COMO E LA DÉCHETS ÉPOQUE

In medicina, gli agenti di contrasto sono utilizzati per mettere in evidenza particolari che, altrimenti, risulterebbero impercettibili. Ecco, nelle righe a seguire, la nuova mostra di Villa Olmo sarà il mio agente di contrasto. Come? Semplice, voglio dire la mia sulla questione sporcizia e, per farlo, mi avvarrò del principio di cui parlavo all’inizio. D’altra parte ho gioco facile perché, il contrasto tra  l’inestimabile bellezza delle opere d’arte in questione e la bruttezza dello stato d’incuria in cui versa la nostra città, è talmente evidente da risultare tristemente lapalissiano. Certo, dirà qualcuno, la sporcizia è sporcizia e contrasta con qualsiasi contesto minimamente civile. Giusto. Ma, a mio avviso, quando tocca una città come Como, che è, di per sé, un’espressione del concetto stesso di bellezza, beh, siamo al paradosso. Come vedere Claudia Schiffer con un paio di baffi ed i peli sulle gambe. Certo, non venendo dalla Luna, sono consapevole delle oggettive difficoltà alle quali, Sindaco ed Assessore alla partita, sono costretti a far fronte: dall’ormai cronica mancanza di soldi, per arrivare alla palese maleducazione di alcuni individui, ci mancherebbe. Ma va anche osservato che un’amministrazione comunale, una volta preso atto della mancanza di soluzioni convenzionali, dovrebbe tentare d’inventarsi qualcosa di anticonvenzionale, quantomeno per alcune priorità. Penso a soluzioni come il coinvolgimento dei privati o, perché no, ad una tassa di soggiorno (che potremo istituire a federalismo approvato), oppure ad una proposta (rimasta inascoltata) che feci qualche anno fa in consiglio comunale, il road pricing, ovvero un pedaggio da far pagare a tutti quei mezzi pesanti (circa 90.000 all’anno) che, anziché utilizzare l’autostrada, entrano in città. Volgarizzando il concetto, visto che il patto di stabilità non ci permette di spendere, dobbiamo trovare strade alternative per fare cassa, insomma. Questo ci consentirebbe di racimolare le risorse necessarie per asfaltare le nostre strade disastrate, per la pulizia della città e per quelle piccole grandi opere che, magari, non avranno la ridondanza delle paratie o del nuovo ospedale, ma che ritengo essenziali per la vivibilità di Como. Qualche esempio? Uno potrebbe essere il rifacimento dei giardini a lago, con un occhio di riguardo per il parco giochi, che oggi versa in condizioni pietose, tanto che non ci farei giocare nemmeno il mio cane, figuriamoci i bambini. Insomma, tornando al principio del contrasto, direi che qui c’è una Dechéts Epoque da archiviare, ed una nuova Bélle Epoque da inaugurare. Diamoci dentro.

Alessandro Nardone

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