidente di Alleanza  Nazionale ci fosse un disegno politico ben preciso. Detto questo, per  onestà intellettuale, dobbiamo avere il coraggio di ammettere che in  molti, troppi casi, con il nostro silenzio fummo corresponsabili di  quanto stava accadendo dentro al partito. Su questo punto non ci sono  scuse, soltanto rimpianti. Sì, perché di fronte a spettacoli avvilenti  come quello avvenuto ieri pomeriggio alla Camera, trovo umanamente  comprensibile pensare che, forse, se fossimo stati tutti un po’ più  decisi nel contrastare certe prese di posizione, se avessimo avuto le  palle  per dire chiaro e tondo che così non si poteva andare avanti,  beh, forse Fini avrebbe preso coscienza dei suoi errori. Forse, chissà.  Certo, ora che la frittata è fatta tutti questi ragionamenti lasciano il  tempo che trovano ma, vivaddio, si dovrà pur aprire una riflessione  seria su una frattura che, in un sol colpo, ha sancito la fine di un  percorso lungo oltre sessant’anni ed ha ammaccato vistosamente la  carrozzeria del Popolo della Libertà. Sarebbe grave se quanto avvenuto  ci lasciasse indifferenti, perché vorrebbe dire che viviamo in uno stato  di sostanziale apatia, per non dire comatoso, assuefatti a subire  passivamente qualsiasi cosa venga detta o fatta. Ecco, quello che mi  aspetto è un sussulto, uno scatto d’orgoglio che parta soprattutto dai  giovani, ma che coinvolga anche tutta la classe dirigente, attraverso il  quale si abbia il coraggio di rivendicare, una volta per tutte e con  estrema chiarezza, quelle istanze e quei valori nei quali la Destra si è  sempre riconosciuta. Badate bene, a scanso di equivoci, con questo non  intendo certo dire che dovremmo riappropriarci di certi rituali  nostalgici, ma rispettarli anziché rinnegarli spudoratamente, perché  fanno parte della nostra storia. No, non credo che dovremmo sbandierare  posizioni razziste o xenofobe – che, per inciso, non hanno mai fatto  parte del dna della Destra Italiana – ma essere fermi nel tutelare la  sicurezza dei cittadini, nel contrastare il fenomeno dell’immigrazione  clandestina e di difendere, senza se e senza ma, la nostra Identità  Nazionale e le nostre tradizioni da chi non le rispetta. Come non  dovremmo assumere posizioni cosiddette “clericali” a prescindere, ma  nemmeno mettere in discussione il concetto irrinunciabile di sacralità  della vita e le indiscutibili radici cristiane sulle quali fioriscono le  nostre tradizioni e la nostra storia. Allo stesso modo, e qui passiamo  ad un argomento forse meno alto ma altrettanto importante, nessuno si è  mai sognato di affermare che dovremmo essere un manipolo di cagnolini  scodinzolanti ai piedi di Berlusconi (come dice adesso qualcuno che,  evidentemente, di scodinzolii se ne intende) ma leali e costruttivi nei  confronti del governo, degli elettori che ci hanno dato fiducia e,  soprattutto, di noi stessi, che ci siamo buttati anima e cuore nel  progetto del partito unico del centrodestra, quella “casa comune” in  nome della quale, appena due anni fa, abbiamo abbandonato la nostra.  Insomma, e qui concludo, non dovremmo far altro che tornare ad essere  noi stessi. Il tradizionale appuntamento di Atreju è ormai alle porte,  facciamo tutti in modo che non diventi l’ennesima occasione persa.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>E’ ora di guardarci in faccia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 23:11:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-413" title="fini-berlusconi" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/04/fini-berlusconi-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>A bocce ferme e, soprattutto, ad elezioni vinte, si ragiona meglio.  Non c’è dubbio. Allora vale la pena fermarsi un attimo per fare il punto  di una situazione, quella del PdL, che merita di essere approfondita  con obbiettività e schiettezza. Visto che non vogliamo in alcun modo  essere fraintesi, è giusto che il ragionamento parta da una premessa:   sarebbe ipocrita affermare che nel partito unico del centrodestra va  tutto bene e, allo stesso modo, sarebbe da Tafazzi teorizzare l’esatto  contrario. Fatto sta che, nonostante la prospettiva di tre anni di  tregua elettorale, le diverse componenti, pur con toni più sfumati  rispetto a prima, abbiano ripreso a fare a gara per differenziarsi l’una  dall’altra con l’aggravante che, nella stragrande maggioranza dei casi,  lo fanno discutendo di questioni completamente campate per aria,  boutade che durano giusto il tempo di un lancio Ansa. Il problema è che  mentre i think tank ed i rispettivi colonnelli passano le giornate a  darsele di santa ragione sui giornali, c’è un partito, la Lega, che  lavora costantemente sul territorio, erodendo al PdL un numero sempre  maggiore di consensi. Ovviamente molti dei “pensatori” di cui accennavo  poc’anzi si sono affrettati a liquidare, con atteggiamento superficiale e  snobistico, il successo del partito di Bossi. Attenzione, perché si  tratta della stessa superficialità con la quale i cosiddetti radical  chic si sono ostinati, per anni, a