47 anni al servizio di Como: il commiato di Gregorio Nardone. Mio Padre.

Nell’accingermi a lasciare, dopo oltre quarant’anni, il servizio attivo nel Corpo Polizia Locale di questo Capoluogo, fra le tante emozioni che provo in questo momento, una in particolare emerge rispetto alle altre e cioè la sicurezza di aver cercato di compiere sempre, al meglio, il mio dovere nell’interesse della Città, dei cittadini e dell’Amministrazione Comunale.

In tutti questi anni tante sono state le persone con le quali ho avuto a che fare: colleghi, Amministratori e concittadini.

Ho vissuto, col Corpo, momenti belli come la celebrazione del centenario della fondazione del Corpo nel 1969 e qualche momento meno bello.

La storia del Corpo s’intreccia con quella della Città.

Mi passano davanti agli occhi Sindaci, Assessori, Consiglieri Comunali, Comandanti, ufficiali, marescialli, brigadieri e vigili scelti.

Di alcuni resta solo un vago e sbiadito ricordo mentre altri hanno lasciato una traccia indelebile: ripenso con piacere ai Sindaci Gelpi, Spallino, Simone, Meda, Pigni, Bernasconi e Botta; ricordo fra i tanti gli assessori ing. Mino Noseda, Ottorino Caspani, Paolo De Santis, Nini Binda, il dott. Mascetti, Umberto D’Alessandro e tanti altri.

Come dimenticarsi del Comandante Caminiti e del Comandante Arnaboldi; il primo fu uno dei fondatori della polizia locale moderna allora chiamata polizia municipale o più semplicemente vigili urbani; Gianni Caminiti era una persona colta e preparata, veramente capace di svolgere il ruolo al quale era stato chiamato e sapeva coniugare la fermezza con il buon senso del padre di famiglia  e per questo era amato dai dipendenti.

Il secondo, Giovanni Arnaboldi, era chiamato affettuosamente dalla truppa “Richelieu” per la sua burbera giovialità e l’incedere cardinalizio.

Mi fa piacere altresì ricordare in questo momento i vecchi marescialli Pravato, Artaria, Fasana e Pandolfi  ed Olgiati che in tanti anni hanno insegnato a schiere di vigili come comportarsi sulla strada infondendo in tutti noi lo spirito di Corpo che fa sì che si agisca tutti all’unisono nell’interesse superiore della legge e dei nostri concittadini.

E…come dimenticare l’ottimo amico e collega capitano Giordano Gentilucci, animatore e fondatore del suo e nostro circolo ricreativo, luogo di aggregazione e amicizia fra vecchi e nuovi vigili.

Non posso neppure scordarmi del maresciallo, amico e collega Peppino Arrigoni e del ten. Antonio Porta, entrambi scomparsi prematuramente.

Infine, mi è particolarmente gradito ripensare ai colleghi e amici quali il ten. Giovanni Di Nitto, per alcuni anni “mio capopattuglia”, il ten. Rag. Moratto valido e insostituibile collaboratore, il ten. Bruno Visconti già ottimo responsabile della Sez. Controllo del Territorio, il ten. Carlo Alberto Pellegatta animatore e responsabile della sez. comasca della Associazione nazionale vigili in pensione.

Io credo che per fare questo lavoro oltre all’impegno e alla dedizione ci voglia una vera vocazione come per fare il prete; considerarlo un lavoro come un altro o peggio solo un lavoro sicuro è certamente un approccio non corretto e si finisce per lavorare male, essere sempre scontenti e, in una parola, non offrire un buon servizio alla città.

Non posso a questo punto esimermi dal rivolgere un affettuoso saluto e ringraziamento al Signor Sindaco Stefano Bruni, agli Assessori e Consiglieri Comunali tutti.

Un abbraccio fraterno a Vincenzo Graziani col quale ho condiviso le vicende del Corpo per circa venti anni ed infine un augurio di buon lavoro all’amico Vincenzo Aiello e un caloroso bentornato a Luciano Campagnoli che, sono sicuro, metterà a frutto l’esperienza maturata quale Comandante di P.L. di Lurate Caccivio.

A questo punto vorrei ricordare le parole che mi scrisse nell’anno 2000, in occasione della mia promozione a Capitano, il vigile scelto Romedio Lenarduzzi, già profugo giuliano e purtroppo scomparso da alcuni anni:

“Caro Gregorio

Ci siamo conosciuti tanti anni fa. Abbiamo sempre fatto onore alla divisa indossata. Al servizio dei cittadini ci siamo sempre espressi nel senso d’educare il viandante a rispettare la legge e, modestia a parte, siamo sempre stati ammirati per la nostra correttezza. Io, “terrone del nord”, e tu, “terrone del sud”, trovandoci nella terra comasca abbiamo avuto all’inizio qualche attimo di smarrimento. Ma poi ha prevalso quel nostro senso innato, merito dei nostri caratteri benevoli”.

Vorrei che queste parole fossero fatte proprie dalle giovani leve e cioè privilegiare sempre nel servizio l’aspetto preventivo ed educativo rispetto a quello repressivo. Il vigile, è stato detto, è il biglietto da visita della città e l’ordine e la disciplina di essa si riscontrano osservando l’aspetto e il comportamento dei suoi vigili. Ogni cittadino apprezza nei suoi vigili la cortesia del tratto, la proprietà e la distinzione dell’uniforme e non accetta che queste caratteristiche vengano a mancare. Scopo di ogni vigile è fare in modo che ciò non avvenga, comportandosi di conseguenza. “Tutti per uno e uno per tutti” è la massima che riassume l’essenza stessa dei rapporti che devono caratterizzare la vita dei Corpi di Polizia Locale e la virtù di ogni ben organizzata istituzione, alla quale ognuno deve tendere per mantenerla attraverso i doveri fondamentali della disciplina, dell’educazione, del rispetto reciproco e dello spirito di Corpo.

In una parola, deve essere consapevole di essere al servizio della propria città per garantire l’ordine e la legalità, deve far convergere sulla sua persona tutta la fiducia, la stima e la simpatia che gli sono indispensabili per ottenere il rispetto e l’approvazione del suo operato.

Concludo dicendo che per l’emozione forse mi son lasciato andare ai ricordi ma, per il servizio prestato in tutti questi anni, mi è di conforto l’affettuosa stima che mi è stata e viene dimostrata nei miei confronti nel lungo periodo che mi ha visto vigile urbano viabilista, vigile motociclista, maresciallo, tenente, capitano ed infine maggiore.

Grazie

Gregorio Nardone

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