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	<title>.:: ALESSANDRO NARDONE &#124; LA DESTRA CHE VORREI ::. &#187; alessandro nardone</title>
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		<title>Manifesto firmato Nardone su una città-community, che faccia della sua bellezza un marchio attrattivo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 11:13:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché Nardone rimane saldamente di centrodestra, ma scorge, come batte anche questo foglio, nella prossima tornata elettorale qualcosa di più. Il bivio tra la riscossa, e una riscossa fedele all’anima liberale e moderata comasca, e la definitiva resa alla palude, delle menti e delle opere. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2012/01/alessandro-nardone-editoriale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-770" title="alessandro nardone - editoriale" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2012/01/alessandro-nardone-editoriale-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Alessandro Nardone mi spiazza ogni giorno di più. Abbiamo da poco riannodato, su queste pagine, il filo di una sua provocazione “renzista”: il superamento del PdL attraverso la sua rottamazione. Un lampo di attivismo pensante, per quanto a nostro giudizio scentrato, nella palude intellettuale in cui si trastulla inspiegabilmente il centrodestra comasco. E, adesso, siamo qui a pubblicare un documento che da oggi Nardone diffonde, una rassegna d’idee per la rinascita comasca, alcune feconde, altre accennate, tutte comunque ancorate a un’intuizione basilare sulla città, che non ci pare ignorabile. Non lo è perché è suggerita dalla stessa realtà: la “Como-community”, la chiama lui, o altrove “la New Como”, comunque sia: una Como che si ri-desti sul suo asset principale, il bello annidato nella Natura e amplificato dalla Cultura (e fin qui è linea lucida, ma non originale), vivificato però dalle nuove tecnologie, dalla globalità che è anzitutto immateriale e cliccata, dalla connessione permanente con il mondo. È una Como 2.0, quella che s’annuncia nella ricognizione che da un po’ Nardone sta compiendo attorno al corpo (ferito) della polis, e di cui ormai chiunque vada in cerca di scampoli di futuro oltre questo tetro crepuscolo bruniano è obbligato a tener conto. Perché Nardone rimane saldamente di centrodestra, ma scorge, come batte anche questo foglio, nella prossima tornata elettorale qualcosa di più. Il bivio tra la riscossa, e una riscossa fedele all’anima liberale e moderata comasca, e la definitiva resa alla palude, delle menti e delle opere. Parla di “elettroshock amministrativo” da praticare sulla città, Nardone, ed è un’espressione che ci piacerebbe aver coniato noi. Anzitutto, un’immersione totale di Como nel mondo, portandone fino in fondo la vocazione turistico-culturale. È quello, il baricentro filosofico, l’identità ritrovata dopo il disfacimento del moloch serico, il fondamento di una “Como-community”. Che deve avere il coraggio di ripensare i suoi confini, di farsi Grande Como, e Nardone lo dice. Di andare oltre le mostre, di rendere Villa Olmo incubatore di città, come ha compreso e rilanciato lo stesso Sergio Gaddi, e Nardone lo dice. Di spezzare le ritualità delle oligarchie, anche dentro i partiti, le consorterie interne che hanno perso la connessione con il tutto, e Nardone lo dice. Di capovolgere un dogma comasco continuamente falsificato dalla cronaca, quello per cui sicurezza significa deserto urbano, e Nardone lo dice. Comincia a dire tante cose, Nardone, e in molte riconosciamo frammenti di futuro, sono le nostre. Soprattutto, usa un aggettivo, per tratteggiare il disegno di una città possibile. “Visionario”. Sì, serve una politica visionaria, che è il contrario della chimera soggettiva. Serve una sparigliata, un’aggressione costruttiva della Fortuna, verso una Como 2.0.</p>
<p><strong><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2012/01/220112_ordi_03_r1_c.pdf" target="_blank">Vai al manifesto</a></strong></p>
