Mille firme in poche ore per salvare la movida a Como

Mille firme raccolte in poche ore. Con il solo intento di opporsi al coprifuoco serale. E ormai i moduli da sottoscrivere, per contrastare l’ordinanza comunale che potrebbe imporre la chiusura dei locali a mezzanotte, si trovano ovunque in città.
«A partire dai 35 bar e pub che hanno aderito alla raccolta firme – dice Alessandro Nardone ex consigliere di An ora nel Pdl e promotore dell’iniziativa – Ho ricevuto chiamate e sostegno da tantissime persone. Sono tutti increduli e vogliono fare qualcosa».
Una disponibilità prontamente utilizzata. Si infittisce infatti la “campagna elettorale” dei nottambuli comaschi che questa sera al Loom Cafè e domani e sabato al Cfc, continueranno a raccogliere firme tra il popolo della notte con appositi banchi. «Anche durante il giorno si muove per la città una trentina di ragazzi per raccogliere sottoscrizioni. Depositeremo quanto prima tutto il materiale in Comune», conclude Nardone. Intanto il fronte del sì continua e esprimere il proprio dissenso. «Non viviamo in una città turistica. È inutile nascondersi dietro il paravento della chiusura dei locali a mezzanotte. Non può essere questo il pretesto per rivendicare il diritto alla movida notturna».
Parole nette che evidenziano il pensiero di Massimo Mascetti, presidente della Circoscrizione 7 di Como centro. «In questi ultimi 10 anni, dal centro storico sono scappate 6mila persone – aggiunge – Ovviamente non solo per l’impossibilità di convivere con le conseguenze della vita notturna. Sta di fatto che all’interno delle mura si è registrato uno spopolamento». Senza contare anche i danni materiali. «Negli ultimi anni, tra pulizia del verde pubblico, la ritinteggiatura dei muri imbrattati dagli incivili e la sostituzione, ad esempio, delle panchine in piazza Volta danneggiate dagli ubriachi, sono stati spesi 50 mila euro». Il confronto con realtà territoriali limitrofe, a partire da Varese e Lecco, ha evidenziato un netto divario. Nella città giardino i locali aperti fino alle 2 del mattino attirano centinaia di giovani e la movida non crea eccessivi problemi.
«Questo perché a Varese si è rischiato. Anni fa i commercianti si sono uniti. Hanno anche perso dei soldi, all’inizio, con le aperture serali dei negozi. Ma ora è un successo. Con bar che attirano i ragazzi, negozi aperti per lo shopping e mostre che creano un clima invitante. Tutte sinergie vincenti», aggiunge Mascetti. Che non sembrano esistere a Como. «Quando ho organizzato una riunione con i commercianti comaschi sulle aperture serali, si presentarono in 3. Mi sembra significativo. Entro aprile, comunque, convocherò un altro incontro con il dirigente del settore di Palazzo Cernezzi».
Ritorna sull’argomento anche il coordinatore del Consorzio Como Turistica, Daniele Brunati che si era detto favorevole alla chiusura a mezzanotte. «Da un calcolo effettuato, in base a dati Istat, risultano essere 2mila, rispetto ai 78mila residenti a Como, i giovani maleducati che frequentano i locali. Vogliamo “salvaguardare” loro o gli anziani ammalati e le famiglie che non riescono a dormire?»

Fabrizio Barabesi per Il Corriere di Como del 15 aprile 2010

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