CONTRO BERLUSCONI UN ATTACCO SENZA PRECEDENTI, MA DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI DIRGLI CHE SBAGLIA A FREQUENTARE CERTI PERSONAGGI

Signori, credo che sia arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza, tanto con l’opinione pubblica quanto con noi stessi. Lo reputo un atto dovuto, a questo punto. Sì, perché non se ne puo’ davvero più di questo assordante silenzio, di quelle posizioni rivendicate nei corridoi e dimenticate nell’arco di tempo che occorre per arrivare di fronte ad una telecamera o ad un taccuino. Dobbiamo dimostrare di essere uomini e donne che, come diceva Pound, hanno il coraggio di difendere le proprie idee, anche quando questo potrebbe apparire sconveniente, non soltanto quando ci fa comodo. E allora, per chi conserva l’ambizione di rappresentare la Destra Italiana, quella coerente, che non tradisce i propri ideali, beh, si tratta di un concetto irrinunciabile. D’altra parte è anche di una questione di credibilità, ovvero, come possiamo risultare credibili quando – a ragion veduta – abbiamo criticato e lasciato Fini al suo destino anche e soprattutto per questioni di dubbia moralità (Tulliani e Montecarlo docet) quando, poi, non abbiamo il coraggio di dire pubblicamente al leader del nostro partito che, circondandosi di certi personaggi, oltre a rendersi ricattabile, offre ai suoi detrattori (compresa certa magistratura) l’appiglio per essere attaccato? Eppure è un concetto talmente banale. Si tratta delle stesse cose che diremmo ad un amico se ci accorgessimo che sta commettendo un errore, o no? Invece si continua, nel migliore dei casi, a non affrontare l’argomento.

Badate bene, qui nessuno vuole gettare la croce addosso a Berlusconi, che paga lo scotto di essersi messo di traverso tra la sinistra ed il potere e che, per questo, è diventato il bersaglio di una campagna giudiziaria e mediatica senza precedenti. Ed è proprio in ragione di ciò che crediamo di dovergli dire che ha il dovere di tutelarsi maggiormente, magari evitando certe compagnie. Ecco, questo è un argomento sul quale non intendo essere travisato affermando, a chiare lettere, che di tutto posso essere accusato, tranne che di bacchettonaggine. Anche perché, detto tra noi, sono perfettamente consapevole di non averne i titoli: sono single, da anni non riesco ad avere una relazione degna di questo nome e non ho mai fatto mistero della mia passione per il genere femminile. Ah, dimenticavo, ho pure quattro tatuaggi. Dico questo non certo animato dalla presunzione che possa fregarvene qualcosa ma, assai più modestamente, per sgombrare il campo e non sentirmi dare del moralista.

Esiste un mondo intero, anzi, una Comunità, che vive con estremo disagio questa situazione, e mi riferisco, in particolar modo, a quelle donne e quegli uomini che sono cresciuti dentro un partito che si chiamava Alleanza Nazionale e che, a torto o a ragione (non sta a me dirlo), è stato sciolto per dare vita al progetto del Popolo della Libertà. Vivaddio, molti di noi hanno sacrificato amicizie, divertimenti e financo gli studi per quel partito: cuore e ragione, passione e sentimento, rabbia e amore. Era la nostra vita. Abbiamo, oppure no, il dovere, più che il diritto di esternare il nostro malessere? Dobbiamo vivere nel terrore se affermiamo, ad esempio, che la nomina di Nicole Minetti nel consiglio regionale lombardo, beh, noi proprio non riusciamo a mandarla giù? Anche perché, scusate, quando c’è da rimboccarsi le maniche ci sentiamo fare sempre i soliti discorsi sulla militanza e sulla meritocrazia: molti di noi, da anni, sgobbano sul territorio e si scannanano tra loro per raccogliere preferenze e guadagnarsi l’elezione in qualche consiglio comunale, se va bene. Alle ultime regionali, parlo della mia città, abbiamo combattuto una vera e propria guerra in nome delle preferenze, con due candidati ed i rispettivi sostenitori che se le sono date di santa ragione ma che, alla fine, hanno raccolto uno 16.000 e l’altro 13.000 voti. Un’enormità. Eppure, nonostante la competizione fosse così sentita, molti di noi hanno avuto delle serissime difficoltà a mettere la croce sul simbolo di Formigoni, proprio perché nel listino era stata inserita una venticinquenne che, fino al giorno prima, sculettava mezza nuda in televisione, facendosi autografare le chiappe da Evaristo Beccalossi. Ho il diritto di essere incazzato per questo, senza essere additato come sospetto “finiano” (mai più nella vita), oppure no?

Anche perché sono anni, ormai, che prendiamo mazzate: prima gli “strappi” di un Fini che, all’improvviso, scopre di pensare l’esatto opposto rispetto a ciò che andava dicendo fino al giorno prima, poi lo scioglimento di Alleanza Nazionale, poi la scissione ed il conseguente scontro frontale (umanamente poco piacevole) con molte persone a cui eravamo legati da un rapporto personale, oltre che politico. Se a tutto questo aggiungiamo che il dibattito è animato da “opinion leaders” della risma dei Tulliani, delle D’Addario, delle Noemi, delle Ruby e delle Minetti, beh, capite bene quale possa essere l’umore della truppa.

Ma attenzione, con la stessa determinazione, voglio dire che non saranno le difficoltà a farci mollare, anche perché, ne siamo consapevoli, per qualcuno, sarebbe troppo comodo liberarsi di noi. Nossignore, noi nel progetto del Popolo della Libertà continuiamo a credere, e lavoriamo, ogni santo giorno, sul territorio per mantenere e, possibilmente, allargare il consenso al nostro partito. Lo stesso concetto vale per il Presidente Berlusconi, al quale vogliamo dire che non siamo il genere di persone che usano abbandonare la nave quando il mare inizia a farsi grosso e che, quindi, come avviene da sedici anni a questa parte, saremo al suo fianco a combattere, innanzitutto perché siamo convinti del suo valore, ed in secondo luogo perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi, e non ci vuole certo uno scienziato per accorgersi dell’abnormità dei mezzi dispiegati per abbatterlo. Allo stesso tempo, da parte sua, ci attendiamo una risposta politica, in grado di rilanciare immediatamente l’attività del Governo e, parallelamente, la costruzione del partito sui cardini del merito e dei valori, partendo dal basso, dalla base.

Se tutto questo avverrà, oltre ad averci ridato una rotta da seguire, si accorgerà di avere, dalla sua, una moltitudine di persone disposte a seguirlo per ciò che è e per i valori che rappresenta e non, come in molti casi capita adesso, semplicemente per ricevere qualcosa in cambio. So benissimo che, a trentaquattro anni, è da veri presuntuosi anche solo pensare di dare un consiglio ad una persona dell’esperienza e del calibro del Presidente Berlusconi, ma ho sempre avuto una gran faccia tosta (per non dire altro), e mi piace credere che, magari, dopo un’iniziale arrabbiatura, se mai leggesse queste righe, il Presidente si soffermerà a rifletterci. Perlomeno per qualche istante.

Alessandro Nardone

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