CINQUE ANNI DOPO

Sono passati cinque anni da quel giorno, un giorno che non potremo mai dimenticare. Ricordo che quel pomeriggio mi recai ad un appuntamento di lavoro e trovai tutti in piedi di fronte al televisore, ammutoliti fissavano quelle immagini senza batter ciglio, quasi in stato di trance. Quando mi sono avvicinato ho chiesto ad uno di loro cosa stesse succedendo e dopo qualche istante ho visto in diretta il secondo aereo che colpiva la torre, non saprei descrivere esattamente quali sensazioni ho provato in quell’istante, posso soltanto dire che per qualche minuto non riuscii a dire nemmeno una parola. Nelle ore successive scrissi, di getto, un articolo per il Secolo d’Italia che intitolai “Il brusco risveglio dell’Occidente”; rileggendolo a distanza di cinque anni ci si rende conto del fatto che venne avvertito immediatamente come un attacco all’intera civiltà occidentale. Oggi credo sia doveroso ricordare le vittime di questo e degli altri attentati e ringraziare i nostri ragazzi impegnati nelle missioni di pace nel mondo, che ogni giorno difendono la nostra libertà mettendo a repentaglio la loro vita.

Ebbene si, ieri tutto il mondo occidentale si è dovuto bruscamente svegliare da quel torpore da cui era avvolto da anni. E’ bastata mezz’ora per dissolvere quella sorta di alone di intoccabilità e di invincibilità che ci aveva sempre fatto credere che nulla e nessuno avrebbe mai avuto il coraggio e, soprattutto, la forza di colpire in questo modo, di mettere in ginocchio la prima potenza mondiale in barba alle sciorinate misure di sicurezza e sotto il naso di un’intelligence governativa che ha dovuto assistere impotente a quanto stava accadendo. Abbiamo dovuto assistere a scene apocalittiche che hanno rimandato la nostra memoria a spezzoni di film o a righe di libri che, in qualche maniera, hanno sempre giocato sulla grande tragedia, magari fornendo anche qualche spunto agli attentatori. Ma questa volta, purtroppo, non si tratta di finzione, l’undici settembre 2001 è un giorno che è già entrato di prepotenza nella storia come il giorno del primo vero attacco del mondo islamico a quello occidentale, come il giorno che è destinato a sconvolgere il panorama politico internazionale ed i destini di tutti noi. Ora siamo tutti in stato di massima allerta, ci sentiamo in qualche maniera braccati perché non conosciamo il nostro nemico e, proprio per questo, non siamo in grado ne di colpirlo e, tanto meno, di prevederne le mosse successive; quello che è certo è che, fino ad ora, non è stata data la giusta importanza ad un fenomeno, l’integralismo islamico, che è, senza dubbio alcuno, la più grande minaccia alla pace ed alla democrazia mondiale. I leaders della comunità dei Talebani (i capi del governo Afgano), che da anni offrono la loro copertura al più pericoloso “capo spirituale” del terrorismo islamico, e ai suoi centri di addestramento per terroristi, Osama Bin Laden, si sono affrettati a dichiarare che nulla hanno a che fare con quanto accaduto ieri, ma proprio Bin Laden, non meno di tre settimane fa, aveva annunciato un attacco senza precedenti all’America. E mentre Saddam Hussein, nemico storico degli Stati Uniti, si dichiarava contento di quanto stesse accadendo negli States, Arafat (che ha condannato l’episodio) ha dovuto fare i conti con la sua popolazione che era scesa in piazza a festeggiare come una vera e propria vittoria la tragedia americana. E in mezzo al confuso scenario medio orientale c’è Israele: il Premier Sharon ora teme più di ogni altro per il suo Paese, visto che quanto accaduto nelle scorse ore non fa che acuire i toni drammatici di una situazione che rischia di esplodere definitivamente da un momento all’altro. E poi ci siamo noi, l’Europa, il vecchio continente, direttamente chiamata in causa da questa situazione sconvolgente, e che dovrà giocare il ruolo di primo alleato degli Stati Uniti. Oggi non sappiamo quello che ci aspetta, ora ci sono sicuramente molte meno certezze rispetto all’immediato passato, l’unica cosa di cui ci siamo dovuti rendere conto è che ci troviamo, nostro malgrado, di fronte ad una minaccia globale resa ancora più inquietante dal fatto che è stata lanciata da un nemico che sta combattendo una guerra che va al di fuori degli schemi convenzionali e che, per questo, ha colto tutti impreparati.

Autore: Alessandro Nardone

Fonte: Il Secolo d’Italia del 14 settembre 2001

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