<p>Giovanni Sallusti per <a href="http://www.lordine.it/docs/edizioni/220112_ordi_01_r1_c.pdf" target="_blank" onclick="urchinTracker('/outgoing/www.lordine.it/docs/edizioni/220112_ordi_01_r1_c.pdf?referer=');">L&#8217;Ordine del 22 gennaio 2012</a></p>
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		<title>CAMBIARE IL PDL PER CAMBIARE L&#8217;ITALIA, ALESSANDRO NARDONE A CANALE ITALIA</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:20:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rinnovamento del Pdl, riforme, governo Monti, Berlusconi, Fini e "La destra che vorrei", il suo nuovo libro: Alessandro Nardone ospite di Buonasera Italia, programma condotto da Paola Natali.]]></description>
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		<title>Non siamo un popolo di Schettino, eppure tendiamo a dimenticarlo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 21:35:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perchè, in Italia, i cattivi esempi fanno più notizia? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2012/01/de-falco-schettino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-754" title="de falco - schettino" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2012/01/de-falco-schettino-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Riascoltando per l&#8217;ennesima volta quell&#8217;ormai celebre telefonata, riflettevo sulla codardia di Schettino e, il parallelo con esempi di opposta fattezza, è venuto da sè. Come non pensare, ad esempio, al coraggio di Fabrizio Quattrocchi che, anziché implorare pietà, esclamò in faccia ad i suoi boia: &#8220;Vi faccio vedere come muore un italiano!&#8221;? Come non ricordare i nostri Caduti nelle Missioni di Pace, le Forze dell&#8217;Ordine, i Vigili del Fuoco e veri e propri Eroi come Simone Neri, che sacrificò la vita per salvare 8 persone? Anche la storia della nostra Como è stata indelebilmente segnata, in un passato nemmeno troppo lontano, da un grandissimo atto di coraggio. Era il 15 luglio del 1981 e, anche se all&#8217;epoca avevo soltanto cinque anni, conservo ricordi molto nitidi di quella tragica giornata, che vide Como al centro di una serie di attentati poi rivendicati dalle &#8220;Brigate operaie per il comunismo&#8221;: tredici bombe in tutto, di cui cinque neutralizzate ed otto esplose. Ricordo una grande concitazione in casa, in quanto mio padre &#8211; a quei tempi Maresciallo &#8211; era lì, su quello che era diventato un vero e proprio scenario di guerra. Ovvio che temessimo per la sua incolumità. Oltretutto a quei tempi non c&#8217;erano né internet né i cellulari, per cui dovevamo accontentarci delle frammentarie informazioni che potevamo ascoltare alla radio. Purtroppo, quel triste giorno fu segnato dalla scomparsa del Brigadiere Luigi Carluccio che, in viale Lecco, perse la vita mentre cercava di disattivare uno di quei maledetti ordigni. Già, peccato che troppo spesso, nel nostro Paese, oltre a dimenticare troppo in fretta, non si abbia nemmeno la capacità di essere unanimi nel conferire il giusto tributo ai valorosi ma, al contrario, ci si debba accapigliare su qualsiasi cosa. Questo equivale a non voler creare quel comune sentire sul  quale dovrebbe fondarsi il senso d&#8217;appartenenza alla Patria preferendo, sotto sotto, gli Schettino ai De Falco. Se non altro perché fanno più notizia.</p>
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		<title>ALESSANDRO NARDONE PRESENTA &#8220;LA DESTRA CHE VORREI&#8221; A CANALE ITALIA</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 15:47:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alessandro Nardone ospite del talk show di Paola Natali]]></description>
