NASCE IL “MANIFESTO PER COMO”

Manifesto per Como

La situazione stagnante in cui versa Como si potrebbe riassumere in quello che potremmo definire il suo paradosso primordiale, ovvero che, pur essendo un vero e proprio crocevia geografico – la cosiddetta Porta d’Europa – non le riesce di spogliarsi di quel pesantissimo abito provinciale che le impedisce di esprimere le sue immense potenzialità.

Provincialismo che, da molti, potrebbe essere definito come pura teoria ma che, al contrario, si traduce quotidianamente in gesti concreti, il più delle volte dannosi, che determinano una contaminazione negativa dei pensieri stessi dei comaschi, assuefatti dall’assurdo concetto per il quale “molte cose non si possono fare perché siamo a Como”.

Va da se che, questo genere di mentalità, faccia il gioco di quei pochi “potenti” che considerano Como alla stregua di una loro proprietà, frenandone qualsiasi forma di sviluppo al fine di mantenerne il triste status di vera e propria dependance: un posto tranquillo, insomma, in tutti i sensi, che non sia d’intralcio allo sviluppo di Milano o della verde Varese.

Siamo convinti che, per invertire la tendenza, sia indispensabile una sorta di elettroshock amministrativo, che dovrà originare da una forte presa di coscienza che induca la nostra classe politica ad un forte rinnovamento nelle persone ed a una conseguente presa di coscienza, per la quale deve immediatamente finire il tempo degli interessi di bottega sancendo, così, l’apertura di una stagione nuova, in grado di lavorare su un progetto d’insieme che sancisca la fine della Como – terra di conquista e che, al contempo, veda la nascita di una vera e propria Como – community.

Nello specifico, crediamo che, per sfidare il futuro, sia necessario cominciare a governare il presente, anche attraverso interventi micro a patto, però, che siano parte integrante di un disegno complessivo e, se vogliamo, visionario, in grado d’immaginare una città proiettata nei prossimi cinquant’anni.

Riteniamo concluso, ormai, il tempo dei proclami fini a se stessi, di proposte vuote e demagogiche, fatte per sfruttare elettoralmente l’onda emotiva del momento e, nella stragrande maggioranza dei casi, durate il tempo di un comunicato per la stampa locale.

Questo, per noi, è il principio di un’era nella quale la buona amministrazione verrà misurata in base alla sua capacità di saper adottare provvedimenti utili alla collettività, anche quando impopolari.

Questo, per noi, è l’inizio di una stagione politica nuova, che sia in grado d’intercettare le esigenze del nostro tempo ponendosi, essenzialmente, due obbiettivi primari: raccogliere la sfida, e vincerla.

Una sfida, quella per la rinascita di Como, che noi comaschi potremo vincere solo se saremo in grado di sfidare noi stessi, credendo nella nostra idea di città, scegliendo di essere quell’idea; anche perché, ne siamo persuasi, vola solo chi osa farlo.

NEW COMO: Ticosa, ma non solo. Bisogna immaginare la Como-community non come un semplice insieme di persone e luoghi, ma come un insieme realtà micro che si riconoscano nella comunità macro, che dovrà nascere sulle ceneri degli ormai superati confini attuali, che non hanno, è evidente, alcun senso, se non quello di essere parte consistente del vero e proprio poltronificio politico. La New Como, eliminato l’intralcio delle centinaia di micro-amministrazioni, dovrà ripensarsi soprattutto dal punto di vista urbanistico, nell’ottica dell’eco-sostenibilità e dell’accessibilità. Interi quartieri, quelli cosiddetti popolari, andrebbero, a nostro avviso, letteralmente rasi al suolo e sostituiti con soluzioni abitative moderne e, soprattutto, miste, dove vivano il manager e l’operaio, la giovane coppia italiana e quella straniera. Questo al fine di evitare l’edificazione di veri e propri ghetti che, come dimostrano la totalità delle esperienze nazionali ed internazionali, sono le anticamere della stragrande maggioranza dei malesseri patiti dal tessuto sociale della comunità nella quale sono inseriti. Una menzione a parte merita, invece, la battaglia che vogliamo combattere perché, a Como, torni a splendere il sole del bello. Bellezza architettonica e paesaggistica, devono necessariamente tornare a camminare di pari passo, attraverso un’avanguardia che abbia la capacità di raccogliere il testimone del periodo Razionalista. Basta, quindi, con le strade devastate, con marciapiedi impraticabili e con gran parte dei muri indecentemente scarabocchiati. Tutto questo – insieme all’oggettivo stato di sporcizia in cui versa la nostra città –  si puo’ definire in un solo modo: degrado. Non siamo certo degli sprovveduti, sappiamo benissimo che questa battaglia ha un costo, ma crediamo che valga la pena farsi venire qualche idea per reperire le risorse. Noi ce l’avremmo anche, un’idea: il road-pricing, ovvero far pagare un pedaggio a tutti i mezzi pesanti che passano per la città che, secondo i dati del 2006, sono oltre 90.000. Un provvedimento grazie al quale riusciremmo a centrare due obbiettivi in un sol colpo: il reperimento di risorse da investire nella battaglia contro il degrado, e la riduzione del numero dei mezzi pesanti che passano in città, con i relativi benefici per inquinamento atmosferico e traffico.

