SEXY SHOP DI FRONTE ALLE SCUOLE ELEMENTARI, NARDONE: “RESIDENTI INFURIATI”

I pochi che finora se ne sono accorti appena lo hanno notato non hanno creduto ai loro occhi: «No, non è possibile. Proprio qui». È invece è tutta realtà: a meno di dieci metri dalla scuola primaria (elementare) in via Brogeda a Ponte Chiasso da pochissimi giorni ha aperto un nuovo sexy shop, negozio in cui viene venduta merce rigorosamente per clienti adulti. Il tutto dietro una vetrina davanti alla quale passano ogni giorno centinaia di bambini tra i sei e gli undici anni. Il primo a saltare sulla sedia è stato il parroco del quartiere, don Carlo Riva. «Me lo hanno segnalato ieri (venerdì, ndr) – ha detto – perché finora in pochi se ne sono accorti. Per me è una cosa assurda, come è assurdo che qualcuno abbia dato i permessi per aprire il negozio in quel posto. Nessuno vuole mettere in dubbio la libertà delle persone, ma andrebbe prima di tutto tutelata la sensibilità di chi non può nemmeno difendersi, ovvero i bambini». Il negozio ha aperto esattamente di fronte alla scuola, in locali che sarebbero rimasti inutilizzati per parecchi anni, a fianco di una pizzeria. Ovviamente non è esposto nessun materiale per adulti, ma le scritte bianche su sfondo nero lasciano poco spazio all’immaginazione: «Sexy shop, videocabine, dvd, oggettistica, riviste, gadget». Tutto nel rispetto delle regole in materia – che impongono il divieto di esporre in pubblico materiale pornografico – ma senza che ciò lasci tranquilli i genitori dei bambini e gli stessi insegnanti. Almeno per ora, però, sembra che la presenza del negozio sia passata sotto traccia per la gran parte delle mamme e dei papà dei bimbi che frequentano quella scuola. Con ogni probabilità sarà però una bomba ad orologeria, pronta a “scoppiare” non appena si diffonderà la notizia. «Forse non era il caso di aprirlo proprio in quella zona – ha commentato Benedetto Scaglione, dirigente del Csa (ex Provveditorato agli studi) – bisognerebbe capire i criteri secondo i quali è stata concessa l’autorizzazione. Non mi sembra una cosa opportuna: l’educazione sessuale viene insegnata ai nostri bambini, ma non è sicuramente attraverso i sexy shop il miglior modo per avvicinarli a questo mondo». Va da sé, infatti, che prima o poi qualche bambino inizierà a fare domande sul negozio, sul significato di certi termini, aggiungendo mille curiosità. Tra l’imbarazzo, ovviamente, di genitori e insegnanti. «Il rischio – ha aggiunto Scaglione – è che i bambini si avvicinino al sesso in questi modi. Io non ho nulla contro questo tipo di negozi, anche se non ci sono mai entrato, ma almeno che si insedino lontano dalle strutture scolastiche». L’assessore al Commercio Enrico Gelpi ha però precisato che con il decreto Bersani le attività sono libere e che, pertanto, il Comune non può intervenire. Tra i primi a ricevere le proteste del quartiere è stato Alessandro Nardone, consigliere di An. «Ho ricevuto almeno una dozzina di telefonate di residenti infuriati – ha detto – e hanno ragione. L’apertura in quella posizione del sexy shop è una cosa di una gravità estrema. Chiederò spiegazioni direttamente al sindaco. È poi possibile che gli uffici comunali del settore commercio, solitamente estremamente pignoli, si siano lasciati scappare una cosa del genere?».

Fonte: La Provincia del 18 dicembre 2006

Autore: Claudio Bustaffa

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