Ci mancava solo il coprifuoco

Ormai è scientificamente appurato: la sindrome di Tafazzi esiste eccome, e Como ed alcuni suoi amministratori ne sono portatori sani, esempi da laboratorio. L’ultimo, inconfutabile, sintomo si è manifestato in questi giorni con la proposta di chiudere bar e locali pubblici entro e non oltre la mezzanotte. Un coprifuoco in piena regola, insomma, che evidenzia una visione delle cose vecchia e stantia, la stessa che sta portando la nostra meravigliosa città a vivere una lenta ma inesorabile agonia. Proprio così, e bisogna avere il coraggio di dirlo, una volta per tutte: Como è schiava dei dogmi imposti da un’assai diffusa mentalità provincialistica, in certi casi persino troglodita, che sembra quasi venerare gli dei dell’immobilismo e della staticità. Certo, in molti casi questo concetto viene usato dagli amministratori locali come comodo alibi dietro al quale nascondere i propri fallimenti, in gran parte dovuti ad una vera e propria connivenza con questo tipo di mentalità. Sì, perchè è molto più comodo e redditizio tenersi buoni certi elettori con decisioni demagogiche come questa, piuttosto che tentare di invertire la rotta. Non c’è dubbio. Personalmente ho pagato a caro prezzo certe mie posizioni, evidentemente fastidiose, per le quali ho dato battaglia durante lo scorso mandato del consiglio comunale ma, se penso alla partecipazione della gente ad aventi come il Capodanno in Piazza ed alla Notte Bianca, beh, non esiterei un solo istante a rifare tutto ciò che ho fatto. Viviamo in una città che ha il disperato bisogno di aprirsi ai giovani e d’incentivare il turismo, di puntare su se stessa per superare la crisi e costruirsi un futuro da protagonista ma, ahìnoi, con provvedimenti come il coprifuoco si dimostra, per l’ennesima volta, di voler andare nella direzione opposta.

Adesso, però, è necessario un segnale chiaro da parte di ognuno di noi, perchè il lamentarsi fine a se stesso non porta a nulla, per questo nei prossimi giorni organizzeremo delle iniziative popolari attraverso le quali tenteremo di coinvolgere la città intera attorno a proposte concrete. Le chiacchere ed i proclami preferiamo lasciarli ad altri.

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A presto.

Alessandro Nardone

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