“Chi non vota la sfiducia a Berlusconi è fuori dal Fli”. Fini, Granata e quello strano concetto di democrazia interna

“Parlare di democrazia interna non significa minare la leadership o fare atto di lesa maestà”. Era il 10 settembre del 2009, e Gianfranco Fini – durante il suo intervento alla scuola politica del Pdl, a Gubbio – lanciò l’anatema che divenne, a suo dire, la questione nodale della sua fuoriuscita dal PdL: la democrazia interna al partito. Certo, chi ha vissuto le esperienze del Msi prima e di An poi, si è fatto subito una grassa risata sentendo proprio Fini fare una battaglia in nome della “democrazia interna”, visto e considerato che all’epoca era vietato fiatare nei confronti del Capo, persino quando faceva proposte politiche in completa antitesi con il dna stesso del Partito e degli elettori, ovviamente senza mai aprire una discussione interna. Ci mancherebbe. Potremmo, poi, citare epurazioni, congressi mai convocati, lo sciogliomento di An deciso in maniera repentina dopo che, sempre Fini, aveva dichiarato in tutte le lingue che “Mai Alleanza Nazionale confluirà nel nuovo partito di Berlusconi”. In questi mesi abbiamo messo in evidenza le palesi contraddizioni del presidente della Camera, sopratutto agli amici che hanno aderito a Futuro e Libertà che, invece, ci accusavano di malafede nei confronti del loro Capo, facendo vanto del loro antiberlusconismo perchè “gestisce il partito come un’azienda, non c’è democrazia interna”. Quante volte li abbiamo sentiti ripetere questa tiritera? Troppe, infatti ci hanno fatto due palle così. Bene. Come era fin troppo semplice prevedere, è bastata qualche settimana, sì, perchè, come tutti sanno, il 14 dicembre ci sarà il voto di fiducia al Governo Berlusconi ed oggi il prode Granata (sì, proprio quello che aveva lasciato il Msi per La Rete di Leoluca Orlando e che adesso parla di coerenza) ha dichiarato che: “Chi si asterrà sulla fiducia si metterebbe subito fuori da Futuro e Libertà”. Capito? Singolare come concetto di democrazia interna, non c’è che dire, forse, più avanti, il presidente Fini ce lo spiegherà o, magari, in nome di questa sua presonalissima interpretazione del concetto di democrazia, un giorno si troverà di fronte qualcuno in dissenso con lui che, puntandogli il dito, gli dirà: “Che fai, mi cacci?”.

Alessandro Nardone

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