CASO AVVENIRE E LIBERTA’ DI STAMPA: 10 DOMANDE A D’ALEMA

Ho seguito con molta attenzione la vicenda che ha portato alle dimissioni l’ormai ex Direttore de L’Avvenire, Dino Boffo. Inutile dire che ho apprezzato moltissimo l’ennesima dimostrazione di coraggio da parte del Direttore Feltri e del suo Condirettore Sallusti che si sono presi la briga di pubblicare una notizia che, evidentemente, da tutti gli altri era ritenuta scomoda, troppo scomoda. Tant’è che la sua divulgazione ha scatenato un vero e proprio putiferio. Sì, perché stavolta i mestieranti della morale sono stati letteralmente smascherati e, quindi, colpiti nel vivo. Schiumano rabbia da tutti i pori, e c’è da capirli: scoperchiando il pentolone nel quale da anni rimestavano i trascorsi giudiziari di Boffo, Il Giornale ha dimostrato che questi signori non sono in possesso di alcun titolo per pontificare sui presunti (e sottolineo presunti) difetti morali di Berlusconi. Ma c’è chi non si da per vinto e, nonostante la palese evidenza dei fatti, si ostina a mistificare la realtà, sbraitando scompostamente che il Presidente Berlusconi, difendendosi dai continui e pretestuosi attacchi alla sua persona, stia attentando nientepopodimeno che alla “libertà di stampa”. Uno di questi è l’uomo di maggior peso politico all’interno del PD, Massimo D’Alema che ieri, in un’intervista al CorSera ha affrontato l’argomento esordendo così: “Si è creata una situazione pesante e allarmante: l’episodio del direttore dell’Avvenire segna uno spartiacque: un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni. Al fondo di questa barbarie c’è l’anomalìa italiana”. A questo punto, visto che nell’ultimo periodo va anche di moda, dal nostro piccolo ed insignificante sito internet chiediamo all’Onorevole D’Alema di chiarirci ulteriormente le idee, ponendogli dieci domande, semplici semplici:

1 Onorevole D’Alema, non ritiene che il Dottor Boffo non avrebbe avuto nulla da temere se avesse avuto la fedina penale pulita?

2 Onorevole D’Alema, puo’ affermare, senza timore di essere smentito, che la documentazione pubblicata da Il Giornale sia falsa e che ci troviamo, quindi, effettivamente di fronte ad una “patacca”, come scritto dalla maggior parte degli organi di stampa a Voi notoriamente vicini?

3 Onorevole D’Alema, una volta verificata l’autenticità di tale documentazione e considerata l’entità e la tipologia del reato per cui il Tribunale di Terni lo ha condannato, trova deontologicamente e culturalmente corretto che il Dottor Boffo abbia espresso, dalle colonne del suo giornale, giudizi morali nei confronti del Presidente del Consiglio per fatti attinenti alla sua sfera privata?

4 Onorevole D’Alema, per quale motivo Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare la notizia?

5 Onorevole D’Alema, non crede che affermare, come fa Lei, che Il Giornale non avrebbe dovuto pubblicare una notizia (per altro documentata) costituisca, di fatto, una limitazione della libertà di stampa?

6 Onorevole D’Alema, perché commentando la pubblicazione di atti giudiziari come la condanna di Boffo parla di “episodio allarmante” e, invece, ritiene “un problema vero” i pettegolezzi con i quali, da mesi, gli organi di stampa notoriamente a Lei vicini tentano di screditare il Presidente del Consiglio?

7 Onorevole D’Alema, in merito alle inchieste in cui è stato coinvolto il Suo partito in Puglia ha tentato di minimizzare affermando: “ho l’impressione che vi sia una grande esagerazione. Almeno nei titoli di alcuni giornali”. Ora, perché quando il Presidente Berlusconi si difende da attacchi giornalistici basati non su atti giudiziari, ma sul cosiddetto gossip, lo accusate di voler attentare alla libertà di stampa?

8 Onorevole D’Alema, non le sembra di usare due pesi e due misure attaccando gli organi di stampa quando si occupano di notizie che, oltretutto, si basano su atti giudiziari e non su semplici pettegolezzi, che riguardano il suo partito?

9 Onorevole D’Alema, per avvalorare la Sua tesi secondo cui il Presidente Berlusconi, con le querele, starebbe attentando alla libertà di stampa, ha dichiarato che: “quando sono diventato presidente del Consiglio ho rimesso tutte le querele”. Ci permettiamo, però, di farle notare che la sua nota querela al vignettista Giorgio Forattini (per la quale perse il posto a La Repubblica ed a cui, non contento, chiese un risarcimento di 3 miliardi delle vecchie lire) risale all’ottobre del 1999, quando Lei rivestiva la carica di Presidente del Consiglio e giudicò una vignetta: “Gravemente lesiva della mia reputazione”. Ora, pur tenendo conto che dopo qualche tempo ritirò la querela, non pensa che il comportamento che ha tenuto in quella circostanza non le conferisca alcun titolo per poter dichiarare, riferendosi al caso Avvenire: “Un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni”?

10 Onorevole D’Alema, il 18 luglio scorso, il quotidiano Il Riformista riprese una nostra finta intervista nella quale un personaggio di fantasia dichiarava che: “un noto politico mi propose di candidarmi, in cambio voleva essere sculacciato”, inserendola in un articolo intitolato “Santo e puttaniere”, ovviamente riferito al Presidente Berlusconi. Non crede che il fatto di manipolare a proprio uso e consumo e, quindi, di pubblicare una notizia senza nemmeno verificarne l’attendibilità sia sintomatico di quanto, alcuni organi di stampa a Voi notoriamente vicini, siano disposti a dare credito a chiunque pur di screditare il Presidente Berlusconi?

Alessandro Nardone

7 settembre 2009

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