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		<title>ADDIO A MIRKO TREMAGLIA, CUORE DI DESTRA</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:08:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dolore  è tanto, ma sforziamoci di ricordarlo con il sorriso perchè, ne siamo certi, in questo momento lui ed il suo Marzio si staranno riabbracciando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/mirko-tremaglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-738" title="mirko tremaglia" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/mirko-tremaglia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Voglio ricordare Mirko Tremaglia con un aneddoto: era il febbraio del 2001, e ci trovavamo a Napoli per la Conferenza Programmatica di Alleanza Nazionale. Gl&#8217;interventi furono tutti incentrati sulle elezioni politiche, che si sarebbero svolte di li a poco e, manco a dirlo, l&#8217;unico a rompere il clichè fu proprio lui, Mirko Tremaglia, che fece commuovere tutti invitando sul palco alcuni italiani che, decenni prima, andarono in Belgio per fare i minatori. Ecco, il suo intervento fu incentrato unicamente su di loro, gl&#8217;italiani che vivevano all&#8217;estero, ed alla sua battaglia per restitituirgli il diritto di voto. Battaglia tenacemente portata avanti  per una vita intera,  riuscendo a vincerla da ministro del governo che nacque pochi mesi dopo quella conferenza. Ora che non c&#8217;è piu&#8217; è naturale &#8211; per chiunque abbia condiviso con lui una parte di cammino - affermare che la destra italiana abbia perso uno dei suoi rappresentanti maggiormente autorevoli, un vero cuore di destra. Il dolore  è tanto, ma sforziamoci di ricordarlo con il sorriso perchè, ne siamo certi, in questo momento lui ed il suo Marzio si staranno riabbracciando.</p>
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		<title>HO DUE O TRE CONSIGLI DAL FUTURO. AVETE LETTO BENE, VI SCRIVO DAL 2084</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 12:57:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Como del futuro non è diversa dall'attuale, ma le scelte...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/spok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-733" title="spok" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/12/spok.jpg" alt="" width="421" height="316" /></a>Va beh, non dovrei scrivervi ma perbacco, come potrei non farlo? E chissenefrega se la psicopolizia mi tiene d’occhio da un bel po’ di tempo! Già, il tempo. Quello in cui vivo &#8211; e dal quale vi scrivo &#8211; è parecchio distante dal vostro, infatti, se i miei calcoli sono esatti, questa lettera verrà recapitata alla redazione de L’Ordine a pochi giorni dalla fine del 2011: esattamente settantatre anni prima di oggi. Sì, avete capito bene, vi sto scrivendo dal futuro, dal 29 dicembre 2084, per la precisione. Certo, vi starete domandando come sia possibile, ma non importa. Il tempo stringe ed ho due o tre cose da dirvi riguardo Como, la nostra città. Innanzitutto credo che molti di voi stiano tirando un sospiro di sollievo, se non altro perché queste mie righe sono la testimonianza che, nel 2012, non c’è stata nessuna fine del mondo. Ed è già una notizia. Ma non è per questo che vi scrivo, e nemmeno per dirvi che nel 2036 il Como vincerà la Champions League o che, nel 2047, il cantiere delle paratie sarà finalmente terminato. Vedete, al di là dell’evoluzione tecnologica, che si è sviluppata a tal punto da permettermi d’inviarvi questo mio messaggio indietro nel tempo, sono stati compiuti passi in avanti ed altri indietro. Per quanto riguarda gli ultimi, basti pensare che, a distanza di oltre settant’anni, quell’assurda ordinanza che impone la chiusura dei locali pubblici a mezzanotte è ancora in vigore! I partiti, invece, qualcosa hanno cambiato: quello che ai vostri tempi si chiamava Pdl, dopo la rottamazione lanciata da Nardone (il mio bisnonno, dal quale ho preso il nome), l’adesione di Renzi e la discesa in campo di Fiorello, è diventato IpgpdiBB (Il più grande partito dopo il Big Bang), mentre il Pd di Gianfranco Fini ha compiuto un lungo percorso che lo ha portato a chiudere definitivamente i conti con la democrazia sancendo la nascita, nello storico Congresso di Montecarlo, del PdN (Partito del