“CUORI NERI” PRESENTATO A COMO

E’ stata Como l’ultima delle oltre ottanta tappe con le quali Luca Telese ha girato in lungo e in largo l’Italia per presentare il suo Cuori Neri, senza dubbio uno dei maggiori successi editoriali del 2006. Insieme a Telese hanno dato vita al dibattito sugli anni di piombo il Vicesindaco Mascetti, Giorgio Gandola (Direttore de La Provincia), Guido Girando (autore di “Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura”) ed Alessandro Nardone (Consigliere Comunale); il primo a prendere parola è stato l’autore che, tutto d’un fiato, ha descritto in maniera tanto precisa quanto toccante i fatti di quegli anni terribili, segnati indelebilmente da una lunga, troppo lunga, striscia di sangue: “Le ottocento pagine di Cuori Neri sono il frutto di oltre tre anni di ricerche, un vero e proprio viaggio all’interno di un mando rimasto per troppo tempo ai margini dell’opinione pubblica, fatto di tragedie familiari e delitti raccapriccianti, il più delle volte rimasti impuniti”. Telese continua descrivendo il pesantissimo clima che si era venuto a creare in quella triste stagione: “Erano anni in cui lo scontro politico era talmente acceso che uno studente di destra doveva avere paura persino del suo compagno di banco, in alcuni casi addirittura dei professori. Uno di questi casi – spiega l’autore – è quello di Sergio Ramelli, che fu messo alla gogna e poi massacrato sotto casa per un suo tema in cui criticava le Brigate Rosse. Ma, per rendere ancora più chiaro che tipo di aria si respirasse allora, va ricordato che il Consiglio Comunale di Milano accolse con un applauso la notizia della morte di Sergio”. Subito dopo il coinvolgente intervento dell’autore, Alessandro Nardone apre la discussione facendo una domanda agli ospiti: “E’ noto che Como è tra le città che hanno intitolato un luogo pubblico a Sergio, con l’intendimento di farlo essere un monito alle nuove generazioni, affinché ripudino ogni forma di violenza. Nonostante ciò, in quell’occasione la sinistra si è esibita nel suo peggior repertorio, rispolverando l’anacronistico “antifascismo militante” e bollando Sergio come uno squadrista. A vostro parere come mai, a distanza di tanti anni, i famosi cattivi maestri continuano, ahinoi, a mandare allo sbaraglio tanti giovani che si avvicinano alla politica inculcando in loro il germe dell’odio?”. Le risposte hanno evidenziato diversi tipi d’interpretazione, che ognuno dei relatori ha costruito sulla base delle proprie esperienze personali, ma senza mettere in discussione la netta condanna di chi, ancora, predica odio nei confronti dell’avversario politico:” Purtroppo esiste ancora chi, come è avvenuto nel G8 di Genova – afferma Giorgio Gandola – educa alla violenza e non al dialogo… il dramma è che a farne le spese sono i ragazzi che vengono mandati allo sbaraglio”. Gli fa eco il Vicesindaco che, riferendosi agli anni settanta, ha affermato che l’uso della violenza ha distrutto quello che poteva essere un periodo di crescita per il Paese: “Erano anni in cui i giovani dimostravano grande interesse per la politica, purtroppo c’è stato chi ha deciso di strumentalizzare questa passione convogliandola in una vera e propria spirale di odio”. Guido Girando, che negli anni settanta dirigeva Il Candido, ha puntato l’indice proprio contro i media: “La quasi totalità dei mezzi di comunicazione spalleggiava l’intellighenzia dei movimenti extraparlamentari di sinistra, e per anni ha occultato se non alterato la cronaca di quella che era diventata una mattanza”. A questo punto Telese riprende la parola, che racconta l’episodio che, secondo lui, ha sancito la fine degli anni di spranga e di piombo: “Era il 1983 ed il Giovane Paolo Di Nella giaceva in fin di vita all’ospedale dopo essere stato colpito alla nuca mentre attaccava dei manifesti nel suo quartiere. Ad un certo punto al suo capezzale accorse Sandro Pertini, Presidente della repubblica ed ex partigiano. Nel corridoio gli andò incontro una giovanissima militante del Fronte della Gioventù che, con gli occhi gonfi di lacrime, gli disse ‘Presidente, qui ci ammazzano come cani!’, a quel punto Pertini annuì e scoppiò in lacrime. Un gesto quello dell’allora Capo dello Stato che – continua Telese – come d’incanto interruppe quella striscia di sangue che pareva tragicamente cadenzata dai rintocchi di un pendolo. Beh, quel giorno il pendolo si fermò e non vi furono più vittime”. Dopo oltre un’ora le persone accorse a seguire il dibattito parevano attraversate da un pensiero comune, un senso di rabbia e stupore, interrotto da Paolo Mascetti che ha chiuso la discussione con una promessa: “Dopo questa sera sono ancora più convinto che tutti i nostri giovani debbano conoscere queste tristi pagine della storia d’Italia, sulle quali per troppo tempo si è taciuto. Annuncio sin d’ora che l’Assessorato alle Politiche Giovanili organizzerà degli incontri con gli studenti, perché i fatti che abbiamo sentito stasera non si ripetano. Mai più.” Applausi.

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