Bruni: «Pronti a rivedere l’ordinanza, ma in migliaia subiscono disagi», Nardone: «Occorre rilanciare il turismo»

Nel pieno delle polemiche per la bozza di ordinanza comunale che imporrebbe a bar e locali pubblici il coprifuoco a mezzanotte, torna a farsi sentire il sindaco di Como, Stefano Bruni.
Il primo cittadino, in una nota ufficiale, non prende una posizione definitiva, pur parlando apertamente di una possibile revisione dei termini del provvedimento in discussione. Ciò che però emerge decisamente con chiarezza nelle parole di Bruni è la preoccupazione per i residenti del centro storico (e non soltanto) che da anni lamentano il problema del disturbo notturno.
«Il problema esiste – attacca subito il primo cittadino – La questione del disturbo arrecato a migliaia di cittadini in conseguenza delle attività di numerosi esercizi pubblici è un problema sentito e reale». Una premessa che non si presta a grandi interpretazioni. E che, in buona sostanza, chiarisce subito che – in linea di massima – il sindaco non sembra intenzionato a fare grandi passi indietro sulla guerra agli schiamazzi a detrimento dei residenti del capoluogo.
Nel secondo passaggio del documento diffuso ieri, Bruni affronta invece le modalità con le quali l’amministrazione ha affrontato il tema. O, per meglio dire, le modalità con le quali Palazzo Cernezzi si è trovato a dover gestire un mare di polemiche, in gran parte alimentate proprio dagli esponenti della giunta. Non sarà certamente sfuggito al sindaco, infatti, che la stragrande maggioranza degli assessori si è immediatamente scagliata contro l’ipotesi di far chiudere bar e locali a mezzanotte e non più alle 2 del mattino (salvo deroghe).
Comunque, tornando agli aspetti tecnici più che politici, Stefano Bruni rivendica il ruolo – che gli spetta naturalmente – di chi dovrà poi materialmente avallare o bocciare il cosiddetto coprifuoco. Contemporaneamente, il primo cittadino stende una sorta di abbraccio protettivo per i tecnici che hanno redatto materialmente l’ordinanza e anche per l’assessore al Commercio, Etta Sosio, da giorni al centro della bufera. «Lo strumento tecnico per risolvere la questione può essere un’ordinanza del sindaco – ha sottolineato il primo cittadino – Dunque il documento dovrà essere firmato da me. L’assessorato al Commercio e gli uffici competenti hanno, appunto, proposto questo provvedimento, per limitare gli orari di apertura dei locali e garantire, quindi, anche il rispetto delle esigenze dei residenti. Si tratta di una proposta che apre il dibattito su un tema, ripeto, reale e fortemente sentito». In queste parole c’è sostanzialmente la linea politica che adotterà Bruni nelle prossime ore: a me la scelta finale, alla maggioranza e ancor più ai titolari di bar e locali il compito di presentare proposte e spunti che possano modificare le ipotesi in circolazione in modo condiviso. «Siamo pronti a discutere tutte le proposte alternative del caso – specifica ancora il sindaco – purché siano concrete e fattibili».
Tra l’altro, ieri il notiziario ufficiale di Palazzo Cernezzi dava conto di un’altra mossa in arrivo sul fronte della movida. Nell’ambito della convocazione del Tavolo provinciale sulla sicurezza, infatti, l’argomento delle notti comasche e delle lamentele dei residenti sarà all’ordine del giorno. Aspetto non secondario, questo, poiché è chiaro che il Comune vede la questione, più che come una mera questione commerciale, come un affare di ordine pubblico. Basti pensare che nella stessa riunione – fissata ieri in accordo con la Prefettura per il 23 aprile prossimo – si parlerà pure del degrado di zone come l’ex Ticosa, l’ex orfanotrofio di via Tommaso Grossi e piazza Roma.
LA RIVOLTA
Nonostante le prime aperture del sindaco, comunque, le proteste contro l’ipotesi del coprifuoco a mezzanotte proseguono. Ieri, l’ex consigliere di An Alessandro Nardone, ora nel Pdl, ha lanciato una raccolta di firme contro ogni ipotesi di coprifuoco. Oltre 20 tra bar e locali pubblici hanno già aderito e messo a disposizione i moduli. «Non soltanto chiediamo di ritirare la bozza di ordinanza – ha commentato Nardone – Sproniamo anche l’amministrazione a elaborare quel piano integrato per il rilancio del turismo che la città aspetta da ormai tanti, troppi anni».
«Un rilancio che dovrà necessariamente partire tenendo conto delle reali esigenze delle nuove generazioni, e di una visione complessiva di lungo respiro che sappia finalmente andare oltre i soliti interventi a spot – conclude Nardone – migliorando costantemente l’offerta, e non peggiorandola come avverrà con la rinuncia alla Notte Bianca».

Emanuele Caso per Il Corriere di Como del 14 aprile 2010

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