Nulla). La Lega di Umberto Bossi (sì, ancora lui!) è rimasta, invece, fedele all’ideale secessionista continuando a combattere la sua battaglia per l’autonomia dell’Italia dall’Eurasia. Ma torniamo a Como perché, quello che sta per arrivare, sarà un anno decisivo per le sue sorti ché, in fin dei conti, sono anche le nostre. Ora, prima di andare avanti è mio dovere mettervi al corrente del fatto che, psicopolizia a parte, il vero rischio di alterare il corso degli eventi potrebbe essere quello di causare un paradosso temporale che provocherebbe una reazione a catena tale da scomporre la tessitura del continuum tempo-spazio. Insomma, un vero e proprio disastro! Per questo non potrò fare nomi né scendere nei particolari, ma dovrete essere bravi voi a leggere tra le righe, trarre le debite conclusioni e, se lo riterrete, agire di conseguenza. I primi destinatari del mio messaggio sono coloro che, ai giorni vostri, guidano i maggiori partiti, in particolar modo quello per il quale &#8211; per evidenti motivi &#8211; faccio il tifo, che ancora conoscete come Pdl: a voi dico che gran parte del futuro della città dipenderà dalle vostre scelte, che dovranno essere dettate dal coraggio di cambiare e non dal conservatorismo. Soprattutto in termini di persone. Con questo non intendo dire che sia proprio tutto da buttare, ma quasi. Qualche consiglio? Tanto per cominciare piantatela di farvi la guerra tra di voi, altrimenti sarete destinati ad una sconfitta certa. In secondo luogo, se avete davvero intenzione di continuare a reggere il timone della città, dovrete effettuare una scelta ardita per quanto riguarda il candidato alla poltrona di Primcitt (ovvero di Sindaco, in neolingua): lasciate perdere le sirene di semisconosciuti amici di volatili ma scegliete, piuttosto, tra un primario con il basco da paracadutista ed un assessore un pochino guappo e assai cane sciolto ma di certo meglio di altri se affiancato (e tenuto a bada) dalle persone giuste. Quanto alla sinistra, se di consiglio si puo’ parlare, mi avvalgo della citazione di un autore semi-sconosciuto, un certo William Shakespeare che, nel suo Amleto, scrive: “Essere o non essere, questo è il problema…”. In ultimo, non certo per importanza, ho intenzione di concludere questo mio messaggio rivolgendomi direttamente a voi, che siete la generazione dei miei nonni: è vero, rispetto a me vivete nel passato, ma badate bene, proprio per questo motivo dovrete sforzarvi, voi per primi, di essere i fautori di una Como migliore. Ancora poche ore e il 2012 avrà inizio, fate in modo che si tratti di un nuovo inizio. Intelligenti pauca. Passo e chiudo.</p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
<p>Fonte: L&#8217;Ordine del 29 dicembre 2011</p>
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		<title>ESCE &#8220;LA DESTRA CHE VORREI&#8221; DI ALESSANDRO NARDONE, UNA PROVOCAZIONE &#8220;RENZISTA&#8221;. ECCO PERCHE&#8217; LEGGERLA.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 15:30:56 +0000</pubDate>
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		<title>LA DESTRA CHE VORREI: IN ANTEPRIMA IL BOOKTRAILER!</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 21:20:17 +0000</pubDate>
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		<title>ECCO PERCHE’ DICO AL PDL: “SOSTENIAMO IL REFERENDUM CONTRO IL PORCELLUM”</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 22:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo di fronte ad un plotone di nominati, un sistema nel quale quattro o cinque capi partito decidono quali saranno i parlamentari che dovranno rappresentarci, ancora prima che gl'italiani vadano a votare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/09/no-al-porcellum-referendum.