snobbare la destra ed “il fenomeno  Berlusconi”, trascinando la sinistra ad anni luce dalle reali esigenze  della gente e, di conseguenza, all’attuale sfascio politico. Una destra,  quella dell’Alleanza Nazionale pre-elefantino, in odore di sorpasso su  Forza Italia ed in possesso dell’autorevolezza necessaria per dettare i  temi dell’agenda politica mentre la Lega, indaffarata a riempire ampolle  in riva al Po, appariva ben lontana da quel processo di maturazione  politica del quale oggi è protagonista. Il paradosso è che la banda  Bossi ha costruito le sue fortune facendo proprie le battaglie che la  destra aveva dapprima sdoganato e poi abbandonato, riuscendo a mettere  all’angolo militanti e dirigenti di Alleanza Nazionale che, soprattutto  al Nord, si vedevano costretti a profondere gran parte delle proprie  energie per spiegare alla gente che le posizioni del partito erano  rimaste immutate e che, su alcuni temi, Fini si esprimeva a titolo  personale. Ecco spiegato come la Lega, a poco a poco, abbia saputo  sfilare ad Alleanza Nazionale quello status di “originale” di cui il  Presidente della Camera continua a dire di non voler essere la  fotocopia. Ma ora passiamo all’area di Forza Italia e, quindi, al  Presidente Berlusconi, la cui leadership è indicussa e indiscutibile. Ci  mancherebbe altro. Però, proprio in virtù della stima e dell’affetto  che nutriamo nei suo confronti, ci sentiamo in dovere fargli qualche  appunto su alcune sue decisioni. D’altra parte gli amici veri non sono  quelli abituati a fare sempre di si con la testa, ma quellì che hanno il  coraggio (per non dire le palle) di dire le cose come stanno. Allora, a  campagna elettorale conclusa, come si puo’ rimanere indifferenti di  fronte a candidature come quella di Nicole Minetti, arrivata dal nulla  ed inserita nei primissimi posti del listino bloccato del Presidente  Formigoni? Ecco, questo è uno dei classici argomenti di cui tutti si  lamentano nei corridoi, salvo poi mordersi la lingua quando si tratta di  parlarne in veste ufficiale. Eppure nel partito c’è una base che, su  temi come questo ed il disastro della presentazione delle liste, si  aspetta delle risposte. Possibilmente seguite dai fatti, in mancanza dei  quali sarà assai difficile spiegare ai nostri giovani perché dovrebbero  rimboccarsi le maniche e darsi da fare per il partito, quando poi lo  strumento della meritocrazia viene costantemente messo da parte. A  nostro modestissimo avviso in questo momento conviene guardarsi negli  occhi e sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, anche perché  l’alternativa sarebbe quella di far finta di niente e di interiorizzare i  problemi, salvo poi rinfacciarli alla prima occasione. Con le  conseguenze che possiamo immaginare.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
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		<title>L’alba del Popolo della Libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 20:11:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dado è tratto, finalmente. I più davano ormai per scontata una campagna elettorale scialba, priva di sucitare un reale interesse nel Paese per via del diffuso sentimento di antipolitica con il quale Prodi e soci sono stati capaci, con i loro disastri, d’ infettare la nostra società. Molto probabilmente questa previsione si sarebbe avverata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-209" title="Berlusconi_611173a" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/Berlusconi_611173a-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>Il dado è tratto, finalmente. I più davano ormai per scontata una campagna elettorale scialba, priva di sucitare un reale interesse nel Paese per via del diffuso sentimento di antipolitica con il quale Prodi e soci sono stati capaci, con i loro disastri, d’ infettare la nostra società. Molto probabilmente questa previsione si sarebbe avverata se due grandi persone come Berlusconi e Fini non avessero avuto il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo realizzando un sogno che sembrava, nostro malgrado, destinato a rimanere tale: la casa comune del Popolo della Libertà. Un passo di portata storica, capace di scaldare il cuore di ognuno di noi, perchè ci restituisce una prospettiva di ampio respiro nel nome di valori e principi comuni cementati da anni di militanza e partecipazione fianco a fianco, gomito a gomito. <em><strong>Storie diverse che si sono unite quattordici anni fa in un orizzonte comune, che si è fatto via via sempre più nitido, fino ad oggi, all’alba in cui sta sorgendo il Popolo della Libertà.