E-COMO: Banda larga, banda larga, banda larga. Lo ripeteremo all’infinito, se necessario. Perché significa attrattiva per nuovi investitori e sviluppo del territorio che, tradotto, è uguale a nuovi posti di lavoro. Uno studio della Banca Mondiale recentemente pubblicato dalla rivista Wired mostra che ogni 10% di aumento di penetrazione della banda larga stimola l’aumento dell’1,21 del PIL procapite. Como non solo non dovrà perdere questa importantissima chance ma, anzi, dovrà essere brava a sfruttare il colpevole ritardo dello Stato centrale per assumere la posizione di comune-capofila nello sviluppo della banda larga sul proprio territorio. Altro punto irrinunciabile è il processo per arrivare ad una completa digitalizzazione dei servizi forniti dalla PA, vera e propria battaglia di civilizzazione, contro la barbarie delle file interminabili e delle giornate perse per ottenere un’autorizzazione o pagare un bollettino.

COMOTURISTICA: Onore al merito delle grandi mostre, certo, ma la cultura, nella prospettiva di Como, non puo’ essere confinata unicamente in questo genere d’iniziative che, per altro, in sei anni, si sono cristallizzate, senza generare quel collateralismo che, in origine, era stato prefissato come obbiettivo principale. La Como-community, per come la immaginiamo noi, dovrà avere, al contrario di oggi, uno spirito inclusivo, attraverso il quale coinvolgere positivamente chiunque sia attratto dalla nostra offerta turistico-culturale. Per spirito inclusivo intendiamo, principalmente, la costruzione di quelle fondamenta senza le quali, a nostro avviso, parlare di turismo e cultura non ha alcun senso. Facciamo qualche esempio: pensiamo alla realizzazione di info-point in tutti i punti nevralgici della città, ad una segnaletica turistico-ambientale moderna, aggiornata ed in almeno quattro lingue,  ad un trasporto pubblico maggiormente capillare ed attivo anche di notte, all’incentivazione della realizzazione di strutture ricettive maggiormente accessibili, all’organizzazione di un calendario di eventi in grado di proporre un’offerta sempre nuova e mai ripetitiva, in grado, insomma, di mandare in soffitta l’abitudinarismo, che è il peggior nemico della creatività, dell’innovazione e dell’appeal di cui ha bisogno la nostra città.

GIOVANECOMO: “La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio”, diceva Kafka. Como sembra sotto incantesimo: è come una splendida fanciulla che, a causa dei malintenzionati che le vogliono tarpare le ali, non è in grado di rendersi conto di quanto sia effettivamente bella. Una condanna tremenda di cui, a farne le spese, sono principalmente le nuove generazioni, viste come fumo negli occhi da quei malintenzionati che coltivano la speranza che l’incantesimo duri il più a lungo possibile. Certo, per spezzarlo, quel maledetto incantesimo, noi giovani dobbiamo renderci conto che sarà determinante abbandonare la strada dell’individualismo, apprestandoci a percorrere il sentiero di un cammino comune. Solo così, smettendo di fare il gioco delle vecchie oligarchie, potremo costruire il sogno di una città in grado di offrire qualcosa a noi ed ai nostri figli, un qualcosa che va oltre al semplice divertimento ed alle prospettive professionali: una mentalità nuova, senza la quale, tra venti o trent’anni, saremo ancora qui a raccontarci le stesse cose. Una proposta concreta? Finiamola con quest’annosa e stucchevole discussione sul campus universitario e, piuttosto, facciamo di necessità virtù. Mancano i soldi? Bene, ma non le idee. Il Comune chieda al Ministero della Difesa la Caserma De Cristoforis: lì c’è già tutto per il campus, dalle aule agli alloggi per gli studenti, e poi cucine, parcheggi, uffici… basta solo volerlo.

COMOSICURA: Crediamo che l’effettiva vivibilità di una città sia direttamente proporzionale al suo grado di sicurezza. Perseguire quest’obbiettivo significa anche adottare strategie atte alla prevenzione, che fungano da deterrente contro episodi di microcriminalità il che, tradotto, significa maggiore presenza sul territorio. In questa prospettiva, riteniamo che vada ripensato il ruolo della Polizia Locale, che dovrà essere funzionale alle esigenze del territorio che, francamente, vanno ben oltre le semplici multe per divieto di sosta. Vanno, quindi, ripristinate le politiche di prossimità nei confronti del cittadino, aprendo delle delegazioni sul territorio che non siano, come accaduto qualche anno fa, del tutto fittizie ma, al contrario, completamente operative. Ovviamente, al fianco della Polizia Locale, andrà stimolata una diversa presenza delle Forze dell’Ordine, che dovrà essere concertata attraverso il “Tavolo provinciale per la sicurezza”.

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