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-681" title="no al porcellum - referendum" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/09/no-al-porcellum-referendum-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></a>Parliamoci chiaro, se questa moribonda Seconda Repubblica una conquista l’ha fatta, beh, questa è senza alcun dubbio il principio della politica dell’alternanza, sancito a furor di popolo dal referendum di Segni. Da allora sembra passato un secolo e mezzo (correva l’anno 1993) e, ovviamente, a quel quesito referendario si opposero tutti i partiti che ancora detenevano il potere e che, di li a poco, sarebbero stati definitivamente spazzati via dall’inchiesta di Tangentopoli. Quello stesso “regime partitocratico” capace di generare sessanta governi in sessant’anni che s’incardinava in un sistema nel quale, è bene ricordarlo, chi andava a votare non sapeva da chi sarebbe stato governato perché, una volta chiuse le urne, i partiti si sarebbero messi d’accordo tra loro, in Parlamento. Nessun programma, nessuna alleanza chiara e, ovviamente, di candidati alla carica di Presidente del Consiglio nemmeno l’ombra, insomma, niente di niente. Gli osservatori più attenti ricorderanno perfettamente la prima campagna elettorale di stampo maggioritario: quella per le elezioni amministrative del 1993. Alla gente, fino ad allora abituata a votare solo per il partito, non sembrava vero di potersi scegliere direttamente il sindaco; e quanto erano appassionanti quei dibattiti in cui giovani candidati si sfidavano a viso aperto! Chi non ricorda, giusto per citare un paio d’esempi, le sfide tra Fini e Rutelli o tra la Mussolini e Bassolino? Quella conquista fu certamente una rivoluzione per la politica italiana che, nel giro di poche settimane, sarebbe stata completata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi che riuscì, anche grazie a quel sistema, nell’impresa di mettere insieme la nascitura Alleanza Nazionale e la Lega impedendo, di fatto, alla “gioiosa macchina da guerra” post comunista di prendere le redini del Paese. Insomma, possiamo tranquillamente affermare che Berlusconi e l’intero centrodestra stanno al maggioritario nella stessa misura in cui il vecchio Pentapartito stava al proporzionale. La politica della trasparenza, della chiarezza e del rapporto diretto con l’elettore contro quella dell’inciucio <em>tout court</em>, uno dei principi fondanti, se non l’essenza stessa della ragion d’essere del centrodestra. Principio, questo, dal quale derivano le tre <em>mission</em> storiche che ci hanno da sempre contraddistinti: la riforma fiscale, ragione sociale di Berlusconi e di Forza Italia; il federalismo di Bossi e della Lega e la riforma presidenziale, da sempre cavallo di battaglia della destra, da Almirante a Fini, dall’Msi ad Alleanza Nazionale. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ed è triste dover constatare che, fino ad ora, nessuno di questi obbiettivi sia stato centrato. Certo, abbiamo l’attenuante dell’11 settembre e di una crisi economica senza precedenti ma, per come la vedo io, sarebbe necessario fare un po’ di sana autocritica cominciando, appunto, dall’attuale legge elettorale che, è bene ricordarlo, lo stesso suo artefice (il leghista Calderoli) non esitò a definire una “porcata”. Un sistema elettorale, questo, che, per come la vedo io, ha contribuito in maniera determinante a quell’inesorabile e palese processo di allontanamento della politica dal mondo reale, dalla gente. Sì, perché prima, essendo diretta espressione della volontà popolare, i nostri parlamentari erano tenuti a mantenere un legame con il territorio e, quindi, a rendere conto del lavoro che svolgevano in Parlamento, altrimenti potevano scordarsi i voti e quindi la rielezione. Altro che chiacchiere. Oggi, invece, siamo di fronte ad un plotone di nominati, un sistema nel quale quattro o cinque capi partito decidono quali saranno i parlamentari che dovranno rappresentarci, ancora prima che gl’italiani vadano a votare. In quest’ottica poco importa se, come nel caso di Como, con il Senatore Butti, possiamo citare qualche esempio virtuoso, perché si tratta della classica eccezione che conferma la regola. La vera questione è che la classe dirigente del Pdl, il partito in cui milito e