</strong></em> Sono il primo a comprendere l’emozione di qualcuno perchè, vivaddio, siamo persone che hanno sempre vissuto la politica con il cuore, orgogliosi della propria identità, della propria storia. Una storia fatta di militanza, di coerenza e di coraggio, perchè questo è il momento di ricordare che se oggi possiamo celebrare la nascita di una grande forza di centrodestra è anche e soprattutto grazie a tutte quelle ragazze e quei ragazzi che difendevano le proprie idee nelle fila del Movimento Sociale, quando combattere il comunismo e sventolare il Tricolore, nella nostra amata Italia, voleva dire rischiare la vita. Rischiare la vita a vent’anni, per un ideale, in difesa di valori per noi tutt’oggi inestimabili… beh, c’è chi la vita l’ha persa per davvero, ragazzi che hanno pagato il prezzo più alto in nome delle idee e dei valori che oggi, grazie al loro sacrificio, sono condivisi dalla stragrande maggioranza del Popolo Italiano. Adesso dovremo essere capaci anche noi di gettare il cuore oltre l’ostacolo, condividendo questa scelta coraggiosa, e supportandola con tutti noi stessi affinchè quest’occasione non vada persa. Per quanto riguarda i vertici, beh, da loro mi aspetto che questa sia solo la prima di tante altre scelte coraggiose, a cominciare da quel ricambio generazionale che aspettiamo da ormai troppo tempo, largo ai giovani, quindi, magari adottando il criterio delle Quote Giovani, garantendo agli “over trentacinque” il 30% dei posti utili in lista.</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>11 febbraio 2008</p>
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		<title>Fini demolisce il “Vassallum”</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:43:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il Vassallum è un’autentica legge truffa, che porterebbe a gravi conseguenze nella reale rappresentatività del Paese”, Gianfranco Fini apre così i lavori dell’Assemblea di Alleanza Nazionale, questa mattina a Roma. Un autentico fiume in piena, come nessuno si aspettava visto che, nei giorni scorsi, la polemica con Berlusconi sembrava essere sulla strada dell’archiviazione. Nulla di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/112879.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-233" title="112879" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2010/01/112879-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>“Il Vassallum è un’autentica legge truffa, che porterebbe a gravi conseguenze nella reale rappresentatività del Paese”, Gianfranco Fini apre così i lavori dell’Assemblea di Alleanza Nazionale, questa mattina a Roma. Un autentico fiume in piena, come nessuno si aspettava visto che, nei giorni scorsi, la polemica con Berlusconi sembrava essere sulla strada dell’archiviazione. Nulla di più sbagliato, perchè il leader della destra, oltre al Vassallum, ha attaccato direttamente anche Berlusconi ed il nascituro Popolo della Libertà, ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda la legge elettorale Fini ha annunciato che il suo partito è pronto a fare ostruzionismo in parlamento contro la legge proposta da Veltroni con il consenso di Berlusconi: “Una autentica legge truffa che vedrebbe la dura opposizione di An e di tutti, perché reagirebbero anche Bossi, Casini, Bertinotti e tutti coloro che nel Pd non digeriscono l’archiviazione del bipolarismo”. “Se Berlusconi pensa di fare l’asso pigliatutto degli elettori di centro destra con una legge come la Vassallo è meglio che se lo tolga dalla testa – puntualizza Fini – perché una legge siffatta in Parlamento non passerà mai”. Fini è ancora più chiaro quando aggiunge che “con i tempi che ci sono l’opposizione di An può arrivare fino all’ostruzionismo e se un gruppo come il nostro si mette di traverso con la solidarietà degli altri di leggi elettorali di quel tipo non se ne fanno”. Quindi Fini spiega che “per Alleanza Nazionale non è inaccettabile il proporzionale, ma una legge che lasci le mani libere prima del voto e in base alla quale se i due partiti maggiori prendono 100 mila voti hanno tre deputati, mentre gli altri partiti con 100 mila ne hanno uno. La legge elettorale deve essere bipolare e riprodurre nel numero di seggi parlamentari il reale consenso che ogni partito ha nel paese”. Fini affronta anche l’altro tema scottante, quello del partito unico del centrodestra, e lo fa nel modo più esplicito possibile: ”Spero che sia per tutti chiaro che, almeno per me, non esiste alcuna possibilità che Alleanza Nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà”. Gianfranco Fini sottolinea di avere usato “parole volutamente chiare” per chiudere la porta in faccia a Berlusconi, che lo invita ad entrare nella sua nuova creatura politica. “Non per ammutinamento, non per lesa maestà lo avevo invitato sul ‘Corriere’ e su ‘Repubblica’ a dialogare sulla legge elettorale a riconoscere gli errori di noi tutti, e fare un salto in avanti e non cambierei un solo aggettivo, una sola parola di quelle interviste che non erano sbagliate, ma soltanto da fare prima”. “Lui che adesso accetta di discutere sulla legge elettorale, ci ha risposto senza rispetto – va avanti Fini – e quasi sfidando il ridicolo ci ha detto ‘ho fondato il Pdl, scioglietevi, bussate, venite e vi sara’ aperto…’ comportarsi in questo modo non ha a che fare con il teatrino della politica, significa essere alle comiche finale”. Più chiaro di così!</p>
<p>Alessandro Nardone</p>
<p>9 dicembre 2007</p>
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