VIE A SERGIO RAMELLI E FABRIZIO QUATTROCCHI, IL TEMPO E’ SEMPRE GALANTUOMO

Egregio Direttore, ho deciso di scriverle a seguito della discussione avvenuta nei giorni scorsi in merito all’intitolazione di un luogo pubblico a Fabrizio Quattrocchi ed a quella, risalente a tre anni fa, quando intitolammo quel bellissimo angolo di viale Geno a Sergio Ramelli. Anche in questi due casi, come sempre, il tempo è stato galantuomo e gli strali lanciati dalla sinistra nei confronti nostri, che abbiamo portato nell’Istituzione cittadina fino alla loro approvazione questi due provvedimenti, sono stati smentiti da fatti inequivocabili. Per quanto riguarda Fabrizio Quattrocchi parla il riconoscimento conferitogli tre giorni fa dal Presidente Ciampi con la Medaglia d’oro al Valore Civile, un atto che assume ancor maggiore importanza dopo che l’amministrazione della città di Frabrizio (Genova) aveva deciso di negargli l’intitolazione di un luogo pubblico. Ricordo benissimo le veementi polemiche con le quali la sinistra cittadina cercò di contrastare in ogni modo l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli, polemiche che raggiunsero livelli bassissimi che non meritano nemmeno di essere citate. A distanza di qualche anno esce un libro, peraltro di un giornalista di sinistra (Luca Telese), che riapre il dibattito sugli anni 70 e su quelle vittime dimenticate, ribattezzate, nel titolo, “Cuori Neri”. Bene, grazie a questo libro ho potuto leggere dichiarazioni di ex militanti di Lotta Continua non soltanto condannare senza se e senza ma quei vili assassini, ma addirittura (come nel caso di Gad Lerner a Milano) dirsi contenti che i loro figli possano giocare in giardini pubblici intitolati ad un martire come Sergio Ramelli. Ritengo che intitolare dei luoghi pubblici a persone come Sergio Ramelli e Fabrizio Quattrocchi (senza dimenticare il centro sportivo di Sagnino intitolato ai Caduti di Nassiriya ed i giardini di Albate ai Martiri delle Foibe), possa costituire un contributo importante affinché la nostra gente non dimentichi l’estremo sacrificio di queste persone. A chi ha il coraggio di contestare persino questo, ricordo che in città come Bologna (tradizionalmente non certo di destra), vi sono ancora vie intitolate a Stalingrado ed al Maresciallo Tito, e non mi pare che qualcuno di loro sia mai insorto per questo…

Autore: Alessandro Nardone

Fonte La Provincia del 24 marzo 2006

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