credo, deve comprendere il grande malessere e l’imbarazzo che la nostra gente prova di fronte ad un sistema politico siffatto, per il semplice motivo che rappresenta l’esatto opposto dello spirito che animava Berlusconi ed il centrodestra negli anni addietro. Adesso pare che qualcosa si stia muovendo: Alfano prima parla di primarie e poi dice che sono inutili, Formigoni propone di strutturare il partito su una base democratica e non più verticistica, al fine di favorire questo famigerato ricambio generazionale. Benissimo ma, a questo punto, le chiacchiere stanno a zero. Dobbiamo passare ai fatti. In questi giorni, un autorevole rappresentante del centrosinistra, Arturo Parisi, ha costituito un comitato referendario che sta raccogliendo le firme per abrogare questa legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. Il Partito Democratico ha fatto l’ennesimo autogol chiamandosi fuori dai giochi, dicendo che non lo appoggerà. Perfetto, allora perché non noi? Non venitemi a fare discorsi del tipo che i referendum non si appoggiano perché dovrebbe essere il Parlamento a fare le leggi, ragionamento che in teoria ci puo’ anche stare, ma non in pratica, visto e considerato che, ahinoi, questo Parlamento ha dimostrato di non essere in grado di costruire il consenso attorno a riforme condivise. Figuriamoci se non avesse nemmeno la “pressione” di questo referendum. Oltretutto, tornare alla vecchia legge elettorale, contribuirebbe ad accelerare in modo determinante quel processo di riavvicinamento – intrapreso proprio da Alfano – tra il Pdl e l’Udc che, a quel punto, non potrebbe più giocare alla politica dei due forni, ma dovrebbe scegliere da quale parte schierarsi. Negli ultimi giorni ho avuto modo di confrontarmi con molte amiche e molti amici del Pdl sparsi in tutta Italia su questa questione e, da parte di ognuno di loro, mi sono sentito rispondere nello stesso modo: “La pensiamo tutti così, questa legge elettorale va assolutamente cambiata, partiamo con la raccolta di firme, in molti ci seguiranno”. Ecco, è questo lo spirito con il quale ci apprestiamo a dare il nostro contributo a questa iniziativa, nella speranza di essere i primi di tanti anche nel Pdl e perché, aspetto che non reputo assolutamente secondario, potrebbe essere anche una bella opportunità per uscire da questo clima da guerra civile permanente, dimostrando alla gente che ragazze e ragazzi di destra e di sinistra possono anche unire le forze e lavorare insieme, quando in ballo c’è l’interesse dell’Italia.</p>
<p><strong>Alessandro Nardone</strong></p>
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		<title>Clamoroso: Fini torna dai suoi ex colonnelli ma…</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 07:39:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/la_russa_gasparri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-677" title="la_russa_gasparri" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/la_russa_gasparri.jpg" alt="" width="412" height="257" /></a>Ho fatto un sogno stranissimo, stanotte. Uno di quei sogni di cui non riesci a classificare il retaggio. Mi ha fatto svegliare felice? Mi ha lasciato l’amaro in bocca facendomi alzare con la luna storta? Boh. Ma veniamo al dunque. Ho sognato che gli ex “colonnelli di An” avevano organizzato una reunion della destra, un grande appuntamento programmatico per rilanciare l’azione di una comunità politica da troppo tempo in balia degli eventi. C’erano proprio tutti: a cominciare da quelli rimasti nel Pdl, come La Russa, Gasparri, Alemanno e Matteoli,  passando per gli ex transfughi Urso e Ronchi, per arrivare a Storace che, fino all’ultimo, aveva declinato l’invito. Finalmente – mi dicevo – era proprio ora che si rimettessero a fare politica! Noi delegati eravamo moltissimi e, nonostante la canicola agostana, avevamo raggiunto la Capitale da ogni parte d’Italia. Era da tempo che non si respirava tanto entusiasmo, noi tutti eravamo animati come da una specie di senso di liberazione, sensazione difficile da spiegare che, per capirci, somiglia molto a quell’urlo di gioia che ti è rimasto strozzato in gola per mille e mille volte al quale – a tempo ormai scaduto – proprio quando pensavi di essere di fronte all’ennesima sconfitta della tua squadra del cuore, hai potuto dare tutto il fiato che avevi in corpo. Ecco, il nostro stato d’animo era pressappoco questo, eravamo contenti per il fatto di aver finalmente avuto il coraggio di rialzare la testa dopo anni di sconfitte e divisioni. No, non si trattava affatto di reducismo ma, più semplicemente, di aver riacquistato la consapevolezza che la tua casa e la tua comunità (politicamente parlando) avevano resistito agli scossoni degli ultimi tempi. Certo, magari erano un po’ malandate, ma le fondamenta, grazie alla loro profondità, erano ancora ben piantate per terra. Bello, bellissimo andare in giro ed incontrare gente con cui avevi condiviso anni di battaglie politiche e che, inevitabilmente, avevi perso di vista. Cameratismo vero, ecco come si chiamava lo spirito che ci animava, altro che balle. Persino gl’interventi riuscivano a scaldarci il cuore: finalmente potevamo essere quello che davvero eravamo dicendo, ovvero, cose di destra senza la paura di essere additati da Fini. Già, Fini. Negli ultimi anni di Alleanza Nazionale aveva posizioni che manco la sinistra radicale, e se ti dicevi in disaccordo erano dolori. Sai che <a href="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/fini-bn.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-678" title="fini bn" src="http://www.nardone.org/wp-content/uploads/2011/08/fini-bn.jpg" alt="" width="215" height="211" /></a>strazio. Ecco, forse era proprio la sua assenza a regalarci quel sostenibilissimo e piacevolissimo senso di leggerezza. Via il dente, via il dolore. fini bnCerto, nel mio intervento avrei detto che era stata anche colpa nostra, e del nostro chinare la testa al cospetto del capo, facendo a pugni con i nostri valori ed i nostri principi. Ma da qualche parte dovevamo pur ricominciare, e quello era un gran bell’inizio! Ma, proprio quando meno te l’aspetti, nel bel mezzo dell’intervento di Ignazio, ecco che arriva l’inaspettato: Gianfranco Fini. Sì, proprio lui, che attraversa la sala come se nulla fosse, scortato dai “falchi” Granata e Bocchino e, udite udite, con al suo fianco il famigerato cognato, Giancarlo Tulliani. Il brusio si fece assordante. A quel punto Ignazio tentava di sdrammatizzare il momento con una delle sue battute: “Evidentemente – diceva con il suo inconfondibile timbro alla Fiorello – qualcuno si è accorto che siamo noi ad avere futuro e libertà, e digiamolo!”. Per lo stupore dello stesso La Russa, Fini si faceva largo, saliva sul palco e, prendendo posto proprio al centro del tavolo dei relatori, allargava le braccia, aggrottava la fronte e faceva la sua solita espressione da pesce lesso. Ma tu guarda che razza di faccia tosta! Di fronte a quel suo atteggiamento sprezzante, quello a cui ci aveva abituati, c’era qualche lunghissimo istante di silenzio, durante il quale – con ogni probabilità &#8211;  Fini doveva aver pensato qualcosa del tipo “ecco, è fatta”. Ma aveva torto. Sì, perché quando quei lunghi istanti di silenzio terminavano, quella che si levava al cielo fu, senza dubbio alcuno, la più potente bordata di fischi che abbia mai sentito in vita mia. Giuro. Lo fischiavamo tutti, persino Donna Assunta Almirante che, dalla prima fila, si era alzata in piedi per dirgliene di tutti i colori. Per non parlare dei suoi ex colonnelli. Ignazio era in cerca di un cingolato per poterlo investire, Gasparri lo insultava in romanesco, Storace minacciava di prenderlo a sediate, Alemanno a sprangate, Matteoli a nasate… insomma, un vero caos. Com’è andata a finire? Lo hanno menato? Mi dispiace ma il finale non lo conosco nemmeno io, tutta colpa di quella dannata sveglia, che ha suonato proprio sul più bello.</p>
<p>Alessandro Nardone per L’Ordine dell’11 agosto 2011</p>
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